16/10/2015, 00.00
MYANMAR
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Vescovo di Kengtung: Educare i giovani per rivoluzionare il Paese

Mons. Peter Louis Ca Kü è vescovo nell’estremo est del Myanmar: “Non possiamo sconfiggere i signori della droga o un governo brutale ma possiamo sensibilizzare i giovani alla politica”. La diocesi conta 60mila cattolici. Numerosi studentati ospitano figli di agricoltori poveri per aiutarli nello studio e allontanarli da droga e traffico umano. La giunta al governo “si è data un’aria democratica, ma nel cuore non è cambiata”.

Kengtung (AsiaNews) – Non possiamo “sconfiggere i signori della droga né un governo brutale, né coloro che aizzano l’estremismo religioso e la violenza contro donne e bambini. Possiamo solo educare i giovani, e farlo il meglio che possiamo”. Mons. Peter Louis Ca Kü, 63 anni, è vescovo di Kengtung dal 2002 e presenta così lo scopo principale della missione nella diocesi posta all’estremo est del Myanmar, nello Stato Shan. “L’educazione è la priorità del nostro programma diocesano – spiega il vescovo – per il presente e per il futuro. Fa parte della nostra idea di evangelizzazione, che è olistica: non si salva l’anima delle persone senza salvare anche il corpo”.

La diocesi di Kengtung si trova al confine con Cina, Laos e Thailandia, nel cosiddetto “triangolo d’oro”, una delle zone di maggior produzione mondiale di eroina e metanfetamina. La diocesi “è piuttosto grande per la media del Myanmar e conta più di un milione di abitanti. I fedeli cattolici sono più di 60mila”. “La comunità è piuttosto viva – racconta mons. Ca Kü –, abbiamo alcune organizzazioni per giovani, per esempio la San Domenico che riunisce i bambini, il coro e i chierichetti. I nostri programmi educativi si svolgono negli studentati che abbiamo costruito in diverse parrocchie. In queste strutture – spiega il vescovo – ospitiamo i ragazzi (soprattutto tribali aka) che vanno a scuola ma che non possono essere seguiti dai genitori poveri che lavorano tutto il giorno. Noi li aiutiamo con dopo-scuola, ripetizioni, e dando loro un’educazione morale e religiosa, anche se non tutti sono cristiani o si convertono”.

“Prima che diventassi vescovo – racconta mons. Ca Kü – il tasso di istruzione nella diocesi era bassissimo, ora si è alzato molto se pensiamo che circa 600-700 ragazzi della diocesi sono laureati. Siamo molto preoccupati da problemi come la droga, il traffico umano, lo sfruttamento. Cerchiamo di tenere i ragazzi lontano da questo. In teoria – afferma il vescovo – l’istruzione pubblica in Myanmar è gratuita, ma in realtà è una beffa perché hanno alzato tutte le altre tasse possibili e immaginabili, così che nel complesso la vita costa molto di più che in passato”.

Secondo mons. Ca Kü, l’educazione è l’unico mezzo per rendere il Paese più democratico. A proposito delle elezioni del prossimo 8 novembre, il prelato afferma. “Preghiamo per elezioni libere e giuste e se sarà tempo di cambiare governo speriamo che sia meglio di quello odierno. Il problema dell’amministrazione politica è che si è data un’aria più democratica ma non ha cambiato cuore. I politici non amano la gente come dovrebbero. Educando i giovani, li sensibilizziamo ai problemi politici, sperando che qualcuno voglia intraprendere questa carriera. Questo Paese non è abituato, per la sua storia, a partecipare alla politica”.

“Abbiamo pochi cristiani in parlamento – continua mons. Ca Kü – e per ora non possiamo pensare di avere un peso politico. Abbiamo perso il dibattito sulle leggi su poligamia e conversione, che limitano la libertà di coscienza e a cui ci siamo opposti come Conferenza episcopale. Per questo è importante educare le nuove generazioni: tutti dovrebbero occuparsi di politica”.

La zona di Kengtung è stata evangelizzata dai missionari del Pime, che sono giunti nel 1912. Nel 1927 è  stata elevata a prefettura apostolica e nel 1955 è divenuta diocesi. “Ora non ci sono più missionari qua – afferma il vescovo –. Abbiamo 40 sacerdoti, tutti indigeni, 30 seminaristi nel seminario minore e intermedio della diocesi e altri 20 nel seminario maggiore di Yangon”. “Essendo vicini al confine con altri Stati, lavoriamo molto con i tribali e con immigrati, soprattutto cinesi. Otteniamo molte conversioni e ogni anno celebriamo tra i 2mila e i 5mila battesimi”.

I rapporti con il governo sono buoni, “e lo stesso presidente Thein Sein è venuto a visitare la nostra diocesi in amicizia – racconta il presule –. Il mio dovere è proteggere la gente e devo essere diplomatico. Abbiamo molto dialogo con le autorità locali ed esse non ci ostacolano”. Nel nostro lavoro di evangelizzazione, spiega mons. Ca Kü “la volontà di convertire non mai la prima cosa, ma l’ultima. Aiutiamo gli agricoltori dal punto di vista finanziario e sanitario, li educhiamo e li stimoliamo a pianificare il futuro. Poi se qualcuno vuole convertirsi la porta è aperta. Qualche tempo fa – conclude il vescovo – abbiamo organizzato un convegno per festeggiare i 500 anni dall’arrivo dei missionari in Myanmar. Ci sono stati molti interventi da parte di storici ed esperti del settore, non cristiani. Uno dei commenti più belli è stato: ‘Voi cattolici non forzate mai alla conversione’”.

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