Ai lavoratori immigrati di Ho Chi Minh City mancano case, lavoro e diritti
di Nguyen Hung
La città ha bisogno di manodopera per accrescere il suo sviluppo, ma le autorità non si preoccupano dei problemi dei lavoratori provenienti da altre zone. Per chi non ha soldi, non ci sono nemmeno i documenti di residenza.
Ho Chi Minh City (AsiaNews) – Senza casa, sfruttati, senza neppure essere considerati residenti, con tutto ciò che comporta. La condizione dei lavoratori immigrati ad Ho Chi Minh City evidenzia la mancanza di rispetto dei loro fondamentali diritti. Secondo la teoria del socialismo, il governo dovrebbe preoccuparsi del benessere dei poveri e della libertà di religione, ma sembra che questo non sia vero nella società vietnamita di oggi.
Per proseguire nel suo sviluppo economico, la città ha bisogno di una grande forza lavoro e quindi il governo manda avanti l’utopica strategia di lasciar aumentare il numero degli immigrati. Secondo i dati dell’amministrazione, ogni anno Ho Chi Minh City ha bisogno di 200mila lavoratori, ma ne ha solo 86mila.
Intorno alla città ci sono 15 aree industriali nelle quali lavorano 185mila persone, al 70% provenienti da varie province. La città conta tra 7 e 8 milioni di abitanti ed i poveri sono ancora molto numerosi. Il numero sta cambiando per lo sviluppo economico e perché poveri e lavoratori migranti non hanno case.
Si parla di “di dan” per indicare quegli immigrati che non hanno i documenti di residenza nella città. Sono discriminati dal governo locale a livello di quartiere e di distretto. La discriminazione non è solo sul piano psicologico o dei pregiudizi, ma anche su quello amministrativo e della politica sociale ed anche della libertà di religione. Lo spiega ad AsiaNews la famiglia di Nhan: “quando siamo venuti qui per avere il denaro per vivere, non avevo documenti, così potevo svolgere solo lavori temporanei, senza contratto. Quando ero malato, non avevo i soldi per comprare le medicine. Ho dovuto faticare duramente per poter avere il KT3, che è la registrazione come emigrati. Ho avuto il “marchio”, così mio figlio è potuto andare alla scuola elementare. Ho dovuto pagare le autorità locali. Le persone che non hanno soldi non riescono ad avere il KT3.
“La camera dove vivo – racconta la ventiseienne Yen, venuta dalla provincia di Quang Nam – è davvero piccola e ci abito con altre quattro donne. Durante la stagione delle piogge è umida e davvero calda, da mezzogiorno in poi. Ho perso la mia famiglia e mio figlio. Ho parecchi lavori voglio solo avere il denaro per tirare avanti”.
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