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  • » 13/08/2014, 00.00

    IRAQ

    Patriarca di Baghdad: Usa, Ue e Lega araba devono ripulire la piana di Ninive dagli islamisti

    Louis Raphael I Sako *

    Mar Sako auspica un intervento congiunto per annientare la minaccia islamista e “aiutare gli sfollati” cristiani, yazidi e sciiti a tornare nei villaggi di origine. Gli sforzi internazionali sinora profusi “sono insufficienti” e non si può contare su un governo centrale “in via di formazione”. Profondo dolore per la migrazione continua di fedeli, a rischio il “patrimonio” cristiano d’Iraq.

    Baghdad (AsiaNews) - Stati Uniti, Unione europea e Lega araba hanno il dovere di "ripulire la piana di Ninive da tutti i miliziani jihadisti" e aiutare i cristiani (ma anche yazidi e sciiti) "a ritornare ai loro villaggi di origine e ricostruire le proprie vite". È quanto afferma il Patriarca caldeo Louis Raphael I Sako, in appello - inviato ad AsiaNews - in cui chiede di "salvare la piana di Ninive dai jihadisti e assicurare la protezione internazionale". La nota molto ferma è stata redatto "con il consenso unanime" dei vescovi di Mosul, delle varie chiese e denominazioni cristiane. 

    In questi giorni il Patriarcato in Iraq si sta spostando "da Baghdad a Erbil", nel Kurdistan irakeno, per seguire più da vicino "la situazione delle famiglie di sfollati" per i quali "tutti i vescovi stanno facendo del loro meglio". Sulle spalle dei cristiani, avverte Mar Sako, si sta consumando un dramma di "velocità impressionante" e "non si vedono all'orizzonte segnali di una soluzione rapida". Egli auspica l'intervento deciso della comunità internazionale, in attesa della formazione di un nuovo esecutivo a Baghdad che sappia agire in coordinamento con le autorità curde per sventare la minaccia estremista.
    Ecco, di seguito, la lettera-appello del Patriarca caldeo inviata ad AsiaNews
    :

    Il dramma che si consuma con velocità impressionate ai danni delle famiglie di sfollati nel nord dell'Iraq spinge ciascuno di noi ad agire, mentre non si vedono all'orizzonte segnali di una soluzione rapida per il destino di oltre 100mila persone; si tratta di profughi che hanno abbandonato i 13 villaggi della piana di Ninive, per trovare riparo in città e villaggi più a nord e che da almeno sette giorni cercano di sopravvivere alla meglio in parchi e luoghi pubblici. 

    Sotto il profilo umanitario e spirituale, le circostante attuali non possono essere considerate accettabili per questo popolo di esiliati; intanto, le sofferenze aumentano e gli sforzi internazionali messi in campo per alleviare il loro dolore sono del tutto insufficienti. 

    Ad oggi non è possibile contare sul governo centrale, che è in via di formazione attraverso un procedimento che deve affrontare e superare momenti difficili. Oltretutto, al nuovo esecutivo sarà necessario un certo margine di tempo per riportare la pace e l'ordine nel Paese. 

    Per questo, prima che la dura e straziante realtà si accanisca su queste famiglie, gli Stati Uniti d'America, anche a causa del loro prolungato coinvolgimento nelle vicende irakene, l'Unione europea, e la Lega araba hanno la responsabilità di agire in modo rapido per una soluzione. Essi devono ripulire la piana di Ninive da tutti i miliziani jihadisti e aiutare queste famiglie di sfollati a ritornare ai loro villaggi di origine e ricostruire le proprie vite; essi devono poter mantenere e praticare in modo libero la loro religione, la propria cultura e tradizioni mediante una Campagna internazionale, che sia attiva ed efficace, fino a che il governo centrale e il governo regionale curdo non entrino in carica e siano in grado di occuparsene in prima persona. 

    Mi addolora nel profondo il pensiero che una loro migrazione [all'estero] sia una valida alternativa. E se la situazione non cambia, il mondo dovrà assumersi la responsabilità di un lento genocidio di un'intera e autentica componente della società irakena, della perdita del suo patrimonio e della sua cultura secolare. Di cui lo Stato islamico sta cercando di eliminarne ogni traccia!

    Questa lettera è stata redatta con il consenso unanime dei vescovi di Mosul, di tutte le chiese. 

    * Patriarca caldeo di Baghdad e presidente della Conferenza episcopale irakena

     

     

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