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» 07/05/2005 10:54
IRAQ
Il boom economico del Kurdistan minacciato dalle bombe del terrorismo

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – Il Kurdistan sta vivendo un successo politico e commerciale senza precedenti, ma anche un'escalation terrorista. Nel governo che ha giurato il 3 maggio, i curdi hanno ottenuto 8 dicasteri e il presidente Jalal Talabani, già leader dell'Unione patriottica del Kurdistan (Patriotic Union of Kurdistan, Puk). Ma più importante è lo sviluppo commerciale delle 3 province curde, preferite da molti investitori esteri anche rispetto a Baghdad.

Secondo alcuni dati, il governo del Kurdistan ha stipulato 70 accordi con società estere e sta curando l'esecuzione di 25 progetti per un valore di 75 milioni di dollari Usa. L'Iraq ha bisogno non tanto del denaro delle imprese straniere, ma della loro esperienza. Gli analisti individuano le ragioni per cui la zona attira le società estere anzitutto nel fatto che nel capoluogo Sulaimaniyah è stato creato un Ufficio per la promozione degli investimenti, che guida e facilita i progetti. In secondo luogo, nel marzo 2004 il governo locale ha approvato  una legge che esenta le imprese estere da ogni tassa per cinque anni,  permette la cessione gratuita di terreni per costruzioni commerciali nei grandi progetti e dà diritto a portare i profitti fuori dal Paese. Invece a Baghdad è ancora in vigore una legge istituita dall'Autorità provvisoria della coalizione (Coalition Provisional Authority, Cpa) per la quale l'esenzione dai dazi va valutata per ogni singolo progetto; inoltre gli imprenditori stranieri non possono diventare proprietari di terre e stabilimenti, ma solo ottenere una concessione per l'utilizzo fino a un massimo di 40 anni.

In terzo luogo, l'amministrazione locale sarebbe più rapida nell'esame della pratica. Secondo Abbas Noori, dirigente dell'Investment Promotion Board, nel Kurdistan sono previste procedure standard per ogni tipo di progetto commerciale e la pratica è interamente di competenza di questo unico ufficio, per cui è possibile deciderla in pochi giorni; rapidità che alcuni esperti legali e funzionari amministrativi dicono non possibile a Baghdad.

Importante è anche la maggiore sicurezza sociale con basso rischio di attentati. Nonostante i recenti gravi episodi, con centinaia di morti in pochi mesi, risulta tuttora assente un elevato numero di attentati quotidiani come avviene a Baghdad o in altre zone, anche se gli analisti temono un'escalation contro la etnia curda, con il pericolo di un contrasto etnico e religioso.

La regione gode di un importante sviluppo: Adil Karim, direttore del ricordato Ufficio per la promozione degli investimenti, dichiara che "i prezzi dei terreni sono aumentati del 300 % dopo l'intervento degli Usa e molte fabbriche sono state prese in affitto da ditte straniere", mentre è quasi terminata la costruzione del primo aeroporto della regione, proprio nella zona da cui si levavano in volo gli aerei di Saddam Hussein per la repressione contro la minoranza curda. Sono in costruzione molte strade nella zona orientale, affidate per oltre il 30% a compagnie estere, in quanto, secondo Herish Muharram, dirigente del Reconstruction Projects Institution, hanno migliori capacità tecniche. C'è un'elevata richiesta di forza lavoro, mentre con Saddam Hussein solo il governo dava lavoro ed era alta la disoccupazione: la mattina presto di fronte alla principale moschea di Sulaimaniyah c'è una lunga fila di lavoratori, anche di altre regioni, in attesa di venire chiamati.

Non mancano, tuttavia, voci critiche. A cominciare da chi sostiene che nel governo regionale, guidato dal Puk, esista diffusa corruzione, con i due principali partiti intenti a spartirsi gli uffici amministrativi e le risorse territoriali. Mentre Nawroz Jamal Khafaf, presidente del Kurdistan Contractors Union, ha denunciato che molte ditte locali stanno per fallire anche in conseguenza dei vantaggi dati alle ditte straniere e dell'aumento dei prezzi per i prodotti e le materie prime causato dallo sviluppo economico. (PB)

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