17/05/2026, 10.47
ECCLESIA IN ASIA
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La fede oltre le sofferenze: la visita ad Limina dei vescovi del Pakistan

di Shafique Khokhar

In questi giorni i presuli del Paese hanno vissuto in Vaticano l'incontro con il papa e i dicasteri della Curia romana. Il presidente della Conferenza episcopale Shukardin ai media vaticani: "Ci ha dato una nuova visione e una nuova speranza per il futuro”. Evangelizzazione, povertà e mancanza di opportunità educative le principali sfide.

SIslamabad (AsiaNews) – Durante questa settimana i vescovi cattolici del Pakistan hanno compiuto la loro ad limina Apostolorum in Vaticano, l’incontro che ogni cinque anni i vescovi di tutto il mondo hanno collegialmente con il papa e con i responsabili dei dicasteri della Curia romana. L’appuntamento è stato l’occasione per esprimere sia speranza sia preoccupazione per il futuro dei cristiani nel Paese.

Parlando ai media vaticani durante la visita, mons. Samson Shukardin, vescovo di Hyderabad e presidente della Conferenza Episcopale Cattolica del Pakistan, ha descritto il pellegrinaggio come un momento di rinnovamento spirituale e di incoraggiamento per la Chiesa in Pakistan: “Questa visita è molto importante per noi perché, spiritualmente e fisicamente, ci ha dato una nuova visione e una nuova speranza per il futuro”, ha dichiarato il vescovo Shukardin aggiungendo che le discussioni con i funzionari vaticani hanno offerto incoraggiamento per la missione della Chiesa in Pakistan.

Il vescovo ha indicato come principali sfide l’evangelizzazione, la povertà e la mancanza di opportunità educative, lodando al contempo la resilienza e la fede della comunità cristiana pakistana. “La nostra gente è ancora analfabeta ma forte nella fede - ha commentato -. Sono poveri ma sempre pronti a lavorare duramente”.

I cristiani costituiscono una piccola minoranza in Pakistan, Paese a schiacciante maggioranza musulmana. Dalla creazione dello Stato nel 1947, la popolazione cristiana è cresciuta da circa un milione alla stima attuale di 3-3,5 milioni di persone, anche se i leader della comunità sostengono spesso che i censimenti sottostimino le minoranze.

La maggior parte dei cristiani pakistani sono cattolici e protestanti, con grandi comunità concentrate nel Punjab e a Karachi. Nel corso dei decenni, la comunità ha svolto un ruolo significativo nell’istruzione, nella sanità, nell’assistenza infermieristica e nel welfare sociale attraverso scuole missionarie, ospedali e organizzazioni caritative. Nonostante questo molti cristiani faticano ancora a godere di pari diritti nella società. “Molti dei nostri fedeli non ricevono uguali diritti”, ha commentato mons. Shukardin. “Abbiamo un grande problema riguardo ai casi di blasfemia. Esistono anche conversioni forzate”.

Le leggi sulla blasfemia in Pakistan hanno origine durante il dominio coloniale britannico, ma sono diventate molto più severe durante le politiche di islamizzazione introdotte dall’ex governante militare Muhammad Zia-ul-Haq negli anni ’80. Da allora, le accuse di blasfemia sono aumentate drasticamente, spesso provocando tensioni comunitarie e violenze. Sebbene si applichino a tutti i cittadini, le minoranze religiose, inclusi cristiani, indù e ahmadi, hanno spesso denunciato una vulnerabilità sproporzionata alle accuse.

Secondo l’ultimo rapporto annuale pubblicato dal Centre for Social Justice, nel 2024 sono stati registrati 344 nuovi casi di blasfemia in Pakistan. Il rapporto osserva che il 70% degli accusati erano musulmani, seguiti da ahmadi, indù e cristiani. Il Punjab ha registrato il numero più alto di casi, rappresentando il 62% di tutti gli incidenti segnalati, con Sheikhupura e Lahore tra i distretti più colpiti. Il rapporto afferma inoltre che dal 1987 almeno 2.793 persone sono state incriminate ai sensi delle leggi pakistane sulla blasfemia, mentre tra il 1994 e il 2024 sono stati registrati 104 omicidi extragiudiziali collegati ad accuse di blasfemia.

Le conversioni religiose forzate restano inoltre una grave preoccupazione per le comunità minoritarie in Pakistan. I gruppi per i diritti affermano che le ragazze indù e cristiane, molte delle quali minorenni, sono particolarmente vulnerabili a rapimenti, conversioni coercitive e matrimoni forzati. Il Centre for Social Justice ha riportato 421 casi di conversione forzata tra il 2021 e il 2024, inclusi 282 casi riguardanti ragazze indù e 137 ragazze cristiane. Secondo il rapporto, il 71% delle vittime era minorenne, mentre la provincia del Sindh rappresentava quasi il 69% di tutti i casi segnalati.

Il vescovo Shukardin ha riconosciuto che i cristiani in Pakistan affrontano talvolta rifiuto e persecuzione a causa della loro fede e della loro testimonianza pubblica. “La nostra Chiesa sta attraversando difficoltà, ma speriamo che un giorno otterremo pari diritti nel Paese”.

P. Rasheed Asi, direttore della Commissione cattolica per Giustizia e Pace della diocesi di Faisalabad, commentando ad AsiaNews questa visita in Vaticano dei vescovi pakistani, ha affermato che la conferenza episcopale cattolica è diventata la voce delle persone senza voce. I cristiani, insieme ad altre minoranze, soffrono e attendono il riconoscimento dei loro diritti umani fondamentali. Per questo, conclude, “dobbiamo sostenere la nostra gente attraverso l’istruzione, rendendola consapevole dei propri diritti e rafforzandola nella fede”.

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