18/02/2026, 10.41
QATAR - M. ORIENTE
Invia ad un amico

Parroco di Doha: ‘Ancorati alla preghiera’ per la pace in un Medio oriente ‘sofferente’

di Dario Salvi

Nella nuova puntata del reportage di AsiaNews nel vicariato del Nord Arabia la testimonianza di p. Paulraj Devaraj. Una comunità ”multiculturale” che guarda preoccupata alle tensioni regionali, da Gaza all’Iran. Fra i fedeli vi è “maggiore sensibilità”, molti hanno “familiari e amici colpiti dalla guerra”. La sola parrocchia è il “centro” delle attività, numerose le sfide pastorali. 

 

Doha (AsiaNews) - Dal conflitto a Gaza alle tensioni fra Israele (sostenuta dagli Stati Uniti) e Iran, la regione del Golfo vive una fase turbolenta con “profonde ripercussioni” sulla comunità, perché “molti dei nostri fedeli vengono da tutto il Medio oriente e hanno familiari e amici colpiti duramente dalla guerra”. È quanto racconta ad AsiaNews p. Paulraj Devaraj, cappuccino e parroco della chiesa di Nostra Signora del Rosario a Doha, in Qatar, parte del vicariato apostolico dell’Arabia settentrionale, territorio che comprende anche Bahrein, Kuwait e Arabia Saudita.

Una situazione, prosegue il sacerdote di origine indiana, che “ha portato preoccupazione, tristezza e incertezza”. Sebbene la parrocchia non abbia subito conseguenze dirette, vi è “maggiore sensibilità” specialmente fra quanti “hanno sentito l’impatto in modo più personale. Molti - sottolinea - nutrivano timori per i propri cari, preoccupazioni per la stabilità regionale e dolore per le sofferenze umane che si verificavano così vicino a noi”.

A fronte di una spirale di violenza i cui echi risuonano ancora in questi giorni di dialoghi e trattative sul nucleare (e altro) fra Washington e Teheran per scongiurare un nuovo conflitto, i cattolici in Qatar - lambiti dalla Guerra dei 12 giorni a giugno - restano “ancorati alla preghiera”. In questi giorni la diplomazia internazionale è al lavoro nel tentativo di placare i venti di guerra: l’ambasciata di Mascate in Svizzera ospita i colloqui indiretti cui partecipano il ministro iraniano degli Esteri Abbas Araghchi e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, con la mediazione del ministro omanita degli Esteri Badr-AlBusiadi. Le due parti parlano incontri costruttivi e di progressi, ma restano diversi dettagli da discutere e resta fissato l’orizzonte di due settimane per un accordo. Intanto proseguono anche i lavori del Board of Peace voluto dal presidente Usa Donald Trump per Gaza (e sul quale ha potere decisionale esclusivo), cui il Qatar è Paese membro ma che registra in queste ore la conferma della mancata adesione della Santa Sede . Domani a Washington è in programma la prima riunione al Donald J. Trump Institute of Peace. 

“Abbiamo organizzato - racconta p. Devaraj - momenti speciali di intercessione per la pace, fra cui ore sante, rosari e intenzioni dedicate durante la Messa”. I fedeli, prosegue, hanno pregato “per la protezione delle persone innocenti, il conforto delle famiglie in lutto e la guida dei leader verso la riconciliazione”. “Questi incontri - sottolinea - hanno rafforzato il senso di unità e compassione, ricordandoci che la Chiesa deve sempre essere un segno di speranza. Pur consapevoli del contesto e delle sensibilità del Qatar, l’obiettivo è di accompagnare spiritualmente le persone, promuovere la pace e incoraggiare la fiducia in Dio in questo momento di profonda sofferenza per la regione”.

Fondata nel 2006, quella di Nostra Signora del Rosario è la prima chiesa cattolica autorizzata in Qatar su richiesta degli ambasciatori presenti nel Paese, soprattutto quello di Francia, e costruita su un terreno donato dall’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani. Il luogo di culto è stato consacrato il 15 marzo 2008 dal card. Ivan Dias, allora prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ed è al servizio di una comunità che conta circa 300mila fedeli. Una realtà composta “da espatriati provenienti da diversi Paesi” e “multiculturale” che conferisce “un ricco mosaico di lingue, tradizioni e pratiche devozionali”. La parrocchia “é il centro” e “offre messe, sacramenti e programmi pastorali in molte lingue tra cui inglese, arabo, tagalog, malayalam, konkani, tamil, urdu, singalese, francese, italiano, spagnolo, swahili e portoghese”. Una “casa spirituale e sociale” che fornisce “appartenenza, sostegno e fratellanza a una popolazione in costante cambiamento”.

