Delhi: la sentenza Vanshakti e le autorizzazioni ambientali retroattive
Ribaltando un precedente verdetto che vietava le autorizzazioni ambientali retroattive la Corte suprema ha aperto la porta a progetti già avviati senza permessi preventivi, indebolendo la tutela giuridica dei territori e il principio di precauzione. La preoccupazione dei movimenti ambientalisti proprio nel momento in cui l'India annuncia piani ambiziosi sull'industria manifatturiera.
Milano (AsiaNews) - Proprio mentre l’India nel suo nuovo bilancio federale in queste ore annuncia un forte sostegno all’industria manifatturiera in alcuni settori strategici e nuovi investimenti nelle infrastrutture, tra i movimenti ambientalisti locali c’è grande preoccupazione per l’allentamento dei vincoli per l’apertura di nuovi progetti. Una sentenza emessa nel novembre scorso ha infatti segnato un punto di svolta nella giurisprudenza ambientale indiana. Da decenni, infatti, la Corte Suprema – anche a partire dagli effetti devastanti del disastro di Bhopal del 1984 - ha riconosciuto il diritto a un ambiente pulito come parte integrante del diritto alla vita sancito dall’articolo 21 della Costituzione. Il 18 novembre 2025, però, questo quadro è stato messo in discussione. Con la sentenza Vanashakti, nota come “Review”, la Corte ha ribaltato una precedente decisione del maggio 2025, che aveva annullato due circolari governative del 2017 e 2021 che consentivano autorizzazioni ambientali retroattive. La Review ha stabilito che le autorità possono concedere permessi ambientali anche dopo che un progetto è già stato iniziato o ampliato, senza rispettare l’obbligo di valutazione preventiva previsto dall’Environmental Impact Assessment (EIA) Notification del 2006.
La prima sentenza di maggio aveva affermato chiaramente che le autorizzazioni ex post facto sono contrarie alla legge e al principio di precauzione, annullando le circolari ministeriali e sottolineando che pagare multe non può sostituire la prevenzione dei danni ambientali. Questa decisione era coerente con precedenti importanti, come i casi Common Cause (2017), Alembic Pharmaceuticals (2020) e Electrosteel (2023), che ribadivano il principio fondamentale: l’autorizzazione deve precedere i lavori, e i danni ambientali devono essere prevenuti, non sanati dopo il fatto. In altre parole, il ruolo dell’EIA è garantire che i rischi ambientali siano valutati prima dell’avvio dei progetti, considerando anche gli effetti cumulativi sull’ambiente e coinvolgendo la comunità nelle consultazioni pubbliche.
La Review giustifica invece il cambiamento con ragioni economiche e facendo riferimento a sentenze precedenti che avevano concesso deroghe in casi specifici. La Corte sostiene che fermare grandi progetti già avviati, spesso con ingenti investimenti pubblici e privati, potrebbe comportare perdite economiche significative. Di conseguenza, le verifiche preventive diventano spesso postume, riducendo tutto a una forma di gestione del danno e trasformando la legge in una semplice raccomandazione, mentre le multe diventano lo strumento principale per regolarizzare le violazioni. Anche se la norma “EC first” rimane la regola generale, l’apertura a casi eccezionali crea un precedente che può essere interpretato come incentivo a iniziare lavori senza permessi, confidando nella possibilità di una futura regolarizzazione.
Un altro aspetto controverso riguarda l’impegno espresso dal governo davanti alla Corte nel 2017 a ricorrere all’autorizzazione retroattiva solo come a un’eccezione. La Review ignora questo impegno e lascia la porta aperta a regolarizzazioni illimitate, estendendo il privilegio anche al settore privato.
Gli ambientalisti hanno espresso forte preoccupazione. Il verdetto rischia di indebolire i principi fondamentali della tutela ambientale, sostituendo la prevenzione dei danni con sanzioni economiche e minando la certezza del diritto. Si tratta di un cambio di paradigma che potrebbe avere conseguenze durature sull’ambiente, sul rispetto della legge e sul ruolo dello Stato nella protezione dei diritti costituzionali dei cittadini.





