Myanmar senza carburante per i civili ma non per i bombardamenti: 17 morti in un monastero
La giunta militare birmana ha introdotto nuove restrizioni alla distribuzione di benzina e petrolio, mentre nel Sagaing è stato colpito un complesso che ospitava oltre cento sfollati. Alcuni attivisti hanno documentato come milioni di litri di carburante vengono destinati all’aviazione militare, nonostante la crisi che sta paralizzando il Paese.
Yangon (AsiaNews) – In Myanmar la giunta militare ha imposto nuove restrizioni sul carburante per la popolazione a causa delle guerra in Medio Oriente, ma ha proseguito senza sosta la campagna di bombardamenti contro obiettivi civili, dirottando il poco carburante rimasto ai propri jet.
Almeno 17 civili sono stati uccisi in un attacco aereo contro un monastero buddista nella regione settentrionale del Sagaing. Il bombardamento, avvenuto il 20 marzo nel comune di Katha, ha colpito un complesso che ospitava oltre cento sfollati interni in fuga dai combattimenti. Secondo fonti locali, tra le vittime ci sono anche i monaci che avevano aperto il monastero come rifugio, mentre circa 20 persone sono rimaste gravemente ferite-
Al momento del raid - hanno riferito residenti e fonti legate ai gruppi di resistenza - non erano in corso combattimenti sul campo. Gli sfollati presenti nel monastero erano famiglie che avevano lasciato i propri villaggi a dicembre dello scorso anno a causa degli scontri sempre più violenti tra le forze del regime, guidate dal generale Min Aung Hlaing, e i gruppi armati locali che compongono la resistenza.
Subito dopo l’attacco le autorità hanno interrotto le comunicazioni telefoniche e sospeso le connessioni internet per ritardare la diffusione delle informazioni. Negli stessi giorni gli aerei militari hanno colpito scuole, villaggi e altri edifici civili nei comuni di Kani, Ayadaw e Myaung, tutte località del Sagaing, una delle roccaforti delle milizie che combattono contro l’esercito birmano.
Le organizzazioni di soccorso hanno riferito anche di una grave carenza di medicinali, anestetici e materiali chirurgici, situazione aggravata dalla difficoltà di trasporto dovuta alla mancanza di carburante.
Una grave crisi energetica sta infatti colpendo il Paese a causa della guerra che Stati Uniti e Israele hanno lanciato contro l’Iran. Davanti alle stazioni di servizio si possono vedere lunghe file di persone che tentano di reperire un po’ di benzina. I distributori chiudono poche ore dopo aver ricevuto il carburante. A Yangon, il diesel premium è passato in un giorno da 3.560 (1,50 euro) a 4.820 kyat (2 euro) al litro. Sul mercato nero, il prezzo dell’ottano 92 ha raggiunto tra i 7mila e i 10mila kyat (tra i 2,90 e i 4,20 euro al litro).
Il regime, sostenendo di avere riserve nazionali per i prossimi 50 giorni, ha introdotto nuove restrizioni, limitando gli automobilisti a un massimo di due rifornimenti a settimana. La misura, annunciata dal ministero dell’Informazione, sostituirà nelle prossime settimane il sistema di razionamento “pari-dispari” introdotto all’inizio del mese. La settimana lavorativa dei dipendenti pubblici è stata ridotta a quattro giorni a settimana e le autorità hanno chiesto al settore privato di fare lo stesso.
Tuttavia la scarsità di carburante non sembra aver inciso sulle operazioni militari. Mentre la popolazione non riesce nemmeno a riempire il serbatoio di una motocicletta, il regime utilizza i suoi aerei per bombardare un monastero che ospita donne e bambini”, hanno commentato alcune fonti locali.
Secondo il gruppo di attivisti di Blood Money Campaign, solo negli ultimi tre mesi l’aviazione militare ha consumato oltre 1,94 milioni di galloni di carburante, pari a 8,8 milioni di litri, per un costo superiore a 4,16 milioni di dollari.
Il dato emerge da un’analisi basata sul consumo medio orario dei principali velivoli in dotazione all’esercito birmano, la cui flotta comprende aerei di produzione russa, cinese, pakistana e serba, tra cui caccia Su-30SME, MiG-29 e Yak-130. Secondo il rapporto, il Su-30SME risulta il più “costoso” in termini di consumo, con circa 1.500 galloni all’ora, seguito dal MiG-29 con 900. Altri velivoli come il JF-17 e l’F-7M consumano circa 600 galloni all’ora. Tradotti in costi, questi consumi rappresentano una spesa compresa tra circa 500 e 3.500 dollari per ogni ora di volo, a seconda del tipo di aereo. Si tratta di stime basate su un prezzo medio del carburante di circa 2,15 dollari per gallone - precisa il rapporto -, precedente all’attuale crisi internazionale, e che non includono altre spese operative come armamenti, manutenzione o logistica.
In altre parole, mentre milioni di cittadini affrontano blackout, rincari e limitazioni agli spostamenti, l’aviazione militare mantiene piena operatività, impiegando carburante in quantità significative per sostenere i raid contro aree controllate dai gruppi di resistenza.





