'Ebrei e arabi insieme alle elezioni: la nostra risposta al 7 ottobre'
Yonatan Zeigen, il figlio della pacifista Vivian Silver uccisa nei raid di Hamas il 7 ottobre, racconta la scelta di candidarsi alla Knesset con il movimento Makom Lekulanu, che concorrerà al voto di autunno in Israele. Nato dall’esperienza di “Standing Together” intende combattere guerra e paura con una proposta ispirata alla speranza. Una “casa politica” per costruire una “nuova leadership”.
Milano (AsiaNews) - Il fattore “nuovo e più importante legato a questo partito” è il suo essere caratterizzato “da una partnership completa e paritaria” fra le componenti “araba ed ebraica. Non si tratta di un partito ebraico con, al suo interno, un rappresentante arabo, o un partito arabo con un rappresentante ebreo. È un partito arabo-ebraico”. Così Yonatan Zeigen, figlio della pacifista israelo-canadese Vivian Silver, fra le oltre 1200 vittime dell’attacco che il 7 ottobre 2023 ha innescato il conflitto nella Striscia col suo carico di ulteriore morte e violenza, descrive ad AsiaNews la nascita di “Makom Lekulanu” (Un posto per tutti noi). Presentato di recente in vista delle consultazioni politiche che si terranno entro il 27 ottobre, la neonata formazione è figlia dell’esperienza attivista del movimento pacifista arabo-ebraico “Standing Together” e a guidarlo saranno Alon-Lee Green e Rula Daood.
L’obiettivo è portare all’interno della Knesset, il Parlamento israeliano, una proposta politica, sociale e istituzionale che non si fonda sulla paura, quanto piuttosto sulla speranza. “Unifica cause di cui tutti noi abbiamo bisogno - spiega Zeigen - per porre fine all’occupazione e risolvere il conflitto israelo-palestinese”. A questo si aggiunge la necessità di “cambiare radicalmente” una società israeliana segnata da anni di conflitto permanente e, avverte, “le due questioni non sono separate fra loro. Abbiamo bisogno di una riforma radicale della nostra polizia, dell’allocazione delle risorse, del sistema educativo. Questo è un partito - afferma - che si basa sull’uguaglianza: uguaglianza nazionale, uguaglianza di genere e la giustizia sociale”.
“Una casa politica”
Per il pacifista israeliano, che ha vissuto in prima persona la tragedia del 7 ottobre col massacro di Hamas che ha innescato la sanguinosa guerra a Gaza e le decine di migliaia di vittime, è “la prima volta che aderisco con entusiasmo ad un partito politico”. “Mai come ora - sottolinea Zeigen - sento di poter avere una casa politica. Ho sempre votato alle elezioni israeliane, ma mai con grande convinzione. Tuttavia, stavolta ho visto la possibilità di aderire in prima persona - prosegue - ad un movimento impegnato nel valorizzare una partnership ebraico-araba improntata all’uguaglianza, che sappia intercettare più ambiti e fronti interni alla società israeliana. Tutto questo mi ha spinto ad unirmi”. L’impegno politico segue anni di attivismo sociale, un bagaglio di esperienza e di dedizione che non si limita alla tragedia causata dal movimento che controlla la Striscia, ma vuole offrire una visione più ampia.
“Quando mia madre è stata uccisa il 7 ottobre [2023], ciò ha scatenato in me - ricorda - un fortissimo senso di responsabilità, un impegno personale nel cambiamento. Credo che la sua morte, come di tutti gli altri, si potesse prevenire ma non di certo con l’azione militare, con le armi. Non con i soldati. Si può impedire - afferma - solo con la fine dell’occupazione e la risoluzione definitiva del conflitto israelo-palestinese”. Makom Lekulanu, già dal nome, offre “una visione politica differente da quella che caratterizza la maggior parte” degli attuali rappresentanti delle istituzioni ed è “completamente diversa da quanto propone il governo” del premier Benjamin Netanyahu e dei ministri dell’ultra-destra. “Nella mia esperienza personale - ricorda - dopo il 7 ottobre ho deciso di lasciare il lavoro e di dedicarmi totalmente all’attivismo. Mi sono impegnato nel promuovere la riconciliazione, la co-resistenza, la pace”. Diventare parte attiva di questo partito, sottolinea, è “una continuazione diretta di questo attivismo” che deve guardare “alla base, alla strada ma puntare pure alla sfera politica. Abbiamo bisogno - spiega - di un governo che attui politiche diverse, per poter dar vita ad un cambiamento”.
Nuova leadership
Pensare e proporre una visione diversa non solo nella società, ma all’interno delle istituzioni è un pensiero ricorrente che già nel gennaio dello scorso anno l’attivista e pacifista israeliano aveva espresso in una intervista ad AsiaNews. Quello odierno è un cambiamento che deve venire dall’alto e che possa mutare la natura stessa di un Paese che oggi è impregnato di odio, violenza, da una guerra continua e che coinvolge più fronti, dall’Iran al Libano, da Gaza alla Cisgiordania. “Il nostro obiettivo - sottolinea Zeigen - è dare a Israele una legge costituzionale che sia improntata alla pace. Ciò significa che qualsiasi altra legge sia interpretata con la lente di questa norma primaria che è fondamento della Costituzione”.
