14/12/2017, 15.38
INDIA
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Missionario di Madre Teresa: Natale, gioia della presenza di Dio anche nel martirio

di Yesudas*

Mettere in pratica l’invito di papa Francesco “Non amiamo a parole ma con i fatti”. L’esempio delle quattro missionarie uccise ad Aden, in Yemen, dagli estremisti. “La fede e fiducia nell’amore di Dio che è più grande di tutte le forze aggressive del mondo le hanno trasformate da vittime del buio a figlie della luce”.

Calcutta (AsiaNews) – Il Natale sia “gioia della presenza di Dio” persino nel momento del martirio. È quanto augura a tutti gli amici fratel Yesudas, missionario della Carità, l’ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta. Nella sua lettera di Natale – che presentiamo in maniera integrale – egli riporta il profondo esempio di fede nel Signore delle quattro missionarie assassinate nel 2016 ad Aden in Yemen, per mano di presunti qaedisti. Cita una lettera scritta appena due mesi prima di morire da una delle suore trucidate, in cui lei affida se stessa a Gesù, e gli rivolge solo una richiesta: “Oh Signore, se il tuo volere è che noi veniamo a te in questa guerra, ti prego, non fare che io venga a te senza di te”. Di seguito il testo (traduzione a cura di AsiaNews).

Cari amici,

il 19 novembre scorso, nella prima Giornata mondiale per i poveri, ero seduto nell’aeroporto Queen Alia di Amman in attesa del mio volo di ritorno per Calcutta. Ero esausto, dopo 18 giorni di frenetico programma in Giordania. Ma il messaggio di papa Francesco – “Non amiamo a parole ma con i fatti” – mi rincorreva fin dal mattino. Ho avuto qualche scorcio dei semi di amore, gioia e compassione di Dio. È un segreto che ho scoperto a Karuna Bhavan, e ancora di più nei giorni in Giordania. È il segreto dei semi di Dio, la sua presenza tra di noi. Io credo che il Natale non sia solo una celebrazione di parole, ma del seme di Dio in noi e con noi. Una meravigliosa presenza di Dio resa presente per sempre. La gioia di questa presenza è ciò che voglio augurare a tutti voi per Natale e il Nuovo Anno.

Mentre sedevo indisturbato in aeroporto, ho fatto pochi profondi respiri e sgomberato la mia mente da tutti i pensieri e le tensioni. Poi ho contemplato i volti delle Missionarie della Carità, che erano venute al programma in Giordania da Paesi teatro di guerra in Medio Oriente – Gaza, Iraq, Damasco e Aleppo in Siria, Libano e Yemen. Quei volti non erano vittime passive di circostanze esterne, quei volti erano colmi di gioia e sorriso. Ero commosso dalla palpabile gioia sui volti di ogni suora.

Mi sono domandato quale fosse il segreto della loro gioia in quelle situazioni tremende e spaventose. Ero anche sorpreso nel vedere la presenza calda, calma e rammentata di suor Sally mc, l’unica sopravvissuta al massacro di Aden in Yemen da parte di militanti islamici [durante il quale è stato rapito p. Tom Uzhunnalil, poi liberato a settembre di quest’anno – ndr]. Sr Sally è stata testimone del sangue versato di quattro suore della sua comunità e di altre 12 persone nella casa per i poveri e visto i corpi senza vita di tutti. Da lei ho potuto sentire che si aggrappava a quel dolore con grande fede, si arrendeva e confessava “Dio è con noi” e “la nostra Vergine mi ha coperto e in questo modo loro non hanno potuto vedermi, nonostante fossero venuti per tre volte nella stanza dove io mi nascondevo dietro la porta. Io potevo vedere loro, ma loro non potevano vedere me”.

Suor Sally ha un animo generoso. È libera da ogni odio o rancore nei confronti di quei militanti islamici che hanno devastato la sua comunità e ucciso le sue consorelle e gli aiutanti. Mi ha detto: “Ero in piedi dietro la porta e pregavo per loro. Sono persone come noi, hanno bisogno della nostra preghiera e meritano il nostro perdono e compassione”.

