14/02/2012, 00.00
SIRIA
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La guerra civile siriana, tra le vie di Homs e il Palazzo di vetro

Continua l’attacco contro la terza città del Paese, da dieci giorni sotto i bombardamenti. L’Alto commissario per i diritti umani: “verosibilmente commessi crimini contro l’umanità”. Davanti al fallimento della sua proposta di inviare caschi blu, la Lega araba promuove un voto dell’assemblea dell’Onu. Per Al Jazeera non è vero che tutti i cristiani sono con Assad.
Beirut (AsiaNews) – Continua l’attacco dell’esercito siriano che tenta di togliere ai ribelli il controllo di Homs, da dieci giorni sottoposta a bombardamenti. Va avanti di pari passo la lotta mediatica, con il mondo sunnita e l’Occidente contro Bashar al-Assad (oggi c’è un disertore che accusa la sicurezza siriana di far uso di gas) e il regime che torna a denunciare infiltrazioni di quadisti. Ma continua anche l’altra battaglia, senza morti e feriti, ma forse più decisiva, tra le diplomazie.

Se, infatti, è destinata a fallire la proposta della Lega Araba, appoggiata da Usa ed Europa, per l’invio di caschi blu in Siria, appare destinata al successo un’altra iniziativa della stessa organizzazione: sottoporre all’assemblea generale dell’Onu un testo praticamente identico a quello che in Consiglio di sicurezza è stato bloccato il 4 febbraio dal veto di Russia e Cina. Il voto dell’assemblea, probabilmente verso la fine della setttimana e sicuramente favorevole, non ha carattere vincolante per gli Stati, ma ha un peso politico tutt’altro che indifferente.

Che sia in tale prospettiva o che sia per il peso economico della Lega araba, Russia e Cina sembrano cercare di riposizionarsi rispetto al veto. Così Pechino ha diffuso oggi una nota nella quale si parla di una missione del ministro degli esteri Li Huaxin alla Lega araba, “per spiegare la posizione cinese ai Paesi arabi e ascoltare le loro opinioni”. Da parte sua il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, dopo aver sostenuto che ci deve essere un cessate il fuoco prima che possano essere inviati i caschi blu, ha ammesso che il timore di Mosca è una risoluzione “equivoca” come quella sulla Libia, che ha permesso un intervento militare contro il regime.

L’assemblea dell’Onu ha intanto ascoltato ieri una relazione dell’Alto commissario per i diritti dell’uomo, Navi Pillar, secondo la quale “la natura e le dimensioni degli abusi commessi dalle forze siriane indicanoo che verosibilmente sono stati commessi crimini contro l’umanità”: La Pillay ha parlato di “informazioni indipendenti e credibili”su “una campagna sistematica e di vaste proporzioni contro i civili”.

Significativo degli umori dell’assemblea dell’Onu il fatto che contro l’intervento della Pillay si è schierato l’ambasciatore siriano – che ha portato questioni procedurali per impedirle di parlare – appoggiato solo da Iran e Corea del nord. Bashar Jaafari, in un successivo intervento, ha respinto le accuse sostenendo che erano stati sentiti solo persone appartenenti all’opposizione e ai gruppi armati e denunciando l’infiltrazione in Siria di elementi di Al Qaeda provenienti da Iraq, Libano e Libia.

Tornando ai campi di battaglia, oggi il libanese L’Orient Le Jour riporta la testomonianza di un giovane medico siriano, il quale racconta che i sanitari che sono disposti a curare anche i rivoltosi sono “un obiettivo” della sicurezza governativa e che gli ospedali sono un bersaglio privilegiato dei bombardamenti, tanto che egli fa parte di un gruppo di 25 medici “ambulanti” che “fanno a nascondino” con gli agenti e che preferiscono intervenire in dispensari improvvisati, piuttosto che nei nosocomi.

Una corrispondenza di Al Jazera da Homs, infine, contesta l’affermazione per la quale i cristiani sono tutti a difesa di Assad. “Sta evidentemente crescendo – ha affermato - il numero di cristiani e alawiti che si sono uniti agli insorti e che accusano il governo di tentare di sollevare conflitti religiosi per restare al potere”. (PD)
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