31/05/2016, 11.26
IRAQ
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Il grazie ai cristiani iracheni da parte di un leader sciita

di Joseph Mahmoud

Personalità cristiane, musulmane, yazidi e sabei hanno partecipato alla preghiera per la pace promossa dal patriarcato caldeo. Il leader sciita Ali Al-Yacoubi ha ringraziato l’opera dei “nostri fratelli” cristiani, che pur avendo “sofferto molto” hanno continuato a promuovere “l’unità”. Una risposta comune contro “ogni gesto e atto di terrorismo”. 

 

Baghdad (AsiaNews) - I “nostri fratelli cristiani” vanno ringraziati perchè sono un elemento di pace e di convivenza per l’Iraq, perché “pur avendo sofferto molto” non hanno mai risposto agli attacchi con la violenza, ma hanno continuato a promuovere “l’unità” di un Paese che “deve essere di e per tutti”. È quanto ha sottolineato ad AsiaNews il leader religioso sciita Ali Al-Yacoubi, intervenendo alla “Preghiera di pace per l’Iraq, la Siria e l’intera regione mediorientale”, che si è tenuta ieri pomeriggio a Baghdad. In un periodo storico caratterizzato dalla barbarie dei gruppi jihadisti, da crisi politiche e attacchi contro comunità e fedeli (anche cristiani), il rappresentante dell'ente sciita Endowment (Awkaf) ha ricordato che “l’Iraq è per il cristiano, per lo yazidi, per il musulmano e per ogni cittadino in cerca di pace”. 

“Desidero ringraziare [la Chiesa caldea e il patriarca] per l’invito e rivolgo a tutti i presenti gli auguri per questa festa” ha detto il leader religioso sciita. “Approfitto dell’occasione - ha proseguito  - per confermare la nostra fraternità a tutto il popolo irakeno, le preoccupazioni per la sua sicurezza contro ogni gesto o atto di terrorismo”. “Preghiamo Dio - ha concluso - di proteggere l’Iraq, di dare la pace e di unire i nostri cuori nell’amore per questa amata patria”. 

Raccogliendo l’appello del patriarca caldeo mar Louis Raphael Sako, ieri pomeriggio diverse personalità religiose irakene, diplomatici e semplici cittadini hanno partecipato all’iniziativa di preghiera che si è tenuta nella chiesa dedicata alla Regina del Rosario, a Baghdad. Un appuntamento che ha voluto celebrare l’Anno giubilare della Misericordia, la fine del mese di maggio dedicato alla Madonna e il prossimo inizio del Ramadan, il periodo di digiuno e preghiera islamico. 

I partecipanti hanno recitati inni, salmi e preghiere comuni, guidati dalla corale di Baghdad. Fra le personalità che hanno aderito all’iniziativa Sheikh Yousif Al-Nasery, segretario generale del Consiglio della Shura, Sayyed Ibrahim al-Jaber, rappresentate del movimento che fa capo al leader sciita Moqtada al-Sadr, diplomatici e membri della società civile irakena. L’ex Primo Ministro e attuale vice-presidente Iyad Allawi ha inviato un telegramma di plauso e di sostegno per la manifestazione; un appuntamento voluto con forza dalla Chiesa caldea, al quale non ha potuto partecipare il rappresentante sunnita Abdul-Latif Al-Humaim, per impegni dell’ultima ora. 

Tutti i presenti hanno insistito sull’importanza di temi quali la riconciliazione, la pace, l’uguaglianza e la promozione della coesistenza armoniosa, gli elementi sui quali fondare la costruzione di un Iraq moderno, multi-confessionale, laico, aperto a tutti. Fra la folla di fedeli riuniti in preghiera si distinguevano anche personalità ecclesiastiche di Baghdad, rappresentanti sabei e yazidi, ambasciatori e membri del Parlamento. Al termine della cerimonia i leader religiosi hanno deposto una candela ai piedi della statua della Vergine, con la speranza che possa “illuminare” le menti dei terroristi e promuovere una cultura di “tolleranza e amore”. 

Nel suo intervento il patriarca caldeo ha ricordato che l’Anno giubilare della Misericordia e il Ramadan sono “una opportunità per correggere le percezioni reciproche” e per “scegliere la via che conduce alla pace, alla riconciliazione” e a un “clima di fiducia”. Mar Sako ha inoltre esortato i presenti a unire gli sforzi per diffondere “la cultura della tolleranza”, rafforzare “i valori di appartenenza” alla nazione e “mettere al bando ogni forma di estremismo”.

Infine, sua beatitudine ha invitato tutti i presenti a scambiarsi un gesto di pace e stringersi la mano. 

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