10/03/2022, 13.42
MEDIO ORIENTE
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Banca mondiale: dalla guerra in Ucraina rischio fame (e rivolte) in Medio oriente

A lanciare l’allarme è la vice-presidente e capo economista Carmen Reinhart. L’aumento vertiginoso dei prezzi delle derrate alimentari può innescare proteste simili alla Primavera araba. L’Egitto sospende per tre mesi le esportazioni di lenticchie, pasta, grano, farina e fave. 

Milano (AsiaNews) - L’aumento vertiginoso dei prezzi nel comparto energetico e delle derrate alimentari, su tutte grano e cereali, legati alla guerra lanciata dalla Russia in Ucraina rischiano di esacerbare le preoccupazioni in tema di sicurezza alimentare in Medio oriente e Nord Africa. Tensioni che, se restano incontrollate, potrebbero sfociare in proteste di piazza come già avvenuto fra il 2010 e il 2011 nelle rivolte di piazza - in primis la rivoluzione dei Gelsomini in Tunisia - che hanno innescato la “Primavera araba”. Un malcontento collettivo che ha alimentato tensioni e innescato rivolte interne o nuovi conflitti come avvenuto in Libia, Egitto, Yemen, Siria e Bahrain. 

A lanciare l’allarme è Carmen Reinhart, vice-presidente senior e capo economista della Banca Mondiale, che in una intervista alla Reuters avverte sui rischi in una regione che ha già sperimentato i pericoli legati all’insicurezza alimentare. “Ci saranno importanti ramificazioni - ha spiegato l’esperta - per il Medio oriente, per il Nord Africa e l’Africa subsahariana, in particolare”. Da qui la decisione delle economie del G7 di promuovere un incontro virtuale domani 11 marzo fra ministri dell’Agricoltura, focalizzato sulle conseguenze dell’invasione ucraina in tema di cibo e i possibili passi da attuare per stabilizzare il mercato alimentare. 

“Non voglio apparire melodrammatica, ma non è un segreto che insicurezza alimentare e rivolte siano parte integrante delle ragioni che hanno dato il via alla primavera araba” ha aggiunto Carmen Reinhart, rimarcando l’aumento dei colpi di Stato - più o meno di successo - degli ultimi due anni. Al riguardo ha ricordato la crisi del 2007-8 e quella del 2011, durante le quali al picco dei prezzi nell’agroalimentare sono seguite rivolte e proteste in oltre 40 nazioni.

Le materie prime agricole erano già aumentate del 35% a gennaio, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ora si prevede un ulteriore - e pesante - aumento a causa della guerra fra Russia e Ucraina, due fra i principali Paesi al mondo produttori ed esportatori di grano, mais, orzo e olio di semi di girasole. In risposta, i leader di governo potrebbero essere tentati dal rilanciare politiche di sussidio e aiuti in nazioni a basso reddito, finendo per ingigantire il debito.

Il mese scorso la Banca mondiale aveva messo in guardia circa le pesanti ripercussioni nella regione mediorientale e nord-africana, in cui vi sono Paesi come l’Egitto che importano fino all’80% del loro grano dall’Ucraina e dalla Russia. In risposta alla crisi alimentare e all’escalation dei prezzi, è di queste ore la decisione del governo del Cairo di vietare l’esportazione di grano e di altri prodotti di prima necessità per almeno tre mesi. Il provvedimento entrerà in vigore domani e bloccherà l’export di lenticchie, pasta, grano, farina e fave. 

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