31/07/2012, 00.00
INDONESIA – MYANMAR
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Crisi Rohingya, pressioni su Jakarta: collabori per fermare l’esodo dei boat people

di Mathias Hariyadi
Movimenti interni e organismi internazionali chiedono la collaborazione attiva del governo indonesiano. Il ministro degli Esteri assicura “empatia” verso i fratelli musulmani. Ma il leader del Nu accusa: esecutivo “inerte” davanti alla pulizia etnica della minoranza birmana. Centinaia di rifugiati approdati sulle coste indonesiane.

Jakarta (AsiaNews) - Le organizzazioni musulmane indonesiane e gli organismi internazionali lanciano appelli al governo di Jakarta, invitandolo ad affrontare il problema dei profughi Rohingya approdati nelle scorse settimane sul proprio territorio. Centinaia di esponenti della minoranza etnica birmana hanno abbandonato il Paese a bordo di imbarcazioni - i nuovi "boat people" - per sfuggire alla repressione delle autorità del Myanmar. Le persecuzioni si sono trasformate in una spirale di violenza che ha incendiato lo Stato di Rakhine teatro di scontri sanguinari fra la maggioranza buddista e i musulmani. Ad oggi decine di rifugiati Rohingya hanno raggiunto le coste indonesiane, in un esodo che sembra non avere fine e preoccupa autorità e cittadini. Le cifre ufficiali, infatti, potrebbero essere di gran lunga inferiori rispetto alle reali dimensioni del problema.

Sulla vicenda è intervenuto il portavoce del presidente Susilo Bambang Yudhoyono, che annuncia "a breve" l'avvio di "intensi colloqui" fra Naypyidaw e Jakarta per risolvere la questione. L'intenzione, aggiunge Julian Aldrin Pasha, è quella di mostrare "empatia" ai fratelli musulmani del Myanmar. Il ministro degli Esteri Marty Natalegawa aggiunge che il governo "controlla da vicino" le violenze confessionali di cui sono vittime i Rohingya birmani. Nei giorni scorsi Slamet Effendy Jusuf, leader del Nahdlatul Ulama (Nu), la più importante organizzazione musulmana indonesiana, aveva puntato il dito contro "l'inerzia" di Jakarta davanti a quella che definisce una "pulizia etnica" in corso in Myanmar.

Alcuni giorni fa il gruppo estremista islamico Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp) ha minacciato di attaccare il Myanmar, per vendicare i "crimini" commessi contro i musulmani Rohingya (cfr. AsiaNews 26/07/2012 Talebani pakistani contro il Myanmar: vendicheremo il sangue Rohingya). Nel suo messaggio, il Ttp si propone quale "difensore" degli interessi di tutti i fedeli di Maometto, uomini e donne, in Myanmar dichiarando che "vendicheremo il vostro sangue".

A giugno la Corte distrettuale di Kyaukphyu, nello Stato birmano di Rakhine, ha condannato a morte tre musulmani, ritenuti responsabili dello stupro e dell'uccisione a fine maggio di Thida Htwe, giovane buddista Arakanese, all'origine dei violenti scontri interconfessionali fra musulmani e buddisti (cfr. AsiaNews 19/06/2012 Rakhine, violenze etniche: tre condanne a morte per lo stupro-omicidio della donna). Nei giorni seguenti, una folla inferocita ha accusato alcuni musulmani uccidendone 10 che viaggiavano su un autobus, del tutto estranei al fatto di sangue. La spirale di odio è sfociata in una guerriglia che ha causato la morte di altre 29 persone, di cui 16 musulmani e 13 buddisti. Secondo le fonti ufficiali sono andate in fiamme almeno 2600 abitazioni.

Le violenze hanno inoltre innescato un vero e proprio esodo della minoranza musulmana Rohingya, determinato la fuga di centinaia fra uomini, donne e bambini in cerca di rifugio sulle coste di Bangladesh e Thailandia, poi respinti. Per il ministero indonesiano degli Esteri sarebbero 270 i profughi sbarcati in Indonesia, mentre altri 124 hanno ricevuto lo status di rifugiati dall'Alto commissariato Onu. Tuttavia, le cifre potrebbero essere solo la punta dell'iceberg, con centinaia di altri profughi entrati illegalmente in Indonesia, prima tappa di un viaggio con destinazione finale l'Australia.

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