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  • » 08/03/2017, 13.00

    NEPAL

    Kathmandu: Attiviste cattoliche denunciano la tratta delle donne-schiave

    Christopher Sharma

    Le vittime vendute come fonte di organi o come schiave sessuali per i militanti islamisti. A rischio, in particolare, le appartenenti alle minoranze tamang, rai o thakuri a causa della loro pelle "bella e chiara". L'impegno del governo rallentato dai legami della tratta con la criminalità. Diversi i programmi e le manifestazioni organizzate dalle associazioni per i diritti delle donne.

    Kathmandu (AsiaNews)  – Affinché la giornata internazionale della donna abbia davvero significato, il loro sfruttamento nella tratta deve finire. È quanto ribadito da diverse esponenti cattoliche per i diritti delle donne in Nepal. Chiara la loro denuncia sull'aggravarsi del fenomeno: sempre più donne nepalesi vengono sfruttate sia come schiave sessuali che nel traffico degli organi.

    Secondo la Commissione nazionale per i diritti umani, negli ultimi due anni almeno 16mila donne sono state salvate dalla tratta, mentre 13mila sono state trafficate in diversi Paesi.

    "La modalità è cambiata," afferma Chandrasekhar Aadikari, un giornalista che si è occupato della questione. "Prima venivano vendute all'India e alla Cina come prostitute, mentre adesso centinaia di donne nepalesi vengono sfruttate da militanti islamisti come 'donne di conforto' o scudi umani". "In base a quanto riferito dai media – aggiunge – solo in Siria ci sarebbero più 300 schiave sessuali". Secondo il giornalista, sono soprattutto le appartenenti a minoranze etniche come i tamang, rai o thakuri a essere a rischio per via della loro pelle, "bella e chiara". Shesh Chandtara, presidente della Commissione nazionale per le donne, afferma che proprio a causa di questa caratteristica fisica, esse sono diventate vittime di un intenso traffico di organi: "La loro bella pelle è amata da molte persone nel mondo, desiderose di appropriarsene con operazioni di trapianto."

    Ribadendo che solo la fine del fenomeno può rendere gioiosa questa giornata, Sujata Rai, attivista cattolica, afferma che "ci sono molti altri problemi, inclusa la violenza domestica, le pratiche tradizionali e superstiziose, e la disoccupazione." Soprattutto, secondo Rai, è "intollerabile" che, mentre il mondo celebra la festa della donna, siano a migliaia quelle condannate a una vita infernale nei centri di prostituzione.

    Per un'altra attivista, Renu Rajvandari, è importante il ruolo giocato dalle religioni: se gli insegnamenti cattolici fanno il bene della famiglia, sostiene, l'islam e l'induismo, con le loro tradizioni oppressive, rappresentano un problema.

    Kumar Khadka, Ministro per la sicurezza sociale, delle donne e dei bambini, afferma che il governo sta facendo il possibile, ma che porre fine a questo fenomeno richiede tempo, soprattutto per i legami che esso ha con la criminalità. "Sappiamo che solo poche donne privilegiate stanno celebrando questo giorno e migliaia stanno piangendo e soffrendo mentre noi festeggiamo – ha dichiarato – ma per risolvere il problema è necessario uno sforzo collettivo."

    Secondo Bishnu Lamsal, segretario capo allo stesso ministero, "esistono gli strumenti legali per contrastare questo traffico, ma è difficile metterli in pratica a causa della mancanza di consapevolezza."

    Molte le organizzazioni per i diritti delle donne che stanno sottolineando questa giornata attraverso programmi e manifestazioni. Il governo del Nepal, intanto, ha dichiarato per oggi festa nazionale.

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