29/01/2026, 09.14
KAZAKISTAN
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I vecchi e nuovi oligarchi del Kazakistan

di Vladimir Rozanskij

Una figura totalmente sconosciuta al grande pubblico come il giovane costruttore Šakhmurat Mutalip si propone come acquirente per diversi miliardi di dollari della principale compagnia kazaca nel settore minerario, nuovo passo di una fulminea ascesa ad Astana. Il sospetto è che abbia ricevuto in dote l'eredità dei gruppi di potere che prosperavano all'ombra di Tokaev. 

Astana (AsiaNews) - In Kazakistan una nuova figura è emersa sul palcoscenico dell’economia: l’uomo d’affari Šakhmurat Mutalip, che non è inserito nelle liste di Forbes tra gli uomini più ricchi del Paese ed è totalmente sconosciuto al grande pubblico, e ora si propone come acquirente per diversi miliardi di dollari della principale compagnia kazaca nel settore minerario. Proprietario di un’azienda edilizia, nelle sue mani sono già finiti gli attivi di un membro della casta al potere nel “vecchio Kazakistan”, Kajrat Šaripbaev, marito di Dariga Nazarbaeva, figlia dell’ex-presidente Nursultan Nazarbaev. Mutalip è già stato accolto due volte dal presidente Kasym-Žomart Tokaev al palazzo dell’Akorda, e tutti si chiedono su che cosa si fondi la sua improvvisa ascesa.

Nato nel 1990 nella regione di Almaty, Šakhmurat ha cominciato a lavorare nel 2008 come meccanico nella ditta Bent di produzione di traversine ferroviarie, e secondo la sua biografia ufficiale studiava allo stesso tempo all’università Turan della capitale meridionale del Kazakistan, dove ha conseguito due lauree, in economia e in scienze religiose. In sette anni di lavoro è salito fino alla poltrona di vice-presidente della Bent, per poi diventare nel 2016 consigliere del presidente della compagnia di edilizia Kazakhselmaš e quindi direttore dell’Ist Group, un’azienda di manifattura e forniture aziendali. Dal 2020 è diventato direttore generale della compagnia edilizia Integra Construction KZ.

Per 15 anni Mutalip è stato quindi un top-manager, comunque a contratto, finché nel 2022 è diventato beneficiario della Integra Construction, che occupa il 12° posto tra le principali compagnie del Kazakistan, in vertiginosa ascesa nel mondo degli affari. Si tratta di un’azienda fondata nel 1997, che ha cambiato nome più volte e apparteneva a uomini molto vicini al “presidente eterno” Nursultan Nazarbaev, gli oligarchi della cosiddetta “terna eurasiatica” Aleksandr Maškevič, Patokh Šodiev e Alidžan Ibragimov. Si occupava del restauro delle linee ferroviarie, diventando in questo settore un importante attore a livello internazionale, e in un processo del 2023 per operazioni finanziarie poco chiare risultò che era stata ceduta per una somma sconosciuta ad un’altra azienda fondata alcuni mesi prima, di cui Mutalip era il proprietario.

La Banca nazionale chiese l’annullamento di tali accordi, ritenuti invalidi per legge e architettati per evitare ai proprietari precedenti di rispondere dei forti debiti accumulati nei confronti dello Stato. La vertenza si chiuse nel 2024, prendendo atto del saldo di tali debiti, e a Mutalip sono stati attribuiti gli attivi della Nazarbaeva in seguito a una serie di operazioni a “scatole cinesi”. Ora la Integra Construction ha 15 filiali e realizza grandi progetti, anche su commissione statale, finché a fine 2025 il nome di Mutalip è apparso nei titoli di molti articoli sulla stampa internazionale; Bloomberg e il Financial Times hanno pubblicato materiali esclusivi sulla sua presenza nei principali settori minerari del Kazakistan.

Šakhmurat Mutalip partecipa ora attivamente alla vita sociale del Paese; nel febbraio 2024 è stato scelto come presidente della Federazione kazaca della boxe, prendendo il posto dell’altro oligarca Kenes Rakišev, ed è vice-presidente del comitato olimpico nazionale. Nel 2025, oltre agli incontri con il presidente, si è fatto notare per il progetto della costruzione della metropolitana ad Almaty, che sarà realizzato in compartecipazione con imprese cinesi.

Secondo Orazali Erzanov, politico di opposizione e capo del fondo Elge Kajtaru, “Mutalip è giovane, ha 35 anni e non è migliore degli altri 20 milioni di kazachi… non ha fatto i soldi con il talento, ma ha ricevuto l’eredità di uomini del potere, per proseguire la politica oligarchica degli ultimi 30 anni”. Come lui la pensano diversi osservatori e protagonisti della vita sociale e politica del Kazakistan, che cerca di rinnovarsi con semplici “cambi di personale” e mettendo i giovani a fare quello che da sempre fanno i potenti.

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