Cos’è che rende gioiose queste suore che vivono nel pieno di ostilità, odio, pesanti bombardamenti e sparatorie, vetri rotti nelle loro case e altre distruzioni? È un mistero. La loro gioia non proviene dall’ottimismo sul fatto che la guerra che prima o poi finirà, le ferite che saranno guarite, la paura svanirà e la sofferenza avrà termine. La loro gioia non deriva da previsioni positive della situazione in cui vivono. La loro gioia viene dalla speranza che consente loro di vivere nel presente con la profonda fiducia che Dio mai le abbandonerà, ma esaudirà anche i desideri più profondi del loro cuore. La gioia e la speranza non sono mai disgiunte. Esse sono radicate nell’intimo rapporto con Gesù. La loro gioia nella presenza di Dio [permane] anche quando le loro volontà non sono realizzate.

Mi è capitato di leggere una lettera scritta da una delle suore, due mesi prima di venire assassinata ad Aden dagli estremisti islamici. Scrive: “Ho messo la mia vita nelle mani di Dio e da quel momento ero pronta a morire in qualsiasi istante. Le paure mi hanno abbandonato; ho sentito che la mia fede in lui cresceva e si rafforzava. Gli ho parlato senza timore: ‘Gesù, so che niente accade nella vita senza la tua sapienza. Tu doni la vita e la forza sia a colui che fa la guerra sia a colui che fa il bene e crede in te. Ora siamo nel mezzo di questa guerra malvagia e in una nazione che non crede in te come Figlio di Dio, ma come un profeta. Credo che non esiste male al di sopra del tuo potere. Reclamo il tuo sangue prezioso su questa nazione e su coloro che non ti riconoscono come Figlio di Dio. Imploro la potente benedizione del tuo sangue su di noi, e su tutte le persone povere che sono qui, e la materna protezione della tua santissima Madre e nostra madre. Oh Signore, se il tuo volere è che noi veniamo a te in questa guerra, ti prego, non fare che io (o noi) venga a te senza di te. Non voglio separarmi da te. Rimuovi tutte le paure da ognuna delle mie sorelle, proteggici con il tuo potere e colmaci della tua pace e dello Spirito Santo’”.

La sua fede e fiducia nell’amore di Dio che è più grande di tutte le forze aggressive del mondo l’hanno trasformata da vittima del buio a figlia della luce. Così lei è rimasta con i più poveri tra i poveri e li ha serviti fino alla fine. L’amore non a parole ma con i fatti.

La nostra vita a Karuna Bhavan è una lotta, ma anche nella lotta c’è gioia. I fratelli vivono con persone che richiedono attenzioni creando drammi, giocando a fare le vittime e reclamando costantemente amore e simpatia. Alcuni diventano così aggressivi, altri vivono nella paura e non proferiscono parola ed emanano le ombre oscure della propria vita su di noi. Ciò che ci fa stare davvero in mezzo a loro è la nostra fede. Crediamo di essere chiamati a prendere coscienza dell’angoscia e a sentire la nostra stessa inadeguatezza che solo Dio può superare [così come] la sofferenza del nostro popolo. Noi possiamo solo offrire la presenza di Gesù Cristo per mezzo del quale noi siamo con queste persone sofferenti e loro con noi.

Sappiamo che dobbiamo permettere a Dio di muoversi dentro e attraverso di noi. A Natale Dio viene da noi a mani vuote ma pieno di amore per fare il suo disegno in noi. Lasciate che le celebrazioni del Natale vi riempiano con la bellezza del disegno divino, in modo che il Nuovo Anno possa rendervi in grado di portare ad altri il disegno di Dio e riempire di gioia la vostra vita e quella degli altri.

*missionario della Carità, vive al Karuna Bhavan (santuario di pace) di Calcutta

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