Un progetto nato, almeno per il momento, cercando di promuovere idee e valori, senza guardare ad altre alleanze con partiti, fazioni o schieramenti fra i quali Hadash che pur potrebbero avere principi ispiratori comuni. “In Israele - racconta - vige un sistema parlamentare di coalizione. Noi, naturalmente, vogliamo collaborare con qualsiasi parte che possa essere allineata ai nostri valori. In primis i partiti arabi, ovviamente, coi quali saremmo felici di collaborare. Ma per farlo - afferma - devi prima presentarti [all’elettorato] e risultare credibile. Non puoi semplicemente importi come persona e dire di avere delle idee. Devi creare - afferma - il tuo potere politico, far valere la tua presenza e poi collaborare con gli altri da eguali”.
In tema di valori e parità è significativo il nuovo rapporto pubblicato in questi giorni dall’Istituto Zulat per l’uguaglianza e i diritti umani, che accusa il governo e le istituzioni statali di aver sfruttato il massacro di Hamas per sopprimere la libertà di parola nella comunità arabo-israeliana. “Israele è un Paese che si sta sgretolando” attacca il figlio di Vivian Silver. “Non c’è un vero Parlamento. Non esiste - prosegue - uno Stato che sia davvero al servizio dei cittadini” ma, al contrario, vi è “una organizzazione criminale che lo gestisce, che è il governo”. L’attuale esecutivo, i suoi rappresentanti radicali come il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e quello delle Finanze Bezalel Smotrich “sono impegnati a bruciare questa terra e i Paesi intorno a noi per creare sempre più nemici”. “L’unica cosa di cui si preoccupa davvero - sottolinea Zeigen - è la supremazia ebraica, ma non puoi costruire uno Stato basandoti su questo valore. Tutto ciò non è solo immorale, ma è pure infattibile all’atto pratico”.
Libano e Gaza
Israele da tempo è una nazione in guerra dentro i propri confini, con le violenze sistematiche dei coloni ebraici in Cisgiordania, così come all’esterno, a partire dal Libano che oggi è considerato il fronte caldo del conflitto. “L’assurdità - racconta l’attivista - è che hai un primo ministro in Libano [Nawaf Salam] che vuole dialogare con Israele e che parla pubblicamente di pace e di accordi, e cosa riceve in cambio? Viene sistematicamente ignorato. Al contrario, di chi parla Israele? Delle organizzazioni - prosegue - militanti ed estremiste, perché questa è l’unica lingua che Israele sa parlare, la lingua del militarismo e della forza. Quindi l’assurdità - chiosa - è che parliamo con Hezbollah e non parliamo con l’establishment libanese in cerca di collaborazione. E lo stesso facciamo con Hamas e l’Autorità palestinese che dal 1988 sta parlando di un riconoscimento di Israele, di volontà di cooperare, ma noi parliamo solo di Hamas usando il loro linguaggio di armi, di morte, di distruzione e di annientamento. E lo stesso è in Libano con Hezbollah: vi sono mezzi - prosegue - per ridurre il potere sociale e politico delle organizzazioni militanti, quando si eleva il potere della diplomazia. Politica, abbiamo bisogno - avverte Zeigen - di politica”.
Infine, un’ultima riflessione è dedicata alla Striscia dove ieri si sono recati in visita - a sorpresa - il patriarca latino di Gerusalemme card. Pierbattista Pizzaballa e il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Teofilo III. “Gaza - accusa - sta morendo. Dal 7 ottobre e per molto tempo è morta in modo forte e violento, mentre ora sta morendo silenziosamente ma è lo stesso tipo di tragedia. Un dramma silenzioso, che si consuma sotto i nostri occhi ma che si finge di non vedere. La gente a Gaza ha fame, la gente muore ma avendo lo sguardo rivolto verso altri fronti, non se ne sente più parlare. Nessuno ne parla e questa è una tragedia immane. Mi è capitato di parlare con persone nella Striscia - prosegue - che mi dicono di aver fame, di soffrire. Ancora oggi vengono bombardati e uccisi ogni giorno. Anche quello di Gaza è uno dei fronti di interesse che dobbiamo affrontare con il nostro partito - conclude - che guarda a Israele come guarda alla Palestina e ai Paesi vicini. È necessario mettere fine all’oppressione del popolo palestinese. Dobbiamo risolvere il conflitto con i palestinesi. E poi dobbiamo integrarci nella regione”.
LA “PORTA D'ORIENTE” È LA NEWSLETTER DI ASIANEWS DEDICATA AL MEDIO ORIENTE
VUOI RICEVERLA OGNI MARTEDI' SULLA TUA MAIL? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER A QUESTO LINK
14/01/2025 13:52





