18/05/2026, 12.19
IRAQ
Invia ad un amico

Baghdad: il nuovo governo nella morsa Usa e Iran, vacanti dicasteri chiave

Definiti 14 ministri su 23, restano da definire quello degli Interni e della Difesa in un quadro di tensioni fra forze politiche. Sul territorio iracheno due basi segrete israeliane, usate per attaccare la Repubblica islamica. Il papa ha ricevuto in udienza il presidente del Kurdistan Barzani. Arrivato a Baghdad il neo-patriarca caldeo Nona, il 29 maggio l'insediamento ufficiale. 

Baghdad (AsiaNews) - Un nuovo premier fresco di giuramento e un governo in dirittura d’arrivo, anche se restano ancora da definire alcuni portafogli chiave come gli Interni e la Difesa, che saranno oggetto di ulteriori trattative fra le varie forze politiche. L’Iraq cerca a fatica di uscire da mesi di stallo politico e istituzionale definendo la nuova compagine che sarà chiamata a guidare il Paese fra le molte sfide e criticità, da quelle economiche ai venti di guerra, che soffiano sulla regione mediorientale. Un quadro complicato dalle rivelazioni stampa di questi giorni secondo le quali Israele avrebbe creato due basi segrete sul territorio, utilizzate per sferrare attacchi contro l’Iran nel nuovo conflitto nel Golfo. Tensioni e problemi confessionali irrisolti non risparmiano i cristiani, anche se proprio oggi la comunità celebra due eventi di primo piano: papa Leone XIV riceve in Vaticano il presidente della regione autonoma curda Nechirvan Barzani e il neo patriarca caldeo Paul III Nona arriva a Baghdad in vista dell’ingresso ufficiale e la messa di insediamento in programma il prossimo 29 maggio. 

La scorsa settimana Ali al-Zaidi ha giurato come nuovo primo ministro del Paese, raccogliendo la difficile eredità del predecessore Mohammed Shia al-Sudani in una fase di profonde turbolenze interne e regionali, a partire dalle influenze (o ingerenze) esterne di Stati Uniti e Iran. Assieme al neo capo dell’esecutivo hanno giurato anche alcuni ministri, sebbene i parlamentari non siano riusciti a raggiungere il consenso sul alcuni dicasteri di peso come i già citati Interni e Difesa. Il neo-ministro del Petrolio - una posizione chiave in una delle principali nazioni produttrici al mondo e nel pieno della crisi energetica globale - è affidato a Basim Mohammed mentre Fuad Hussein è confermato come ministro degli Esteri.

Il canale televisivo pan-arabo Al Hadath ha riferito che tra le considerazioni che hanno bloccato l’approvazione di alcuni ministri chiave - al momento sono 14 su 23 quelli definiti - vi era l’opposizione di Washington a personalità considerate troppo vicine alla Repubblica islamica. Zaidi ha presentato il programma di governo durante una recente sessione parlamentare - che non è stata trasmessa in diretta - ma non lo ha ancora annunciato pubblicamente. Peraltro la sessione è stata caratterizzata da toni accesi e scontri fra deputati, dopo che una parte si è messa di traverso bloccando la nomina del ministro degli Interni. “Il Parlamento ha approvato 14 ministeri, mentre nove rimangono in sospeso. Tre di loro non sono riusciti a conquistare la fiducia del Parlamento” ha detto alla Reuters il deputato Muqdad al-Khafaji.

Zaidi, il più giovane primo ministro dell’Iraq con i suoi 40 anni, è stato scelto per formare il nuovo governo il 27 aprile scorso. La sua nomina ha seguito mesi di impasse dopo che gli Stati Uniti, attore chiave nello scenario politico iracheno, hanno posto il vero al principale candidato emerso sino ad allora, l’ex premier Nouri Al-Maliki considerato troppo legato a Teheran. Il neo-premier è sostenuto dal Coordination Framework, alleanza dominante di potenti gruppi sciiti con legami (anche) con l’Iran. Va ricordato che il Primo maggio scorso il presidente Usa Donald Trump ha espresso un forte sostegno a Zaidi nel corso di una telefonata effettuata nei giorni immediatamente successivi alla nomina. Il capo dell’esecutivo non è un politico di carriera, ma un uomo d’affari e multimilionario con interessi che abbracciano diversi settori, tra cui banche, media e la fornitura del vasto programma di pasti alimentari del governo iracheno che serve milioni di persone. Analisti ed esperti sottolineano che è atteso da un compito irto di sfide e criticità, a partire dal disarmo delle milizie sostenute dalla Repubblica islamica, considerate organizzazioni terroristiche da Washington, oltre a corruzione diffusa e radicata e un bilanciamento dei legami con Usa e Iran. 

