14/04/2011, 00.00
CINA - INDIA - BRICS
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Il Brics lancia la sfida all’Occidente in finanza e politica estera

Ridistribuzione del potere nella Banca mondiale e nel Fondo Monetario Internazionale, una “ampia riforma” dell’Onu, meccanismi per controllare l’andamento mondiale dei prezzi delle merci. I 5 Paesi Brics vogliono affermare il loro crescente ruolo mondiale, rispetto a Europa ed Usa.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I 5 Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), riuniti per il loro 1mo summit a Sanya (nella cinese isola di Hainan), vogliono porre termine al “monopolio di Europa e Stati Uniti” sui posti di comando nella Banca mondiale e nel Fondo monetario internazionale.

Oggi tutti i leader Brics hanno anche affermato che “va evitato l’uso della violenza” nella gestione delle attuali crisi in Libia e nei Paesi arabi, con una chiara critica della campagna Nato in Libia, seppure non è citata.

La presidente brasiliana Dilma Roussef (nella foto insieme agli altri leader) aveva già spiegato ai giornalisti, il 12 aprile a Pechino, che “il governo di Bm e Fmi non può essere una sistematica rotazione tra Stati Uniti ed Europa”. Secondo fonti dell’agenzia Bloomberg, i Paesi Brics hanno concordato di chiedere che queste istituzioni internazionali siano gestite in accordo con  il nuovo assetto dell’economia mondiale.

I 5 Paesi Brics (il Sudafrica vi partecipa per la 1ma volta) insieme rappresentano il 40% della popolazione mondiale e il 18% del Prodotto interno lordo. Nel 2010 avevano riserve di valuta estera per 3.930 miliardi di dollari, circa un terzo delle riserve mondiali. Ora i loro leader promettono battaglia e in un comunicato congiunto chiedono “una ampia riforma” delle Nazioni Unite “per renderle “più efficaci, efficienti e rappresentative”.

Inoltre criticano la “eccessiva volatilità nei prezzi delle merci, specie per alimenti ed energia, che causano nuovi rischi per l’attuale recupero dell’economia mondiale” e chiedono “un maggior controllo del mercato mondiale dei derivati per le merci” per controllare gli aumenti dei prezzi.

Peraltro queste economie emergenti seguono traiettorie ancora molto diverse e i loro interessi spesso non coincidono. Il Brasile è tra i Paesi che chiedono alla Cina di rivalutare la sua valuta, tenuta bassa in modo artificiale per favorire le esportazioni cinesi. Gli altri Paesi hanno chiesto alla Cina una piena apertura del suo mercato ai prodotti esteri, dalle medicine indiane agli aeroplani brasiliani. A sua volta il Brasile ha in vigore 29 provvedimenti contro l’importazione di prodotti cinesi ritenuti venduti sotto costo grazie ad aiuti statali. Gli altri Paesi hanno chiesto alla Russia di entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio. Il premier indiano Manmohan Singh ha chiesto al presidente cinese Hu Jintao di trovare un modo per ridurre il forte disavanzo negli scambi commerciali, anche consentendo una maggiore importazione della tecnologia e dei farmaci indiani.

Intanto questi Paesi mirano ad accrescere i rapporti bilaterali. Oggi Pechino e New Delhi hanno concordato di ripristinare i rapporti nel settore militare, come pure di aumentare i reciproci rapporti a ogni livello e di cercare di risolvere la questione dei confini, ancora pendente dopo la guerra del 1962, con entrambe le parti che rivendicano territori dell’altro
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