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    » 03/08/2012, 00.00

    SIRIA - ONU

    Onu diviso: Kofi Annan si dimette, cresce la guerra in Siria



    Per l'ex segretario dell'Onu non c'è collaborazione da parte del governo siriano e da parte dell'opposizione. Ma soprattutto vi è divisione nel Consiglio di sicurezza e nella comunità internazionale con accuse reciproche e appoggi di parte. Ieri sono state uccise 130 persone in conflitti che hanno coinvolto anche Damasco ed Aleppo. Oggi la Lega araba propone una risoluzione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite per criticare le minacce della Siria sull'uso di armi chimiche. L'escalation militare di Damasco e dei ribelli sostenuta dagli stessi Paesi del Consiglio di sicurezza.

    Ginevra (AsiaNews) - Kofi Annan, ex segretario generale dell'Onu si è dimesso dal suo posto di inviato alla ricerca di un cessate-il-fuoco in Siria, accusando un diviso Consiglio di sicurezza e una crescente militarizzazione del conflitto.

    In una conferenza stampa, Annan ha parlato di "una chiara mancanza di unità" nel Consiglio di sicurezza, che ha continuato a "puntare il dito e ad offendersi" reciprocamente, mentre sul terreno hanno dominato "l'intransigenza del governo siriano" e "una crescente campagna militare dell'opposizione".

    Annan era stato nominato sei mesi fa inviato speciale dell'Onu e della Lega araba per cercare una soluzione pacifica alle tensioni in Siria che, iniziate con manifestazioni pacifiche nel marzo 2011, si sono trasformate via via in una guerra civile.

    La proposta dell'ex segretario Onu si basava sull'attuazione di un cessate-il-fuoco da entrambe le parti e sull'avvio di una transizione politica. Nessuna delle due condizioni si è attuata.

    Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno di continuo lavorato per porre sanzioni contro Assad, chiedendone la caduta; Cina e Russia vi hanno sempre resistito; Arabia saudita e Qatar hanno armato sempre più le opposizioni e i guerriglieri; l'Iran ha promesso di essere sempre al fianco della Siria.

    Kofi Annan ha dichiarato che i problemi della Siria si sono "accresciuti per la divisione della comunità internazionale". "Mentre il popolo siriano ha bisogno urgente di azione, si continua a puntare il dito ed accusarsi [reciprocamente] nel Consiglio di sicurezza".

    "La Siria - ha aggiunto - può essere salvata dalla peggiore calamità se la comunità internazionale può mostrare il coraggio e la leadership necessaria a un compromesso sui loro interessi di parte per il bene del popolo siriano, per gli uomini, le donne e i bambini che hanno già sofferto troppo".

    All'annuncio delle dimissioni di Annan, che diventano effettive dal 31 agosto, Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno cominciato proprio a puntare il dito reciprocamente per addossare all'altro la colpa del fallimento.

    Vitaly Churkin, ambasciatore russo all'Onu ha accusato i "poteri occidentali" che hanno bloccato "proposte bilanciate e ragionevoli"; la Casa Bianca afferma che la colpa è di Russia e Cina che non hanno appoggiato "risoluzioni significative contro Assad"; William Hague, ministro britannico degli esteri, insieme alla Francia, hanno criticato "i veti" posti da Russia e Cina.

    La Siria ha espresso dispiacere per le dimissioni di Annan.

    Quest'oggi in un tentativo disperato di tenere viva la diplomazia, la Lega araba chiederà un voto all'Assemblea generale dell'Onu per "esprimere la profonda preoccupazione sulla minaccia delle autorità siriane di usare armi chimiche e biologiche". La Russia ha già detto che non voterà la risoluzione perché "troppo di parte". Anche se la risoluzione passa, essa non ha valore vincolante.

    Intanto, la situazione sul terreno è sempre più disperata. Secondo il Comitato di coordinamento locale, ieri in Siria sono state uccise 130 persone, anche nelle due grandi città di Damasco e Aleppo. Secondo attivisti anti-Assad, in 17 mesi di rivolte sono morti più di 20mila persone, in maggioranza civili.

    Mentre si discute su una maggiore unità della comunità internazionale, Arabia saudita e Qatar aumentano il loro sostegno economico ai ribelli; Gran Bretagna e Francia offrono loro strumenti di comunicazione per la guerra; gli Stati Uniti offrono 25 milioni di dollari per un sostegno "non letale" all'opposizione; la Russia vende armi alla Siria.

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