26/01/2012, 00.00
CINA
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Anno del Dragone, fuochi d'artificio e carbone accrescono i livelli di inquinamento

I fuochi di artificio sparati durante i festeggiamenti hanno innalzato a livelli pericolosissimi le molecole inquinanti nell’aria delle grandi città. E la Cina diventa il primo importatore mondiale di carbon fossile, fonte di energia “sporca”. Wen Jiabao: “Per ora, non possiamo farne a meno”.
Pechino (AsiaNews) – I festeggiamenti per il nuovo Anno lunare hanno lasciato in eredità alla Cina un nuovo record nella percentuale di inquinamento dell’aria. Nei due giorni che hanno segnato il passaggio dell’Anno del Dragone, infatti, i fuochi di artificio hanno fatto schizzare i particolati (pulviscolo inquinante) di Pechino a 1.600 microgrammi per metro cubo: circa 80 volte il livello di inquinamento della sera precedente.

A Shanghai la situazione è simile: i giochi pirotecnici hanno innalzato il livello di PM2.5 – particelle da 2,5 micron ciascuna – a un picco di 245 microgrammi per metro cubo, mentre il livello di PM10 – particelle più grandi – è schizzato a 318 microgrammi per metro cubo. Questi dati dimostrano che, sebbene nel Paese stia crescendo una coscienza ecologista, è difficile convincere la popolazione che sono molte le cose che inquinano, e non soltanto le emissioni industriali.

Gli attivisti più impegnati hanno lanciato una massiccia campagna su internet e sui media locali per convincere i cittadini a limitare l’uso di fuochi d’artificio ma questi, fondamentali per ogni festività cinese, rimangono lo svago principale in occasione della Festa di Primavera. Lo stesso governo si è impegnato ma soltanto di facciata, lasciando campo libero ai pirotecnici.

La Cina, per ora, ha problemi più seri: secondo gli ultimi dati nazionali, infatti, il Paese è divenuto per la prima volta nella sua storia il maggior importatore di carbon fossile. Il combustibile è altamente inquinante, ma la fame di energia dell’industria cinese non ne può fare a meno: nonostante sia il maggior produttore di carbone al mondo, Pechino lo scorso anno ne ha importato 182,4 milioni di tonnellate: il 10,8 % in più rispetto al 2011.

D’altra parte, secondo il premier cinese Wen Jiabao, “la Cina è impegnata attivamente nell’adozione delle tecnologie pulite e nello sviluppo delle fonti rinnovabili, ma almeno per il momento non può fare a meno del carbone, fonte indispensabile per sostenere il processo di industrializzazione e di urbanizzazione. La struttura economica della Cina negli anni da oggi al 2020 continuerà ad essere caratterizzata da bassa efficienza energetica, alto consumo di energia ed elevate emissioni”.
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