30/06/2026, 08.32
ASIA CENTRALE
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L'integrazione energetica dell'Asia Centrale

di Vladimir Rozanskij

Già in epoca sovietica la regione disponeva di un sistema energetico unificato, che univa Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Oggi l'idea di un anello elettrico che ottimizzi le infrastrutture sta tornando in auge a fronte di una domanda di energia che nella regione potrebbe aumentare di circa il 40% entro il 2030.

Manila (AsiaNews) - Il presidente della Banca Asiatica di Sviluppo, Masato Kanda, ha esortato tutti i Paesi asiatici a interconnettere più attivamente i propri sistemi energetici e a sviluppare il commercio transfrontaliero di energia elettrica, sottolineando che nessun Paese può affrontare da solo le problematiche relative alla sicurezza energetica. Questo appello è particolarmente rilevante per l'Asia centrale; la regione disponeva già di una rete energetica comune, nota come “Anello elettrico dell'Asia Centrale”. Oggi si sta rilanciando questa idea, e anche il Tagikistan si sta gradualmente ricollegando alla rete energetica unificata.

Kanda ha parlato della necessità di interconnessione al Forum asiatico sull'Energia Pulita del 2026 a Manila, sottolineando che i ritardi potrebbero portare a prezzi dell'energia più elevati, a una crescita economica più lenta e alla perdita di opportunità per milioni di persone. In questo contesto, la Banca sta promuovendo la Pan-Asian Energy Grid Initiative (Pagi). Il suo obiettivo è quello di connettere i sistemi energetici nazionali e regionali, e passare da progetti interstatali indipendenti a un commercio di energia elettrica più coordinato. Si prevede che Pagi raccoglierà 50 miliardi di dollari entro il 2035; l'iniziativa mira a collegare 22mila chilometri di linee di trasmissione, integrare 20 GW di energia rinnovabile, ridurre le emissioni nel settore energetico e creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.

L'idea di interconnettere i sistemi energetici in Asia Centrale non è nuova, come sottolinea l'esperto di energia Khamidžon Arifov: già in epoca sovietica la regione disponeva di un sistema energetico unificato, che univa Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Secondo Arifov, il sistema funzionava grazie alla complementarietà; Kirghizistan e Tagikistan si affidavano all'energia idroelettrica, mentre Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan si basavano sulla produzione di energia termica, gas e carbone. In estate, i Paesi montuosi generavano più elettricità dall'energia idroelettrica, e in inverno potevano contare sul supporto dei vicini. Durante l'era sovietica la produzione di energia e la gestione dei bacini idrici erano coordinate da un centro di coordinamento a Taškent, ma dopo il crollo dell'Urss questo sistema è stato sconvolto: i singoli Paesi hanno iniziato a costruire la propria sicurezza energetica, e la gestione congiunta delle risorse si è indebolita.

Oggi la regione sta nuovamente tornando all'integrazione, una tendenza guidata dalla crescente domanda di elettricità, dal deterioramento delle infrastrutture e dalla necessità di integrare le fonti di energia rinnovabile. Nikolaj Podguzov, presidente della Banca Eurasiatica di Sviluppo, osserva che “l'espansione dei collegamenti transfrontalieri può ridurre i rischi sistemici, attenuare le differenze stagionali e attrarre investimenti”. Il Tagikistan ha già iniziato il suo ritorno al sistema unificato: il ministro dell'energia Daler Juma ha affermato che la parte sud-occidentale del sistema energetico del Paese è stata collegata al sistema nel giugno 2024, e il collegamento della regione settentrionale dovrebbe essere completato nella prima metà del 2026.

Per il Tagikistan, secondo gli esperti, è importante calcolare in anticipo quanta energia elettrica il Paese può esportare senza compromettere il consumo interno. Si mette anche in rilievo la necessità di un'integrazione regionale non solo per il commercio di energia elettrica, ma anche per la sostenibilità dell'intero sistema. Secondo le stime degli organismi del settore, la domanda di energia elettrica in Asia centrale potrebbe aumentare di circa il 40% entro il 2030, passando da 270 a 370 miliardi di kWh, e le infrastrutture rimangono una sfida fondamentale: in alcuni Paesi, fino al 70% delle reti elettriche e delle centrali termoelettriche ha raggiunto la fine del proprio ciclo di vita e le perdite di trasmissione e distribuzione raggiungono il 15-20%. Vi sono anche altre sfide, legate ai diversi approcci tariffari, sussidi e normative, carenza di capacità di riserva e la delicatezza politica degli accordi sull'acqua e sull'energia. Pertanto, l'anello energetico non è solo un progetto tecnico, ma anche una questione di fiducia, regole e impegni a lungo termine tra i Paesi dell’Asia centrale.

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