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  • » 16/03/2017, 14.47

    SRI LANKA

    Sri Lanka: san Giuseppe Vaz, pioniere del dialogo interreligioso e del valore dei laici

    Melani Manel Perera

    Il 2017 è l’Anno dedicato all’Apostolo dello Sri Lanka. Di origini indiane, nel 1687 è approdato nell’isola durante la persecuzione dei calvinisti olandesi. A quel tempo non c’erano sacerdoti. Una congregazione religiosa per formare missionari; l’impegno tra i poveri e i malati; la spinta verso il dialogo con le altre denominazioni; la leadership dei laici.

    Colombo (AsiaNews) – San Giuseppe Vaz è stato “un precursore del Concilio Vaticano II, sostenendo il dialogo interreligioso e il valore dei laici”; egli “fu un uomo di fede e di preghiera”, un “uomo che aveva una visione ma anche un piano chiaro per la Chiesa dello Sri Lanka nel periodo della persecuzione”. Lo dice ad AsiaNews p. Reid Shelton Fernando, sacerdote cattolico, parlando dell’importanza di san Giuseppe Vaz, cui la Chiesa locale ha dedicato il 2017. Il sacerdote di origini indiane è considerato l’Apostolo dello Sri Lanka ed è il primo santo del Paese canonizzato da papa Francesco durante il viaggio pastorale del 2015.

    Nato in India nel 1651 da famiglia portoghese e approdato nel 1687 nell’isola di Ceylon per sostenere i cattolici durante la persecuzione ad opera dei calvinisti olandesi, san Giuseppe Vaz è stato definito da Giovanni Paolo II “il più grande missionario che l’Asia abbia mai avuto”. P. Shelton aggiunge: “Egli è stato un missionario esemplare, è venuto in Sri Lanka perché aveva saputo che non c’era nessun sacerdote a prendersi cura dei fedeli cattolici”.

    San Giuseppe Vaz ha compreso per primo l’urgenza di rifondare la comunità cristiana e ha dato slancio alla formazione sacerdotale e all’opera dei laici. Ha istituito la Congregazione dell’Oratorio di Goa per educare missionari da inviare in Sri Lanka. “Per 10 anni – aggiunge p. Shelton – egli ha lavorato in tutta l’isola, che considerava un’unica parrocchia. Inoltre ha nominato leader spirituali laici ben inseriti nella società, in modo che essi potessero lavorare per il benessere della comunità”.

    Il primo santo dell’isola ha studiato le due principali lingue, singalese e tamil, in modo da poter creare “relazioni amichevoli con i monaci buddisti. Egli ha incoraggiato p. Jacome Gonsalvez, suo confratello, nel fare lo stesso e a coinvolgersi in attività culturali. Lo ha spinto a comporre opere letterarie in entrambe le lingue”.

    Secondo il sacerdote, a 250 anni di distanza l’esempio di san Giuseppe Vaz “è valido ancora oggi. Aveva buoni rapporti con tutti, non cercava lo scontro con le autorità. È rimasto sempre una persona umile, rifiutando la nomina episcopale e vivendo da semplice missionario. Per i laici è stato un modello di vita semplice, in contatto con il divino e con la gente comune”.

    “Egli ha intuito – sostiene – che la Chiesa non era solo per la gerarchia, ma anche per il popolo. È stato il primo a voler creare buoni rapporti con persone di fede diversa. Oggi in Sri Lanka questo ancora non avviene, nonostante siano trascorsi più di 50 anni dal Concilio Vaticano II. La Chiesa cattolica non ha sviluppato un dialogo serio con le altre denominazioni cristiane e con le altre religioni”.

    Inoltre il “coinvolgimento di san Giuseppe Vaz in favore dei poveri e dei bisognosi è stato grandioso”. “L’amore che provava per loro era chiaramente visibile – conclude – nel modo in cui trattava i malati. Con il suo stile di vita semplice ha instillato nella mente delle persone che la sua chiamata santa, missionaria, piena di fede, veniva da Dio”.

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