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30/08/2025, 08.58
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A Nižnij Novgorod la chiesa restituita ai cattolici dal fedelissimo di Putin

di Stefano Caprio

In una delle più importanti metropoli della Federazione russa il governatore locale Nikitin ha inserito con un gesto inedito anche la chiesa cattolica tra gli edifici storici da restaurare, riconsegnandola alla piccola comunità locale, formata da alcune centinaia di fedeli di nazionalità diverse. L’intenzione è mostrare che nella Russia di oggi la “religione di Stato”, oltre all'Ortodossia militante, mira a unire anche le altre confessioni e religioni.

Una notizia decisamente positiva e inattesa ha rallegrato in questi giorni i cuori dei cattolici russi: è stata restituito alla parrocchia dell’Assunzione a Nižnij Novgorod l’edificio originario della chiesa, negato alla riapertura del 1994. Si tratta di una delle più importanti metropoli della Federazione, che rivaleggia con quella siberiana di Novosibirsk per il podio di terza città della Russia dopo Mosca e San Pietroburgo; se la capitale raggiunge i 15 milioni di abitanti, e la città imperiale del nord supera i 3 milioni, la grande città alla confluenza dei fiumi Volga e Oka nella Russia centrale raccoglie oltre 2 milioni di persone.

Dall’intronizzazione di Vladimir Putin nel 2000, non è stata riaperta quasi nessuna parrocchia, e non erano stati restituiti gli edifici delle chiese di prima della rivoluzione, spesso distrutti o negati per lasciarli in mano alle ditte o agli istituti che li occupavano dai tempi sovietici. Unica eccezione era stata nel 2018 la ex-chiesa dell’Immacolata Concezione a Rjazan, a cui era stata riconsegnata la scuola che occupava gli spazi del luogo di culto, grazie alla paziente opera di relazioni del parroco, lo slovacco Josif Gunčaga, che cura la piccola comunità locale dal 1996 e ora può celebrare in una cappella ricavata da una delle aule scolastiche, in attesa di un futuro restauro dell’intero edificio. La comunità di Rjazan, nella Russia centro-meridionale, è animata particolarmente dal gruppo degli studenti africani della locale università di Medicina.

A Nižnij Novgorod i cattolici sono alcune centinaia, e radunano fedeli di etnie e nazionalità molto diverse: polacchi e lituani, armeni, africani e tanti altri. Il parroco, padre Georgij Kromkin, è un cittadino russo, e guida la comunità dal 2017, dopo una missione ventennale dell’argentino padre Mario Beverati, un figlio spirituale di papa Bergoglio, che lo aveva ordinato sacerdote quando era arcivescovo di Buenos Aires. Nell’edificio della chiesa in un quartiere centrale della città, costruito a fine Ottocento come la maggior parte delle chiese cattoliche russe, erano insediate importanti istituzioni statali che non sembravano affatto disposte a cedere gli spazi ai cattolici. In cambio del palazzo, alla parrocchia era stato concesso in usufrutto un rudere di una vecchia stalla per cavalcature, restaurata con pazienza insieme ad altre piccole casette adiacenti, consacrata come cappella a più riprese fino a raggiungere una dimensione di “chiesa-mangiatoia” stile Betlemme, sufficiente appena ad accogliere i fedeli.

A differenza di Rjazan, non è stata l’insistenza del parroco ad ottenere la restituzione. Padre Kromkin aveva dovuto tenere un profilo molto tranquillo e silenzioso, per evitare qualunque accusa di proselitismo e propaganda cattolica. Negli ultimi anni del suo predecessore si era infatti acceso un contenzioso con gli ortodossi locali, per il tentativo di aprire un convento di suore carmelitane in un terreno acquistato con i fondi raccolti da padre Beverati, che vedeva in questo progetto un importante contributo cattolico alla vita religiosa della Russia, incontrando il rifiuto delle autorità civili e religiose di tutta Nižnij Novgorod e non solo, fino ad essere costretto a tornarsene in Argentina.

Appena insediato, il nuovo parroco si è recato in visita dal metropolita ortodosso, anch’egli di nome Georgij in onore del santo martire vittorioso, con l’intenzione di porgere le sue scuse per l’inopportuna insistenza sul progetto monastico, di grande valore spirituale, ma non certo in sintonia con le tendenze della società russa negli anni putiniani. L’austero sessantenne Georgij (Danilov), originario della Bielorussia, ha invece concesso al poco più che quarantenne Georgij Kromkin un colloquio di due ore sulle varie problematiche della vita religiosa della città, trovando grande sintonia su molte prospettive, ma consigliando comunque ai cattolici di “non farsi notare”.

