21/01/2024, 13.35
VATICANO
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Papa nella Domenica della Parola: 'Invochiamo il Signore per la pace'

Francesco ha dato il via all'Anno della Preghiera, in attesa del Giubileo 2025, chiedendo di pregare "per prepararci a vivere bene questo evento di grazia". In questi giorni l'invito a pregare "per l'unità dei cristiani" e per la pace. Un pensiero ai "tantissimi bambini feriti e uccisi": a Gaza sono oltre 10mila dall'inizio del conflitto. "Costruire la pace per loro".

Città del Vaticano (AsiaNews) - Oggi è la V Domenica della Parola di Dio. Istituita nel 2019, quest’anno ha per tema “Rimanete nella mia Parola” (Gv 8, 31). Papa Francesco nelle parole pronunciate dopo la recita dell’Angelus ha dato il via all’Anno della Preghiera, che consiste in dodici mesi dedicati a riscoprirne “il grande valore e l’assoluto bisogno”, ha spiegato, specialmente in preparazione al Giubileo 2025 e all’apertura della Porta Santa. “La preghiera nella vita personale, nella vita della Chiesa, la preghiera nel mondo”, ha aggiunto il Santo Padre.

Guardando all’anno giubilare, dal motto “Pellegrini di speranza”, il cui avvio è previsto per la fine del 2024, il Pontefice ha rivolto un invito a quanti in ascolto, sia da piazza San Pietro, gremita nonostante il freddo romano degli ultimi giorni, sia da remoto: “Vi chiedo di intensificare la preghiera per prepararci a vivere bene questo evento di grazia. E sperimentare la forza della speranza di Dio”. Ad accompagnare i fedeli nei prossimi mesi di attesa saranno anche i sussidi che “il Dicastero per l’Evangelizzazione metterà a disposizione”, ha spiegato Papa Francesco. 

Ma in questi giorni l’invito urgente è quello di pregare “per l’unità dei cristiani”, ha sottolineato Bergoglio, e per la pace nei conflitti che attanagliano il mondo. “Non stanchiamoci di invocare il Signore per la pace in Ucraina, in Israele, in Palestina, e in tante altre parti”, ha continuato. Rivolgendo un pensiero ai “più deboli”, i primi a soffrire la persistenza della guerra. “Penso ai piccoli, ai tantissimi bambini feriti e uccisi, a quelli privati di affetti, di sogni e di futuro”, ha affermato Papa Francesco. Le ultime stime parlano infatti di oltre 10mila bambini uccisi a Gaza dal 7 ottobre, secondo il Ministero della Saluta Palestinese, su un totale di almeno 25mila vittime; più di 60mila sarebbero invece le persone ferite. “Sentiamo la responsabilità di pregare e costruire la pace per loro”.

Papa Francesco, a conclusione del commento che ha seguito la preghiera mariana, ha ricordato anche il rapimento di venerdì scorso “di un gruppo di persone” ad Haiti, tra cui sei suore della Congregazione di Sant’Anna. Queste sono state prelevate mentre viaggiavano in pullman verso Port-au-Prince. “Ho appreso con dolore la notizia. Nel chiederne accoratamente il rilascio, prego per la concordia sociale nel paese”. Poi un invito: “Far cessare le violenze che provocano tante sofferenze a quella cara popolazione”. 

Alle 9.30 di questa mattina il Santo Padre ha presieduto la Santa Messa nella Basilica di San Pietro in occasione della Domenica della Parola. In questa occasione ha conferito i ministeri del Lettorato e del Catechista a 11 laiche e laici giunte da tutto il mondo. Nel prosieguo dell’omelia Papa Francesco ha parlato del “dinamismo” della Parola di Dio, a partire dal Vangelo di oggi (Mc 1,14-20) in cui si narra “la vocazione dei primi discepoli”, chiamati da Gesù con le seguenti parole: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. Dinamismo che nasce dall’assunto che la Parola “non ci lascia chiusi in noi stessi, ma dilata il cuore, fa invertire la rotta, ribalta le abitudini”. E ancora: “Dischiude orizzonti impensati”. La Parola “desidera fare questo a ognuno di noi”, ha affermato Bergoglio. Sono molti gli esempi di “testimoni del Vangelo” per i quali ad un certo punto “la Parola è stata decisiva”: Sant’Antonio, Sant’Agostino, Santa Teresa di Gesù Bambino, Francesco d’Assisi. “Perché per molti di noi non accade lo stesso?”, ha domandato il Pontefice. “Travolti da mille parole, ci lasciamo scivolare addosso pure la Parola di Dio”, ha spiegato. Concentrando quindi la riflessione su due azioni proposte dal Vangelo odierno: lascare e seguire. Infatti, dopo l’invito di Gesù, Simone e il fratello Andrea “lasciarono le reti e lo seguirono”. Lasciare significa staccarsi dalle “insicurezze” e dalle “abitudini”. Seguire vuol dire “maturare nella verità e nella carità”. 

Nel commento che ha preceduto la recita dell’Angelus, Papa Francesco affacciato dal Palazzo Apostolico è tornato sul brano dell’evangelista Marco, spiegando che l’azione di Gesù raccontata è una delle prime cose che “compie all’inizio della vita pubblica”. Ciò comunica che il “Signore ama coinvolgerci nella sua opera di salvezza, ci vuole attivi con Lui, responsabili e protagonisti”, ha sottolineato. E lo fa con tanta “pazienza”, perché spesso i discepoli faticavano a cogliere i suoi insegnamenti. Infine, Papa Francesco ha affermato che “annunciare il Vangelo, dunque, non è tempo perso: è essere più felici aiutando gli altri a essere felici”. Perché quando qualcuno si unisce, “nella bellissima avventura di donare amore”, a Gesù, il quale ha portato “la salvezza di Dio a tutti”, “la luce e la gioia si moltiplicano”. 

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