“Operando nel quadro giuridico e culturale del Qatar, la parrocchia - racconta il sacerdote - si affida a volontari per coordinare ministeri, formazione alla fede e attività giovanili” affrontando sfide quotidiane fra cui “il frequente ricambio della popolazione e lo spazio limitato per il culto”. A pesare anche “l’assenza di scuole cattoliche” che rende “essenziali” i “programmi parrocchiali”; la Chiesa svolge la missione “con sensibilità, rispettando le norme locali e offrendo sostegno emotivo, materiale e spirituale agli espatriati”. “Tuttavia, nonostante queste sfide - avverte - la comunità cattolica rimane vivace, disciplinata e profondamente devota. I fedeli dimostrano partecipazione, unità e cooperazione notevoli, creando una testimonianza vivente di speranza e fratellanza”.

Rispetto agli altri paesi del Vicariato Apostolico dell’Arabia Settentrionale la comunità cattolica presenta caratteristiche distintive. Il Bahrein e il Kuwait vantano una lunga storia di chiese riconosciute e di vita parrocchiale pubblica, con diverse parrocchie e strutture consolidate, mentre il Qatar ha uno sviluppo più recente ma è cresciuto fino a diventare uno degli ambienti pastorali più organizzati e strutturati. “La popolazione cattolica - racconta il sacerdote - è particolarmente numerosa e diversificata” e ha richiesto un approccio pastorale ”altamente coordinato e un modello unico in cui tutti i ministeri, i riti e le comunità operano all’interno di un solo complesso parrocchiale”.“I sacerdoti - prosegue - servono con notevole dedizione, ma la nostra missione quotidiana comporta sfide impegnative. Svolgiamo il ministero in un contesto giuridico che richiede vigilanza costante, poiché le espressioni pubbliche di fede sono limitate e la Chiesa deve operare nel pieno rispetto delle norme locali”.

“La comunità multinazionale e multilingue della parrocchia - spiega p. Devaraj - arricchisce la Chiesa, ma richiede un costante adattamento alle diverse aspettative culturali, tradizioni liturgiche ed esigenze linguistiche”. Dato che molti parrocchiani sono lavoratori migranti il loro “accompagnamento a lungo termine può essere difficile” e “le esigenze pastorali immense: battesimi, matrimoni, funerali, confessioni, richieste di consulenza e visite ospedaliere. Molti fedeli portano con sé fardelli personali - difficoltà familiari, pressioni finanziarie, preoccupazioni lavorative - che i sacerdoti devono affrontare con compassione, nonostante il tempo e il personale limitati. Ciò può portare a stanchezza o addirittura esaurimento”. Al contempo ogni attività “deve rispettare l’ambiente interculturale e interreligioso, mantenendo forti relazioni con le autorità locali e la società in generale”.

In termini di cura pastorale, la priorità è “rafforzare la vita spirituale dei fedeli aiutandoli ad approfondire il loro rapporto con Cristo attraverso i sacramenti, la preghiera e una solida catechesi” spiega il sacerdote. “Molti parrocchiani - racconta - vivono lontani dalle loro famiglie e dai loro sistemi di sostegno, quindi un accompagnamento compassionevole attraverso la consulenza, l’ascolto e la guida personale rimane essenziale. Altra priorità fondamentale è sostenere la vita familiare e la formazione alla fede, assicurando che i bambini, i giovani e le coppie che si preparano al matrimonio ricevano istruzione adeguata e incoraggiamento”. Infine, uno sguardo al futuro richiamando il Giubileo della Speranza da poco concluso in un quadro di incertezza e timori di nuovi conflitti: “Come pellegrini di speranza - conclude - percorriamo questo cammino con fede, cercando la crescita spirituale, la pace e un rapporto più profondo con Cristo”. 

ARTICOLI PRECEDENTI:

Mons. Berardi: dai bambini del vicariato d’Arabia doni di pace per Gaza

Che cosa è cambiato davvero a Riyadh? Il 'termometro' dei giovani

Vicario d’Arabia: Natale di riti e tradizioni diverse, speranza di una ‘Chiesa viva’

'Il nostro Natale da cattolici in Arabia Saudita'

'Io, cattolico indiano in terra d’Arabia, e la fede che fiorisce in luoghi inaspettati’

Kuwait: la basilica di Nostra Signora d’Arabia luce che illumina una chiesa sofferente

P. Dominic: 'I miei 52 anni da sacerdote nel Golfo'

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Kuwait: la basilica di Nostra Signora d’Arabia luce che illumina una chiesa sofferente
15/01/2026 13:54
Vicario d’Arabia: Natale di riti e tradizioni diverse, speranza di una ‘Chiesa viva’
19/12/2025 10:20
Mons. Berardi: dai bambini del vicariato d'Arabia doni di pace per Gaza
09/12/2025 12:41
Vicario d’Arabia: a Doha ‘dialogo possibile’ anche dopo il raid di Israele ad Hamas
10/09/2025 12:15
Il nuovo vicario di Aleppo Jallouf: 'Ricostruire una comunità insanguinata da guerra e terremoto'
03/07/2023 10:41


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”