L’iniziativa della restituzione della chiesa, non è stata nemmeno frutto neppure dell’impegno delle autorità ecclesiastiche cattoliche centrali. L’arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, l’italiano Paolo Pezzi, insediato nel 2007 al posto del bielorusso Tadeusz Kondrusiewicz, è poco incline a iniziative troppo esuberanti dei cattolici locali, supportato in questo dalla vigilanza dei nunzi apostolici che si sono succeduti in questi anni, fino all’attuale mons. Giovanni D’Aniello. A proporre la restituzione è stato, invece, il brillante governatore di Nižnij Novgorod, il 57enne Gleb Nikitin, fedelissimo del presidente Vladimir Putin in carica dal 2018, dopo aver sostituito i corrotti predecessori per ridare lustro alla “capitale del Volga”.

Nel piano di riqualificazione dei quartieri più prestigiosi della città, Nikitin ha infine inserito anche il “quartiere latino” con l’impegno di restaurare i prestigiosi edifici del passato, compresa la chiesa cattolica nel parco definito esplicitamente come “quartiere cattolico”, proponendo a padre Kromkin la restituzione entro il 2025 e il restauro entro il 2026, quasi tutto a spese della regione e con l’appoggio del sindaco, il 40enne Jurij Šalabaev, e dello stesso metropolita ortodosso Georgij. L’intenzione del governatore corrisponde a una evoluzione della “religione di Stato” della Russia attuale, che oltre alla Ortodossia militante intende mostrare la capacità di unire anche le altre confessioni e religioni, aprendo in varie località federali dei centri di culto con moschee, sinagoghe e templi buddisti; finora, però, non aveva aggregato a questo progetto i cattolici, come intende fare invece Nikitin approfittando della favorevole predisposizione urbanistica di Nižnij Novgorod.

Non è il primo caso di “chiesa imperiale” nella Russia di oggi e del passato, anzi questa motivazione di evocazione “costantiniana” è tipica di tanti gloriosi edifici, dalla cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca (distrutta da Stalin e ricostruita sotto Eltsin, a gloria del sindaco Lužkov) a quella di Sant’Isacco a San Pietroburgo, l’edificio più maestoso di tutta l’architettura mondiale del XIX secolo, che non a caso le autorità cittadine faticano a concedere alla stessa metropolia ortodossa; e la lista sarebbe assai lunga da illustrare. Il governatore di Nižnij Novgorod, del resto, ha già edificato in città una copia della cattedrale del Salvatore sul Sangue di San Pietroburgo, che era stata costruita dopo l’assassinio dello zar Aleksandr II nel 1881, ed era l’unica chiesa adornata negli interni completamente dai mosaici, per riprodurre i volti dei santi e degli imperatori; in quella sul Volga oggi si aggiungono i nuovi padroni della Russia e della guerra santa, da Stalin a Putin.

Vi era stato negli anni Novanta un caso simile anche per i cattolici, con la costruzione della cattedrale dell’Immacolata Concezione di Kazan, capitale dei tatari anch’essi sul Volga, voluta dall’allora presidente Mintimer Šaymiev per completare la scenografia politico-religiosa del Cremlino locale dove svettano la grande moschea e la cattedrale ortodossa, accanto alla sinagoga ai piedi del colle. Ora le chiavi della chiesa cattolica di Nižnij Novgorod sono state restituite a padre Kromkin il 28 agosto, una data simbolica in quanto secondo il calendario ortodosso si tratta del 15 agosto, il giorno dell’Assunzione a cui è intitolata la parrocchia. Il disegno provvidenziale si completa con la conversione dei terreni su cui si voleva installare il deprecato monastero carmelitano in fondi per la progettazione architettonica, a spese della parrocchia.

La nuova-vecchia chiesa verrà ricostruita affidando ai membri della parrocchia i lavori, anche qui con un particolare intervento divino, perché i migliori ingegneri e architetti della città sono proprio alcuni parrocchiani cattolici. Padre Kromkin ha anche avuto l’accortezza di acquisire a titolo definitivo i locali della “chiesa-stalla”, e potrà quindi usufruire di due luoghi di culto affidandone uno alle “comunità etniche” a cominciare dai numerosi armeni, celebrando le liturgie in tutte le lingue federali e “amichevoli” per i russi e offrendo un ulteriore motivo di glorificazione della sobornost, l’unione spirituale dei popoli, delle religioni e delle culture che costituisce il principio fondamentale dell’ideologia del “mondo russo” da secoli fino ad oggi.

Il vento “patriottico” che soffia anche sulla Chiesa cattolica in Russia non si limita al fortunato episodio della chiesa di Nižnij Novgorod, comunque una delle parrocchie più significative delle quattro diocesi intitolate ai santi e non ai luoghi, per rispetto della storicità ortodossa del cristianesimo russo: Madre di Dio a Mosca, S. Clemente a Saratov, Trasfigurazione a Novosibirsk e S. Giuseppe a Irkutsk nella Siberia orientale. E pur senza appoggiare la guerra in Ucraina e invocando la pace, i cattolici cercano di rimanere nel dialogo “della speranza”, secondo le espressioni dell’arcivescovo Paolo Pezzi, e di guardare alla Russia del futuro non come a un lugubre regno dell’ideologia, ma come all’occasione di una rinascita, di una nuova Assunzione al cielo dell’amore per tutti i popoli.

 

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