18/02/2020, 12.35
CINA
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Li Wenliang, il medico martire del coronavirus non era cristiano

I primi a diffondere la voce sulla sua conversione sono stati dei siti protestanti. Ma a Wuhan le comunità cristiane non lo confermano. Era però inserito in una chat dove si parlava di cristianesimo. Forse è un “ricercatore della fede”. Domandare libertà di parola e libertà di religione sono il modo giusto per onorarlo.

Roma (AsiaNews) – Da diversi giorni circolano sul web articoli a proposito della fede cristiana di Li Wenliang, il medico oftalmico di Wuhan che per primo ha dato l’allarme del coronavirus (in dicembre), ma è stato zittito e minacciato dalla polizia e minacciato di licenziamento dalle autorità dell’ospedale. Su internet gira anche una specie di “testamento” che egli avrebbe diffuso prima di morire, in cui egli cita perfino san Paolo, dicendo di aver “combattuto la buona battaglia” e aver conservato la fede.

Secondo fonti di AsiaNews a Wuhan, Li Wenliang non era cristiano, sebbene partecipasse a una chat di cristiani protestanti. Con tutte le difficoltà attuali, dato l’isolamento in cui è costretta la città, possiamo dice che nessun pastore di Wuhan, o parroco, ha confermato che il coraggioso “eroe del quotidiano” sia stato battezzato.

Un giornale protestante cinese, il “China Christian Daily” del 12 febbraio scorso a firma di Yan Yile, ricostruisce il modo in cui Li Wenliang è “diventato cristiano”. Sulle piattaforme internet si è cominciato a onorare il medico, ucciso dalla malattia che egli aveva denunciato, e si è finiti per esaltare questo suo sacrificio come “cristiano”. Anche il “testamento” che a tutt’oggi viene spacciato come scritto da lui in punto di morte, è in realtà un componimento poetico scritto in suo onore da altri che hanno immaginato i suoi pensieri. Ma non è di suo pugno.

In seguito, la piattaforma da cui è iniziata la voce sulla sua fede, ha corretto le sue definizioni e ha iniziato a parlare di lui come “un ricercatore della fede”.

Anche se Li Wenliang non è cristiano, non possiamo non ammirare il suo coraggio e il suo sacrificio. E il modo migliore per onorarlo è duplice: quello di chiedere – come fanno tanti intellettuali e accademici cinesi, di garantire la libertà di parola alla Cina e di domandare la libertà di religione per tutti, così strettamente legata alla libertà di parola. (B.C.)

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