Sul fronte interno, in queste ore fa discutere anche la notizia rilanciata dal New York Times (Nyt) dell’uso sotto copertura del territorio iracheno da parte di Israele, che avrebbe allestito due basi segrete in Iraq da utilizzare per sferrare attacchi in Iran. Inoltre, un soldato dell’esercito e un civile (un ignaro pastore identificato come Awad al-Shammari) sarebbero stati uccisi in operazioni mirate con elicotteri dallo Stato ebraico perché, in maniera accidentale, ne avrebbero scoperto l’esistenza rischiando di compromettere l’operazione. La scorsa settimana il Wall Street Journal (Wsj) aveva parlato di un avamposto israeliano nascosto nel deserto occidentale, utilizzando durante il conflitto con l’Iran per supportare operazioni aeree e ospitare unità delle forze speciali.

Secondo il rapporto, le installazioni sono state costruite poco prima dell’inizio della guerra a febbraio e sono state successivamente utilizzate durante un attacco a marzo alle truppe irachene che avevano quasi scoperto il sito. Il quotidiano israeliano Maariv ha riferito che l’esercito ha schierato squadre di salvataggio e unità di commando nella posizione avanzata, incaricata di estrarre equipaggi aerei abbattuti dall’interno dell'Iran, se necessario. I funzionari hanno detto al Nyt che vi era una seconda base israeliana nello stesso deserto, che ha preceduto l’attuale guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ed è stata utilizzata durante il conflitto lampo con la Repubblica islamica nel giugno 2025. Secondo testimoni locali, la scoperta della base da parte del pastore Awad al-Shammari, che vi si è imbattuto durante un viaggio per fare la spesa, ha portato un elicottero ad aprire il fuoco sul suo camion. Per due giorni la famiglia lo ha cercato, prima di apprendere del suo destino. La rivelazione ha alimentato ira e risentimento nella popolazione irachena e fra i vertici istituzionali di un Paese che, oltretutto, non ha relazioni diplomatiche e legami con Israele. Vale ricordare che, nel maggio del 2022, i deputati hanno raggiunto una singolare unità di intenti approvando quasi all’unanimità una norma che definisce reato penale - e punito dal Codice con la pena di morte - sostenere la normalizzazione dei rapporti con Israele. Il deputato Raed al-Maliki ha accusato gli Stati Uniti di aver consegnato lo spazio aereo iracheno a Israele durante la guerra, mentre dal governo non vi sono commenti ufficiali. 

Oggi, infine, i cattolici iracheni festeggiano l’arrivo dall’Australia del neo-patriarca Nona, che sbarca nella capitale Baghdad in vista della messa di insediamento del 29 maggio. A Roma, invece, il presidente del Kurdistan Barzani ha incontrato papa Leone XIV per un colloquio produttivo che si è svolto in un clima cordiale. 

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Scontro sui confini marittimi: Paesi del Golfo col Kuwait contro l'Iraq
25/02/2026 11:37
Mons. Berardi: in Quaresima e Ramadan, il Bahrein sotto attacco resti ‘faro di convivenza’
06/03/2026 11:30
Il coraggio di Aoun nella (fragile) tregua fra Hezbollah e Israele
17/04/2026 11:18
Il ‘primo passo’ a Washington per colloqui diretti (e la pace?) fra Libano e Israele
15/04/2026 11:44
Beirut, p. Nasr: la guerra di Israele rischia di dilaniare il mosaico libanese
09/04/2026 17:58


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”