05/03/2011, 00.00
INDONESIA
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Jakarta, musulmani moderati e attivisti in difesa degli ahmadi

di Mathias Hariyadi
Altre province dell’arcipelago hanno messo al bando la setta considerata “eretica”. Dopo East e West Java, anche East Borneo, West Jakarta e South Sulawesi negano la pratica del culto. Il Nahdlatul Ulama difende gli ahmadi e prcisa: deviazioni della dottrina non possono giustificare le violenze.
Jakarta (AsiaNews) – Il Nahdlatul Ulama (NU) – la più importante e numerosa organizzazione musulmana moderata – e diversi gruppi pro-diritti umani indonesiani lanciano una campagna di solidarietà verso gli ahmadi. Banditi da alcuni governi provinciali, vittime di violenze e omicidi mirati di estremisti islamici con il governo e la polizia inerti se non complici, essi sono bollati come “nemici pubblici” da una fetta consistente della società. Per questo l’ala moderata del Paese intende manifestare loro sostegno e aiuto, mentre continuano abusi e vessazioni.

Negli ultimi giorni diversi distretti indonesiani fra cui Samarinda nella provincia di East Borneo, a Bogor nel West Jakarta e nella provincia di South Sulawesi le autorità locali hanno bandito gli ahmadi. La setta è considerata eretica in molti Paesi a maggioranza musulmana – come il Pakistan – perché non riconosce Maometto come ultimo profeta. In precedenza le province di East e West Java avevano emesso un decreto che proibiva ai fedeli di pregare in moschea e nei luoghi pubblici.

In tutta l’Indonesia vi sono circa 200mila ahmadi che vivono in condizioni di continuo pericolo. E la persecuzione contro i fedeli non si concretizza solo con assalti e omicidi, ma anche per via giudiziaria. Ieri la polizia ha aperto un fascicolo di indagine a carico di Deden, un fedele ahmadi, perché sospettato di coinvolgimento nelle violenze di Cikeusik. Una folla composta da migliaia di estremisti ha assaltato una comunità ahmadi, ammazzando tre persone. Ora gli inquirenti indagano sulle vittime delle violenze.

A favore della comunità ahmadi si schierano il Nahdlatul Ulama (NU) e diversi gruppi di attivisti indonesiani, che non risparmiano critiche anche al presidente Susilo Bambang Yudhoyono perché promette molto a parole, ma mantiene poco o nulla nei fatti. Nell’East Java un gruppo musulmano liberale chiamato Anti Discrimination Islamic Networking (JIAD) invita le autorità provinciali a ritirare il decreto di bando verso i fedeli, perché esso può venire “manipolato” dagli estremisti e diventare causa di nuove violenze. A Samarinda, nell’East Borneo, un gruppo locale ha promosso un dibattito pubblico per appianare i conflitti sociali.

La presa di posizione più significativa a favore degli ahmadi arriva però dal NU. In un comunicato ufficiale il presidente Agil Siradj smentisce quanto pubblicato dall’agenzia di stampa Antara, secondo cui il movimento avrebbe invitato l’esecutivo a prendere provvedimenti contro la setta “eretica”. “La notizia non è precisa – afferma Siradj – e l’agenzia di informazione ha riconosciuto il proprio errore”. Il leader NU sottolinea infine che, sebbene il culto ahmadi non sia in linea con la dottrina islamica, questo non deve diventare pretesto per “scatenare violenti attacchi nei loro confronti”. 

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