24/03/2026, 15.18
YEMEN
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Ai margini dei missili, ma lo stesso alla fame: lo Yemen dimenticato

di Giuseppe Caffulli

Già prima che il Golfo tornasse a infiammarsi le agenzie dell'Onu parlavano di oltre 20 milioni di persone in condizioni di grave insicurezza alimentare nel Paese diviso in due dal conflitto con gli Houthi che dura dal 2014. Famiglie costrette a un solo pasto al giorno, cibo annacquato, campagne vaccinali in crisi: le conseguenze del taglio degli aiuti. Gli operatori umanitari: "Viviamo la fase più pericolosa degli ultimi anni".

Milano (AsiaNews) – “I bambini stanno morendo, e la situazione peggiorerà”. L’allarme lanciato a metà febbraio scorso da Julien Harneis, coordinatore umanitario Onu nello Yemen, anticipava un deterioramento che oggi appare ancora più evidente. Pochi giorni dopo anche il diplomatico svedese Hans Grundberg, inviato speciale Onu per lo Yemen, avvertiva il Consiglio di Sicurezza: “Le tensioni regionali stanno aumentando… ma il Paese non deve essere trascinato in un confronto più ampio”. Un monito che oggi pesa nel pieno dell’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha aggravato l’instabilità dell’intera regione, coinvolgendo ormai anche i Paesi del Golfo e riattivando le dinamiche di guerra per procura.

Sul terreno, nello Yemen la crisi resta fluida. Dal 2014 il conflitto oppone i ribelli Houthi, sostenuti da Teheran, alle forze governative appoggiate da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Il risultato è un Paese diviso: Sana’a e il nord sotto controllo Houthi, mentre il governo riconosciuto opera da Aden, con un sud attraversato da spinte separatiste.

Questa frammentazione alimenta una crisi umanitaria tra le più gravi al mondo. Secondo un recente rapporto dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), oltre 22 milioni di persone necessitano di assistenza e più di 20 milioni affrontano livelli acuti di insicurezza alimentare. Le analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification (la rete di partenariato che coinvolge agenzie Onu, ong, governi e organismi regionali) indicano un ulteriore peggioramento nel 2026: oltre 18 milioni di persone, più della metà della popolazione, entreranno in fase di crisi acuta, mentre oltre 40mila rischieranno di morire per fame.

Un dato allarmante riguarda le risorse. Alla fine del 2025 il Piano di risposta umanitaria elaborato dall'Ocha era finanziato per meno del 25%, il livello più basso dell’ultimo decennio. Gli interventi in campo nutrizionale hanno operato solo al 10% delle potenzialità, quelli relativi alla sicurezza alimentare al 15. Il risultato è stato devastante: servizi dimezzati, strutture chiuse, assistenza ridotta proprio mentre i bisogni crescevano. Il sistema sanitario è al collasso: oltre 450 strutture chiuse, campagne vaccinali in crisi, solo due terzi dei bambini completamente immunizzati.

Sul campo, raccontano le organizzazioni umanitarie, la fame è ormai quotidianità: famiglie costrette a un solo pasto al giorno, cibo annacquato, strategie di sopravvivenza sempre più estreme. In un Paese che importa fino al 90% dei cereali, guerra, inflazione e shock climatici hanno reso il cibo un bene inaccessibile. Le precipitazioni irregolari e l’aumento delle temperature legati al cambiamento climatico hanno ulteriormente ridotto la produttività agricola. Anche nelle stagioni in cui piove, le famiglie riferiscono che la scarsità d’acqua e il degrado del suolo rendono l’agricoltura una scommessa; inoltre, senza sicurezza e senza mercati funzionanti, la produzione locale non può nemmeno avvicinarsi a soddisfare i bisogni più immediati.

“Lo Yemen sta entrando nella fase più pericolosa degli ultimi anni - avverte Samiha Awad Bataher, coordinatrice sanitaria dell’International Rescue Committee (Irc), l'ong fondata nel 1933 da Albert Einstein, presente nello Yemen con centri nutrizionli e ambulatori medici -. Il deterioramento non è causato tanto dalla nuova offensiva su larga scala, ma dal crollo del potere d’acquisto e dal taglio degli aiuti, che ha smantellato i sistemi di sicurezza proprio al culmine dei bisogni”.

Secondo l’Irc, la copertura dei servizi nutrizionali è crollata del 63% in un anno. I ricoveri per malnutrizione acuta grave diminuiscono non perché i bambini stanno meglio, ma perché non ci sono più strutture in grado di accoglierli. Quasi l’80% delle famiglie soffre la fame, metà di quelle con bambini piccoli segnala almeno un figlio malnutrito.

Le priorità, sottolinea Awad Bataher, sono chiare: ripristinare urgentemente i finanziamenti, dare priorità al trattamento della malnutrizione infantile e materna, garantire forniture costanti di alimenti terapeutici e rafforzare i sistemi di monitoraggio. “Interventi mirati e assistenza in denaro possono ancora evitare una perdita inaccettabile di vite umane”.

Per il 2026 il fabbisogno stimato è di circa 2,5 miliardi di dollari, ma le prospettive restano incerte. Con l’intensificarsi delle tensioni regionali e il calo dell’attenzione internazionale, il rischio è che la crisi scivoli ancor più nel dimenticatoio.

Dopo oltre un decennio di guerra, lo Yemen resta sospeso su un equilibrio fragile. E mentre il mondo guarda altrove, l’avvertimento delle agenzie delle Nazioni Unite e degli operatori umanitari sul terreno è netto: senza un’azione immediata e coordinata, il 2026 potrebbe segnare un punto di non ritorno.

Foto: ECHO/H. Veit

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