19/04/2020, 11.32
VATICANO
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Papa: La Divina misericordia non abbandona chi rimane indietro. Attenti al virus dell’egoismo indifferente

Papa Francesco celebra la messa nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, in forma privata, a causa della quarantena imposta dalla pandemia. La Festa della Divina Misericordia è stata istituita 20 anni fa da Giovanni Paolo II. “Il Signore attende che gli portiamo le nostre miserie, per farci scoprire la sua misericordia”. Nel tempo della pandemia, il rischio è “dimenticare chi è rimasto indietro”. “E’ tempo di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità!”. “Non pensiamo solo ai nostri interessi, agli interessi di parte”. “Senza una visione d’insieme non ci sarà futuro per nessuno”. Gli auguri di Pasqua alle Chiese ortodosse.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La Divina Misericordia “non abbandona chi rimane indietro”, come l’apostolo Tommaso. Così oggi, nella “lenta e faticosa ripresa dalla pandemia”, “il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente”, in cui “si arriva a selezionare le persone, a scartare i poveri, a immolare chi sta indietro sull’altare del progresso”.

Papa Francesco ha legato così la Festa della Divina Misericordia, che si celebra oggi, seconda domenica di Pasqua, con gli eventi legati all’epidemia di coronavirus e al tentativo di far ripartire la società e l’economia, dopo lunghi periodi di quarantena che stanno mettendo a dura prova le prospettive di ricchezza e lavoro nella comunità mondiale.

La Festa della Divina Misericordia è stata istituita 20 anni fa da Giovanni Paolo II, in seguito alla canonizzazione di suor Faustina Kowalska. Il papa polacco volle anche che la chiesa del S. Spirito in Sassia, a poche centinaia di metri dalla basilica di san Pietro, divenisse la chiesa della Divina Misericordia. Proprio qui, oggi, papa Francesco ha voluto celebrare messa, sempre in streaming e senza popolo, a causa della quarantena attuata per l’emergenza pandemia.

Nell’omelia, il pontefice ha anzitutto parlato della misericordia che rialza il discepolo. Riferendosi all’apostolo Tommaso, che non credeva alla resurrezione di Gesù ed era assente dal cenacolo (cfr Giovanni 20, 19-31), egli ha detto: “La risurrezione del discepolo inizia da qui, da questa misericordia fedele e paziente, dalla scoperta che Dio non si stanca di tenderci la mano per rialzarci dalle nostre cadute. Egli vuole che lo vediamo così: non come un padrone con cui dobbiamo regolare i conti, ma come il nostro Papà che ci rialza sempre… E tu puoi obiettare: ‘Ma io non smetto mai di cadere!’. Il Signore lo sa ed è sempre pronto a risollevarti. Egli non vuole che ripensiamo continuamente alle nostre cadute, ma che guardiamo a Lui, che nelle cadute vede dei figli da rialzare, nelle miserie vede dei figli da amare con misericordia”.

Il papa ha ricordato un episodio della vita di santa Faustina, in cui Gesù le chiede di dare a Lui tutto, anche la sua “miseria”. “Anche noi – ha aggiunto - possiamo chiederci: ‘Ho dato la mia miseria al Signore? Gli ho mostrato le mie cadute perché mi rialzi?’. Oppure c’è qualcosa che tengo ancora dentro di me? Un peccato, un rimorso del passato, una ferita che ho dentro, un rancore verso qualcuno, un’idea su una determinata persona... Il Signore attende che gli portiamo le nostre miserie, per farci scoprire la sua misericordia”.

Il pontefice ha poi tratto alcune conseguenze legate alla presente situazione: “Cari fratelli e sorelle, nella prova che stiamo attraversando, anche noi, come Tommaso, con i nostri timori e i nostri dubbi, ci siamo ritrovati fragili. Abbiamo bisogno del Signore, che vede in noi, al di là delle nostre fragilità, una bellezza insopprimibile”.

“In questa festa della Divina Misericordia l’annuncio più bello giunge attraverso il discepolo arrivato più tardi. Mancava solo lui, Tommaso. Ma il Signore lo ha atteso. La misericordia non abbandona chi rimane indietro. Ora, mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua proprio questo pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente… Quel che sta accadendo ci scuota dentro: è tempo di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità! Impariamo dalla comunità cristiana delle origini, descritta nel libro degli Atti degli Apostoli. Aveva ricevuto misericordia e viveva con misericordia: «Tutti i credenti avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,44-45). Non è ideologia, è cristianesimo”.

“Santa Faustina, dopo aver incontrato Gesù, scrisse: «In un’anima sofferente dobbiamo vedere Gesù Crocifisso e non un parassita e un peso... [Signore], ci dai la possibilità di esercitarci nelle opere di misericordia e noi ci esercitiamo nei giudizi» (Diario, 6 settembre 1937). Lei stessa, però, un giorno si lamentò con Gesù che, ad esser misericordiosi, si passa per ingenui. Disse: «Signore, abusano spesso della mia bontà». E Gesù: «Non importa, figlia mia, non te ne curare, tu sii sempre misericordiosa con tutti» (24 dicembre 1937). Con tutti: non pensiamo solo ai nostri interessi, agli interessi di parte. Cogliamo questa prova come un’opportunità per preparare il domani di tutti. Perché senza una visione d’insieme non ci sarà futuro per nessuno”.

Dopo la comunione, prima di recitare l’antifona mariana del Regina Caeli, Francesco ha ribadito che “l’amore compassionevole tra di noi e verso tutti” non è “pietismo, non assistenzialismo, ma compassione, che viene dal cuore. E la misericordia divina viene dal Cuore di Cristo, di Cristo Risorto”. “La misericordia cristiana – ha aggiunto - ispiri anche la giusta condivisione tra le nazioni e le loro istituzioni, per affrontare la crisi attuale in maniera solidale”.

Ricordando poi che oggi si celebra la Pasqua ortodossa (secondo il calendario giuliano), egli ha detto: “Formulo l’augurio ai fratelli e alle sorelle delle Chiese d’oriente che oggi celebrano la Festa di Pasqua. Insieme annunciamo: «Davvero il Signore è risorto!» (Lc 24,34). Soprattutto in questo tempo di prova, sentiamo quale grande dono è la speranza che nasce dall’essere risorti con Cristo! In particolare, mi rallegro con le comunità cattoliche orientali che, per motivi ecumenici, celebrano la Pasqua insieme con quelle ortodosse: questa fraternità sia di conforto là dove i cristiani sono una piccola minoranza”.

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