18/06/2026, 13.24
VIETNAM
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Il boom del turismo in Vietnam: crescita a doppia cifra

Arrivi record, soprattutto di visitatori russi e cinesi, decine di miliardi di dollari in nuove infrastrutture: Hanoi punta a superare Bangkok e Kuala Lumpur come prima meta del sud-est asiatico, proprio mentre la Thailandia fatica a tenere il passo. Ma uno sviluppo così rapido rischia anche di trasformarsi in un boomerang.

Hanoi (AsiaNews) - Il Vietnam si sta preparando un numero record di turisti, confermandosi la meta in più rapida crescita del sud-est asiatico nonostante i disagi ai voli internazionali provocati dalla guerra in Medio Oriente. Le autorità stanno puntando a trasformare il Paese in una nuova “nuova Thailandia”, non solo una meta per backpacker, viaggiatori zaino in spalla, ma puntando a raggiungere anche visitatori che possono spendere di più e restare più a lungo, anche per turismo medico, che potrebbe passare da 700 milioni di dollari nel 2024 a quasi 4 miliardi entro il 2033. 

I dati della crescita del turismo

Oggi il settore turistico contribuisce già per quasi il 10% al prodotto interno lordo, ma nei primi cinque mesi dell’anno il Vietnam - che ha una popolazione di poco più di 102 milioni di abitanti - ha accolto 10,6 milioni di turisti stranieri, in crescita del 14,9% su base annua, con un balzo del 17% nel solo mese di maggio (1,78 milioni di arrivi), secondo i dati dell’Ufficio generale di statistica. Per la fine dell’anno Hanoi punta a circa 25 milioni di arrivi internazionali (anche se le previsioni si fermano a poco più di 23 milioni di arrivi), 150 milioni di viaggi interni e un fatturato turistico complessivo di quasi 43 miliardi di dollari. Si tratta di un importante incremento rispetto ai 21,2 milioni di arrivi internazionali del 2025, che a sua volta aveva registrato un incremento del 20% rispetto al 2024, superando per la prima volta i livelli precedenti alla pandemia di covid-19 del 2020. Le stime suggeriscono che entro il 2030 la cifra annuale di visitatori stranieri potrebbe salire a 29 milioni. 

Quest’anno i primi dieci mercati di provenienza dei turisti stranieri sono stati, in ordine, Cina, Corea del Sud, Russia, Taiwan, Cambogia, Stati Uniti, India, Giappone, Filippine e Australia. Cina e Corea del Sud restano di gran lunga i due mercati principali, ma è la Russia a crescere più rapidamente: nei primi cinque mesi dell’anno sono arrivati 617.851 turisti russi, una cifra che di poco non corrisponde al totale registrato tutto il 2025. Si tratta di un effetto della guerra in Ucraina, che ha spinto diversi Paesi europei a restringere i visti ai cittadini russi, dirottando le vacanze verso il Vietnam. Tra turisti e influencer di viaggi, Ho Chi Minh City è stata persino scherzosamente soprannominata “Saigongrad”. Mentre già nel 2025 il Vietnam ha superato per la prima volta la Thailandia come destinazione preferita dai turisti cinesi, attirando 5,3 milioni di visitatori contro i 4,5 milioni diretti a Bangkok. Questa crescita è stata favorita anche dalla liberalizzazione degli ingressi: i cittadini di una dozzina di Paesi, tra cui Belgio, Ungheria e Svizzera, possono restare in Vietnam fino a 45 giorni senza visto. Allo stesso tempo la compagnia privata Vietjet ha aperto nuove rotte da Cina, Giappone e Singapore.

Una pioggia di investimenti…

Il governo vietnamita, che negli ultimi anni ha accentrato il potere e varato un preciso piano di riforme per la crescita economica, ha proposto un piano nazionale di sviluppo delle infrastrutture turistiche per il periodo 2021-2030, con orizzonte al 2045, in cui stima un fabbisogno complessivo di circa 144 miliardi di dollari, di cui solo il 3-5% dovrebbe arrivare da fondi statali: il resto - tra il 95 e il 97% - dovrà provenire da capitali privati ed esteri, in gran parte tramite partenariati tra il settore pubblico e quello privato. Hanoi ha inserito tra le priorità di sviluppo l’ampliamento dei principali scali internazionali, nuovi collegamenti tra le destinazioni turistiche, hotel e resort a 4-5 stelle, e la modernizzazione di porti per le crociere. Proprio a causa dei trasporti e dei collegamenti carenti, oggi il Vietnam occupa il 59° posto su 119 nel Travel and Tourism Development Index, dietro Thailandia, Malaysia e Indonesia.

Finora oltre 830 milioni di dollari sono stati investiti nel nuovo aeroporto sull’isola di Phu Quoc, realizzato dal conglomerato locale Sun Group insieme a Changi Airport Group (lo stesso gruppo dietro lo scalo di Singapore) in vista del summit APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) che si terrà proprio sull’isola nel novembre 2027. In parallelo il gruppo Vingroup ha siglato un’intesa con la britannica IHG Hotels & Resorts per portare quattro marchi alberghieri a Can Gio, distretto costiero di Ho Chi Minh City, mentre Sun Group ha ampliato la collaborazione con Hilton per realizzare cinque hotel con oltre duemila camere tra Phu Quoc, Da Nang e Quang Ninh.

…per superare i vicini e senza ripetere i loro errori

L’ambizione del governo è superare la Malaysia e la Thailandia (che ha visto una diminuzione delle prenotazioni dopo la guerra al confine con la Cambogia e i frequenti scandali legati agli scam center) come principale meta turistica del sud-est asiatico. Il piano nazionale di Hanoi fissa l’obiettivo di 45-50 milioni di visitatori internazionali entro il 2030, pari a una crescita media annua del 16-19%. 

Alcuni osservatori sottolineano il Vietnam sta anche cercando di non ripetere gli errori dei vicini. Secondo quanto dichiarato a Fortune da Vu Minh Khuong, docente alla Lee Kuan Yew School of Public Policy, Hanoi ha osservato i problemi di over-turismo che oggi affliggono Bali, in Indonesia, e la Thailandia e sta cercando di trarne le opportune lezioni. Anche il Vietnam rischia però di ritrovarsi con hotel e aeroporti sottoutilizzati, lo stesso problema con cui oggi si trova a fare i conti la Thailandia. 

La rapidità di questa crescita sta già mettendo a dura prova le infrastrutture esistenti. Secondo AirHelp, piattaforma che raccoglie diversi dati sui viaggi internazionali, tre dei dieci peggiori aeroporti al mondo nel 2026 si trovano in Vietnam, a causa dei rallentamenti burocratici e delle lunghe attese. E dal 1° luglio entrerà inoltre in vigore l’obbligo di presentare, fino a sette giorni prima dell’arrivo, una dichiarazione sanitaria, con la possibilità per le autorità di richiedere prove di vaccinazione o ulteriori controlli che in alcuni casi potrebbero richiedere fino a due ore. Si tratta di una misura che Hanoi giustifica con la necessità di prevenire la diffusione di malattie infettive come Ebola e la febbre di Nipah, ma che rischia di allungare ulteriormente le code negli scali.

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