26 Giugno 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  •    - Kazakistan
  •    - Kyrgyzstan
  •    - Tagikistan
  •    - Turkmenistan
  •    - Uzbekistan
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 17/05/2017, 12.34

    UZBEKISTAN

    Attivisti ricordano la strage di Andijan. Per la prima volta in 12 anni la polizia non interviene



    Il 13 maggio 2005 morirono almeno 700 persone. Il governo li dichiarò terroristi armati, perseguitando i testimoni negli anni successivi. Ogni anno, alla commemorazione, la polizia tratteneva i partecipanti. Un segnale di apertura del nuovo presidente Shavkat Mirzyaev.

    Tashkent (AsiaNews/Fergana) – Gli attivisti di Human Rights Alliance dell’Uzbekistan (Pau) hanno tenuto la tradizionale dimostrazione in memoria delle centinaia di cittadini di Andijan uccisi in una sparatoria il 13 maggio del 2005. La manifestazione si è tenuta ai piedi del monumento al “Coraggio” lo scorso 13 maggio.

    Il 13 maggio 2005 una manifestazione di massa esplose nella città orientale di Andijan, raccogliendo le tensioni dovute alla crescente povertà e alla repressione del governo. Secondo le fonti ufficiali, i manifestanti avevano attaccato armati gli edifici governativi e la prigione. Le truppe uzbeke sono intervenute a sedare la rivolta, provocando 187 morti. Gli attivisti contestarono questa versione, affermando che si sarebbe trattato di almeno 700 morti, molti manifestanti pacifici, inclusi donne e bambini, e addirittura persone di passaggio. A seguito, almeno 358 persone furono condannate a lunghe pene detentive con sentenze “segrete”, che attivisti e familiari non hanno mai potuto leggere.

    Con sorpresa dei partecipanti, quest’anno il Ministero degli Affari interni e il Servizio di sicurezza nazionale (Snb) non sono intervenuti a interrompere la commemorazione. La manifestazione si è svolta senza interruzioni: gli attivisti hanno depositato fiori e giocattoli ai piedi del monumento, mostrando striscioni di denuncia contro i “crimini di guerra”.

    La manifestazione di quest’anno è stata organizzata da Elena Urlaeva, leader del Pau che in passato  aveva denunciato di aver subito abusi da parte della polizia.

    Gli anni precedenti la polizia e il Snb avevano trattenuto i manifestanti, poi condannati a multe severe dalle corti di Tashkent. La polizia era intervenuta anche quando gli attivisti non tenevano in mano cartelli, ma solo fiori e giocattoli di bambini. Potenziali partecipanti venivano bloccati nelle loro abitazioni alle prime ore del mattino del 13 maggio. Ancora nel 2008, alcune Ong avevano denunciato la persecuzione dei testimoni.

    La scelta del luogo per il memoriale annuale non è casuale. Il monumento al “Coraggio” fu eretto il 20 maggio 1970 in memoria del devastante terremoto a Tashkent nel 1966. Per Urlaeva, il “monumento è connesso in maniera diretta con il coraggio del popolo uzbeko” ed è la “materializzazione dell’eroismo dei residenti di Andijan, che non hanno avuto paura di protestare contro la violazione dei loro diritti e per questo gli hanno sparato senza pietà”.

    Le autorità uzbeke e i media preferiscono non ricordare la tragedia di Andijan. Neanche la visita del Commissario per i diritti umani delle Nazioni unite Zeid Ra’ad Al Hussein ha contribuito alla menzione dell’evento nei mass media dell’Uzbekistan. Il Commissario Onu, scrivendo della sua visita fra il 10 e 12 maggio ha sostenuto che le autorità uzbeke dovrebbero “fare i conti con gli eventi del passato e assicurare che le vittime non siano dimenticate e le loro sofferenze affrontate”.

    Da quando è entrato in carica a inizio dicembre il Presidente uzbeko Shavkat Mirzyaev il Paese ha mosso dei passi in una direzione “più tollerante” con la liberazione di attivisti e giornalisti. La stessa visita del Commissario Onu è segnale di cambiamento: dal 2005 il Paese si rifiutava di collaborare con gli organi Onu per i diritti umani. 

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    04/06/2008 UZBEKISTAN
    Rilasciata un’attivista per i diritti, molti altri ancora in carcere
    La Tadjibaeva rilasciata dopo 2 anni e mezzo per le gravi condizioni di salute, ma anche grazie alle pressioni internazionali. Aveva accusato il governo del massacro di Andijan. Human Rights Watch: la comunità mondiale deve insistere su Tashkent per il rilascio dei detenuti politici.

    05/04/2007 UZBEKISTAN - KAZAKISTAN
    L’Ue in Asia centrale per parlare di diritti e petrolio
    Ieri sono terminati i tre giorni di colloqui tra la delegazione europea e l’Uzbekistan. Altri incontri con Stati dell’Asia centrale nei giorni precedenti

    06/03/2008 UZBEKISTAN
    I soldati Usa tornano nelle basi uzbeke
    Riprendono i rapporti con Stati Uniti e Unione europea. L’Occidente ha interesse per l’energia e la posizione strategica dello Stato. Appare sempre più lontano e dimenticato il massacro di Andijan.

    01/09/2006 KIRGHIZISTAN - UZBEKISTAN
    Il Kirghizistan rimpatria rifugiati uzbeki con la forza

    Lo denunciano Onu e Human Rights Watch. L'iniziativa di Bishkek mirerebbe a migliorare i rapporti con Tashkent. Ora i profughi uzbeki, fuggiti dopo al massacro di Andijan, rischiano gravi accuse e processi "politici".



    11/03/2017 08:41:00 UZBEKISTAN
    Giornalisti e attivisti scarcerati, la nuova visione di “tolleranza” di Shavkat Mirzyaev

    L’ambasciata americana in Uzbekistan approva il rilascio di giornalisti e attivisti per i diritti umani incarcerati sotto il presidente governo per motivazioni politiche. Fra gli scarcerati c’è Jamshid Karimov, noto per le sue indagini giornalistiche sulle azioni illegali compiute dalle autorità. E’ sempre stato molto attivo nell’opposizione contro la censura mediatica e ad ogni forma di autoritarismo.





    In evidenza

    VATICANO
    Papa: le Chiese d’Oriente, vivaci malgrado persecuzioni e terrorismo



    Ricevendo i partecipanti all’assemblea della “Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali” Francesco raccomanda la formazione del clero. “Non dimentichiamo che in Oriente anche ai giorni nostri, i cristiani – non importa se cattolici, ortodossi o protestanti – versano il loro sangue come sigillo della loro testimonianza”.


    CINA-GERMANIA
    L’ambasciatore tedesco chiede alla Cina la liberazione di mons. Shao Zhumin



    In una dichiarazione ufficiale sul sito dell’ambasciata, Michael Clauss chiede che al vescovo di Wenzhou, sequestrato, sia data piena libertà di movimento. Preoccupazioni espresse anche per le bozze dei nuovi regolamenti sulle attività religiose, che decretano la fine delle comunità sotterranee. E’ la prima volta dopo un decennio che un ambasciatore europeo chiede la liberazione di un vescovo.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®