03/09/2008, 00.00
FILIPPINE
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Filippine: la Arroyo cancella gli accordi di pace ed estromette il Milf dal tavolo delle trattative

di Santosh Digal
È rottura definitiva fra governo e gruppi ribelli del fronte islamico Moro, colpevoli delle recenti ondate di violenze nel Mindanao. Nell’isola vi sono quasi mezzo milione di sfollati. L’appello della Chiesa cattolica che, insieme ai musulmani, vuole una “vera pace” per il Paese.

Manila (AsiaNews) – Oggi il governo filippino ha annunciato la rottura definitiva dei colloqui di pace con i ribelli del fronte islamico Moro (Milf), ponendo fine a 11 anni di trattative minati da disaccordi e continui episodi di violenza. Il portavoce del presidente Gloria Macapagal Arroyo ribadisce che il piano di accordi è “definitivamente cancellato” e che “la politica di pace promossa dal governo si indirizzerà verso singole comunità o gruppi che dimostreranno davvero di volere la fine delle violenze”, estromettendo di fatto il Milf dal tavolo delle trattative.

La decisione delle autorità filippine è stata determinata dall’escalation di violenze registrate nelle ultime settimane nel sud del Paese, in particolare nel Mindanao; diversi attacchi dei ribelli del fronte islamico Moro hanno seminato morte e distruzione sull’isola, colpendo soprattutto civili inermi.

“Alla luce degli ultimi episodi di violenza commessi da gruppi fuorilegge – afferma il presidente Arroyo in un comunicato – il governo non firmerà il memorandum of agreement (Moa)”, ponendo di fatto la parola fine alla nascita di una zona autonoma a maggioranza musulmana nel Mindanao (Armm), il cui terreno è ricco di risorse minerali ed energetiche. “Non è possibile – ribadisce il capo di Stato – raggiungere la pace seguendo la logica della violenza, delle intimidazioni e delle armi”.

La Chiesa cattolica, al contrario, continua i suoi sforzi a favore della pace e del dialogo: il card Gaudencio Rosales, arcivescovo di Manila, ha scritto una lettera ai vescovi e agli ulema – i leader religiosi musulmani – del Mindanao, invitandoli a “proseguire il lavoro e a pregare per la pace”. La missiva è indirizzata “sia ai vescovi, sia ai fratelli e sorelle musulmani” dell’isola, colpiti da questa “nuova ondata di violenze”. “Il Mindanao è già stato segnato a lungo dalla logica aberrante delle armi e non vi sono ragioni perché tutto ciò si debba ripetere: la via della pace è la sola strada per raggiungere una PACE stabile e duratura”, sottolinea il prelato.

Continua a crescere, infine, il numero degli sfollati a causa del conflitto: secondo gli ultimi dati forniti dal National Disaster Coordinating Council (Ndcc) il numero delle persone che ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni nel Mindanao si aggira intorno al mezzo milione. Secondo le stime pubblicate oggi dal Ndcc vi sono 479.223 sfollati appartenenti a 100.024 nuclei familiari diversi. Queste persone hanno bisogno di ogni genere di assistenza, dal cibo all’acqua potabile, dai vestiti a un tetto sotto il quale dormire. L’ente filippino snocciola anche le cifre aggiornate dei morti (66 di cui 57 civili, 7 agenti della sicurezza e due guerriglieri del Milf) e feriti (79). Le ultime vittime del conflitto risalgono a lunedì scorso, quando una bomba è esplosa in una stazione dei pullman a Digos, nella provincia di Davao del Sur, uccidendo quattro persone e ferendone 21, alcune delle quali in modo grave. 

 

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