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  • » 22/12/2016, 12.01

    INDIA

    Manipur, coprifuoco dopo l’attacco a due chiese. Minaccia ai cristiani: Non festeggiate il Natale



    Il governo vuole creare nuovi distretti nelle aree abitate da secoli da tribali Naga e Kukis, cristiani. Il consiglio dei tribali ha bloccato le merci nello Stato. La maggioranza indù si è ribellata e ha aggredito due chiese battiste. La Chiesa locale lavora per il dialogo e una soluzione ponderata.

    Imphal (AsiaNews) – A Imphal, capitale dello Stato indiano del Manipur, è scattato il coprifuoco dopo l’attacco a due chiese battiste e la minaccia a non festeggiare il Natale. L’aggressione ai luoghi di culto è stata l’apice di violenze e tensioni in corso da quasi un mese, in seguito alla decisione del governo locale di creare sette nuovi distretti nelle Naga Hills, una zona abitata in prevalenza da popolazioni tribali di etnia Naga e Kukis, di religione cristiana. Ad AsiaNews fonti locali spiegano che non si tratta di una questione religiosa, quanto piuttosto di una diatriba politica e territoriale che alla fine è sfociata negli attacchi alle chiese, perpetrati dal gruppo di maggioranza Meiteis, di religione indù.

    Nel tentativo di riportare la pace, è intervenuto il Joint Peace Mission Team dell’India del Nord-est (Jpmt). “Ci appelliamo alla buona volontà di tutti i gruppi e le comunità convolte – dice la loro dichiarazione –, affinchè evitino ogni comportamento che aggravi la situazione. Chiediamo ai rappresentanti di instaurare un dialogo serio ed esplorare vie di comprensione che portino al bene duraturo di Manipur e delle comunità che qui risiedono”.

    La vicenda ha origine all’inizio di novembre, quando il governo ha decretato una nuova suddivisione territoriale, intaccando i territori esentasse (perché abitati da tribali) del complesso montuoso di Naga Hills. Dal canto loro, i tribali riuniti nello United Naga Council (Unc) hanno eretto barricate su due autostrade che riforniscono tutto lo Stato di beni e merci.

    La situazione è precipitata lo scorso 15 dicembre, durante l’inaugurazione del nuovo distretto di Lokchow. I militanti tribali del National Socialist Council of Nagaland hanno attaccato la stazione di polizia di Manipur, provocando la morte di tre poliziotti e il ferimento di altre 14 persone.

    Nei giorni successivi attorno alla capitale è esplosa la guerriglia, con automobili date alle fiamme e ordigni rudimentali fatti detonare nelle strade. Infine il 17 dicembre è avvenuto l’attacco contro due chiese: la Manipur Baptist Church è stata vandalizzata e presa a sassate; la Tangkhul Baptist Church minacciata di essere bruciata se all’interno si fossero svolte le preghiere.

    Gli aggressori, uomini e donne Meiteis, hanno anche lasciato una scritta sul muro di recinzione della chiesa di Manipur: “A nessuno è concesso di onorare e celebrare il Natale, senza un permesso preventivo”.

    Per scongiurare nuove violenze, l’amministrazione statale ha imposto il coprifuoco nella capitale e ha sospeso le comunicazioni dei cellulari. Il blocco rimarrà in vigore almeno fino a Natale. Oggi è intervenuto anche il governo dell’Unione indiana, inviando 4mila uomini delle truppe paramilitari a presidiare le strade e sedare le tensioni tra i gruppi etnici.

    Il rev. Solomon Rongpi, co-presidente del gruppo cristiano del Jpmt e segretario generale della Chiesa battista, esprime preoccupazione per “i problemi reali che affliggono le comunità” e chiede una “gestione attenta” della questione.

    Grazie allo sforzo di pacificazione dei cristiani, ieri è avvenuto un incontro tra Naga, Kukis e Meiteis. Testimoni riportano che l’incontro è stato positivo e sperano per una risoluzione tempestiva. Mons. Thomas Menamparampil, arcivescovo emerito di Guwahati e co-presidente del Jpmt, afferma: “Abbiamo invitato tutti a riflettere e dialogare per una soluzione ponderata. Continuiamo a pregare per Manipur”.

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