12/03/2012, 00.00
INDONESIA
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Il Consiglio mondiale delle chiese contro le violazioni dei diritti umani a Papua

di Mathias Hariyadi
In un documento i leader chiedono la smilitarizzazione della provincia indonesiana, la liberazione dei detenuti politici e la rimozione del bando alle assemblee pubbliche. Nativi e tribali “emarginati nella loro stessa terra”. L’auto-determinazione unica via per una soluzione pacifica della vicenda. Ma le ricchezze del sottosuolo fanno gola a Jakarta.

Jakarta (AsiaNews) - Il Consiglio mondiale delle chiese (Wcc) denuncia le continue violazioni ai diritti umani nella Papua indonesiana - la "Nuova Guinea Olandese" ai tempi del colonialismo - e chiede a Jakarta di prendere le "misure necessarie" per smilitarizzare l'area, liberare i detenuti politici e rimuovere il bando alle assemblee pacifiche. In un documento diffuso dal movimento per il dialogo interreligioso Interfidei (con base a Yogyakarta), i leader di Wcc raccolgono le proteste dei papuani "per il sottosviluppo" di una regione pur ricca di materie prime e risorse naturali, unito alla mancanza di strutture sanitarie, educazione di base e degrado ambientale. "I papuani - aggiungono i leader cristiani - sono molto preoccupati per la mancanza di opportunità di lavoro a favore delle popolazioni indigene".

Un recente progetto promosso da Jakarta incentiva la migrazione verso Papua, in particolare dalle province di Java e Sulawesi. L'iniziativa ha favorito la nascita di nuove attività economiche, a discapito della perdita di porzioni sempre maggiori di territorio per i nativi e la progressiva erosione della loro identità culturale. Essi diventano sempre più degli "emarginati nella loro stessa terra" e ancora oggi, secondo organizzazioni per i diritti umani, sono vittime di torture, maltrattamenti e arresti arbitrari da parte delle autorità indonesiane.

Nel 2001 le autorità di Jakarta hanno concesso ai locali per legge una "autonomia speciale" per la provincia; tuttavia, una sua applicazione pratica non si è mai concretizzata e le popolazioni indigene continuano a denunciare "trattamenti ingiusti". Ora, il Consiglio mondiale delle chiese (Wcc) ha raccolto le rimostranze e, insieme a esponenti della società civile, chiede la cancellazione della norma e la concessione di un vero e proprio "diritto all'auto-determinazione". Il documento pubblicato da Wcc richiama anche alla memoria la brutale repressione di un'assemblea pacifica nell'ottobre dello scorso anno (cfr. AsiaNews 20/10/2011Il governo indonesiano reprime nel sangue la "secessione" di Papua) e invoca misure urgenti perché vengano ripristinati il diritto e la giustizia, al fine di ottenere "una soluzione pacifica".

Ai tempi del colonialismo, Papua era sotto l'influenza olandese ma non è mai stata "occupata" a livello politico. La provincia orientale dell'Arcipelago indonesiano, un tempo nota come Irian Jaya, è ricca di risorse naturali ed è stata teatro di una violenta campagna militare ai tempi di Sukarno, che ha determinato l'annessione nel 1969 sfruttando una direttiva temporanea delle Nazioni Unite. Il pugno di ferro usato dal regime di Suharto fra il 1967 e il 1998 e la massiccia invasione di multinazionali straniere e compagnie indonesiane hanno favorito la nascita di un movimento separatista. L'attuale denominazione di Papua è stata sancita nel 2002 dall'ex presidente Abdurrahman Wahid.

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