30/06/2026, 11.44
PAKISTAN
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Faisalabad: 13enne cristiana vittima di matrimonio e conversione forzata

di Shafique Khokhar

La giovane, rapita il 12 giugno e ritrovata dalla polizia, è al centro di una battaglia legale sulla validità di un contratto matrimoniale. Famiglia e legali contestano i documenti presentati dal presunto rapitore. Dopo aver disposto la custodia protettiva, il tribunale ha ordinato un accertamento dell'età. Voice for Justice: processo trasparente e perseguimento dei responsabili.

Faisalabad (AsiaNews) - Una bambina cristiana di 13 anni di Faisalabad, provincia del Punjab, sarebbe stata rapita il 12 giugno 2026 da Mohsin Liaqat mentre si trovava in un mercato locale. A seguito della sparizione, il 15 giugno 2026 è stata registrata una denuncia ai sensi della Sezione 365-B del Codice Penale del Pakistan presso la stazione di polizia di Raza Abad, a Faisalabad. Grazie all’azione legale e all’intervento di Voice for Justice, la polizia l'ha ritrovata, l’ha presa in custodia protettiva e ha arrestato il presunto rapitore.

La vittima è stata affidata alla custodia dell’Unità contro la violenza di genere (Kotwali) di Faisalabad mentre il procedimento legale era in corso. Il 27 giugno 2026 si è tenuta l’udienza in merito alla custodia della giovane e alla legalità di un presunto matrimonio e di una conversione religiosa. Mentre era in custodia, gli agenti hanno permesso ai suoi genitori e al suo team legale di incontrarla alla stazione di Gulberg, a Faisalabad. 

Durante questo incontro, il fratello del presunto rapitore sarebbe arrivato accompagnato da un ufficiale giudiziario e avrebbe condotto la bambina davanti al Tribunale di prima istanza. All’udienza la famiglia del presunto rapitore ha presentato dei documenti in cui si affermava che la bambina si era convertita all’Islam e aveva sposato Mohsin Liaqat. Il certificato di matrimonio presentato indicava che la presunta sposa aveva 18 anni. Il team legale dei genitori della vittima, incaricato di ottenere il rilascio, e guidato da Malik Mehmood Hussain Awan, insieme a Sohail Shahid Gill e Faisal Anwar Bhatti, a un legale locale di Faisalabad, all’attivista Aslam e a Joseph Janssen, presidente di Voice for Justice, ha contestato tali affermazioni. 

La difesa ha sostenuto che la bambina ha solo 13 anni e ha presentato prove documentali fondamentali, tra cui il suo certificato di nascita rilasciato dalla chiesa. Malik Mehmood ha inoltre contestato l’età indicata sul certificato di matrimonio presentando il certificato di matrimonio dei genitori, dal quale risulta che si sono sposati nel 2012.. La difesa si è inoltre basata sul “Punjab Child Marriage Restraint Act 2026”, sottolineando che la legge definisce il concetto di minore e lo tutela da pratiche dannose, come il matrimonio infantile. 

L’avvocato ha letto in aula il riferimento contenuto nella legge all’interesse superiore del minore, che comprende sicurezza, salute, dignità, istruzione e la sua protezione da abusi e sfruttamento. Durante le discussioni è emersa un’interpretazione giuridica preoccupante quando il giudice di turno ha affermato che, sebbene i matrimoni che coinvolgono persone minori non possano essere registrati, potrebbero comunque essere celebrati. 

Il team legale della famiglia della vittima ha sollevato una forte obiezione, sostenendo che la legge proibisce il matrimonio infantile in sé: non solo la sua registrazione, ma anche la sua celebrazione. Gli avvocati che rappresentavano il presunto rapitore hanno sostenuto con forza che la vittima si fosse convertita all’Islam e che, pertanto, non potesse tornare dai suoi genitori cristiani. 

Hanno affermato che abbandonare l’Islam costituirebbe apostasia e hanno utilizzato argomenti religiosi per opporsi al suo ritorno in famiglia. Il team legale della famiglia della bambina ha obiettato con forza, sostenendo che tali affermazioni non dovrebbero prevalere sulle leggi pakistane a tutela dei minori. Hanno sottolineato che la questione centrale dinanzi al tribunale non era la religione, ma se una minorenne di 13 anni potesse legalmente acconsentire alla conversione religiosa, al matrimonio o al trasferimento della custodia. 

Dopo aver ascoltato le argomentazioni preliminari, il Tribunale di primo grado ha deferito la questione a un magistrato giudiziario speciale affinché registrasse la dichiarazione della vittima e procedesse a un ulteriore interrogatorio. Durante l’udienza dinanzi al magistrato giudiziario, è stata interrogata per prima la madre. La donna ha dichiarato di essersi sposata nel 2012 e che la figlia, la sua primogenita, era nata nel 2013. La giovane è stata quindi interrogata direttamente dal magistrato in merito alla sua età. Inizialmente, ha risposto dicendo di essere “abbastanza grande per sposarsi”. Il magistrato le ha chiesto nuovamente l’anno esatto di nascita. 

La giovane ha quindi risposto di essere nata nel 2008. Il magistrato ha rilevato la contraddizione tra la dichiarazione della bambina e i registri di famiglia. Alla domanda su come potesse essere nata nel 2008 se i suoi genitori si sono sposati nel 2012, la bambina ha affermato che i membri della famiglia del presunto rapitore le avevano detto di dire che era nata nel 2008. Questa dichiarazione ha sollevato serie preoccupazioni riguardo a possibili coercizioni, istruzioni o influenze indebite su una testimone minorenne. 

Al termine dell’udienza, il magistrato ha disposto che la giovane rimanesse in custodia della polizia e ha ordinato l’avvio di una procedura ufficiale di accertamento dell’età per stabilire la sua età legale. La prossima udienza è prevista per oggi, 30 giugno 2026. Durante tutto il procedimento, i genitori hanno mostrato un evidente disagio, implorando ripetutamente il tribunale affinché la loro figlia potesse tornare sana e salva. Queste scene cariche di emozione hanno messo in luce il trauma che le famiglie devono affrontare in casi simili. 

Parlando con i media dopo l’udienza, l’avvocato Malik Mehmood Hussain Awan ha affermato che i documenti presentati dalla famiglia del presunto rapitore sembravano falsi e sono stati utilizzati per far passare erroneamente la bambina per un’adulta. Lala Robin, leader politico cristiano, ha esortato il governo del Punjab a garantire l’efficace attuazione della legge sulla limitazione dei matrimoni infantili. Joseph Janssen, presidente di Voice for Justice, ha dichiarato: “Non si tratta di una questione di religione; si tratta di tutela dei minori e di applicazione della legge sulla limitazione dei matrimoni infantili”.

Il Pakistan ha obblighi internazionali ai sensi di diversi importanti trattati sui diritti umani, tra cui la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC), la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) e il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR). Tali trattati impongono al Pakistan di proteggere i minori dallo sfruttamento, dalla tratta, dai matrimoni forzati e dalla discriminazione. 

Il caso potrebbe diventare un importante banco di prova della volontà del Pakistan di far rispettare sia le leggi nazionali sulla protezione dei minori sia i propri impegni internazionali. Voice for Justice ha chiesto un processo trasparente, la piena protezione della vittima e il perseguimento penale dei responsabili qualora venisse accertata una condotta criminale, nonché l’applicazione delle leggi volte a proteggere i minori dallo sfruttamento e dagli abusi.

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