Papa: 'Se si offusca la difesa della vita i più fragili le prime vittime'
Leone XIV nel suo discorso al parlamento di Madrid: "Solo alzando lo sguardo la politica può ricordarsi che le sue decisioni toccano persone in carne ed ossa". Nel Paese dove la Scuola di Salamanca per prima teorizzò il valore universale della dignità umana, il richiamo alla salvaguardia di questo principio dal concepimento alla fine naturale della vita, ma anche di fronte alle sfide poste oggi da nuove tecnologie, migrazioni e ritorno dei conflitti.
Madrid (AsiaNews) – L’invito alla politica ad “alzare lo sguardo”. “Non per allontanarsi dalla realtà, ma per ricordare che ogni decisione delle autorità pubbliche riguarda persone in carne e ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire”. Lo ha detto questa mattina a Madrid papa Leone XIV rivolgendosi al parlamento spagnolo, riunito per l’occasione in seduta comune. Ha spiegato che “l’altezza di vedute consiste proprio nel guardare con maggiore profondità a ciò che è in gioco in ogni decisione pubblica” e che per questo “accanto alle risposte tecniche e alle riforme legislative”, la politica oggi ha bisogno anche di un “rinnovamento morale”.
È stato un discorso di ampio respiro quello che il pontefice ha rivolto ai politici spagnoli. Dopo aver incontrato di prima mattina in nunziatura il premier Pedro Sanchez, Leone XIV è stato accolto al Palacio de las Cortes dai presidenti del Congresso e del Senato, Francina Armengol e Pedro Rollán. Ha descritto la sua presenza come un gesto di vicinanza alla Spagna e un contributo al dibattito pubblico orientato al bene comune. Rivolgendosi ai parlamentari, ha ricordato che la Chiesa “cammina con l’umanità”, condividendone speranze e sofferenze, e che il suo intervento nella vita pubblica avviene nel pieno rispetto dell’autonomia delle istituzioni democratiche.
Il pontefice ha richiamato una domanda fondamentale: quale idea di persona umana ispira le leggi e quale società esse contribuiscono a costruire? Ha invitato a cercare una risposta ricca e profonda nella storia stessa della Spagna, frutto dell’incontro tra fede, ragione, diritto e cultura. Citando il grande scrittore Miguel de Cervantes, ha ricordato che “la libertà è uno dei doni più preziosi che il cielo abbia concesso agli uomini”, mentre l’eredità di pensatori come Miguel de Unamuno testimonia la consapevolezza che l’essere umano non può essere ridotto a un semplice ingranaggio dell’ordine sociale o economico.
Un passaggio centrale del discorso è stato dedicato alla Scuola di Salamanca e al pensiero di Francisco de Vitoria. Il Papa ha ricordato come, di fronte alle sfide della scoperta del 'Nuovo mondo', alcuni teologi e giuristi spagnoli abbiano affermato il valore universale della dignità umana e i limiti morali del potere. Da quella riflessione - ha ricordato - nacque l’idea di una comunità umana universale, il “totus orbis”, fondata sul riconoscimento dei diritti e dei doveri di ogni persona. Anche se poi – ha ammesso - “la società e la Chiesa stessa non sono state sempre all’altezza” di questa intuizione.
Guardando alle sfide contemporanee, Leone XIV è tornato a indicare nei progressi tecnologici e nell’intelligenza artificiale i nuovi mondi di oggi che richiedono discernimento etico. La tecnologia, ha osservato, non è neutrale, ma riflette le intenzioni di chi la progetta e la utilizza. Per questo occorre interrogarsi costantemente sul ruolo della persona, sulla dignità del lavoro, sulla solidarietà e sul bene comune. In questo contesto il papa ha ribadito il principio secondo cui “ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana”, che precede qualsiasi decisione dello Stato e non può dipendere dalle maggioranze del momento.
Parlando della difesa di ogni vita Leone XIV si è chiesato: “Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca – ha aggiunto - i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità”.
Ampio spazio nel discorso del papa è stato dedicato anche alla famiglia, definita fondamento naturale della comunità e “prima scuola di umanità”, e all’educazione, che deve aiutare i giovani a cercare la verità e a sviluppare senso critico nel rispetto del diritto dei genitori di scegliere l’educazione dei propri figli. Sul tema delle migrazioni, il Papa ha ricordato che milioni di persone sono costrette a lasciare la propria terra a causa di guerre, povertà e crisi climatiche. “Questa realtà – ha detto - va oltre qualsiasi lettura puramente demografica o economica: costituisce una questione eminentemente morale e giuridica”. Ha chiesto politiche che mettano al centro la persona, offrendo vie legali e sicure di ingresso, accoglienza dignitosa e reali opportunità di integrazione, senza dimenticare il diritto di ciascuno a poter restare nella propria patria.
La parte finale del discorso è stata dedicata alla pace: in un mondo segnato da conflitti, polarizzazione e sfiducia, il pontefice ha affermato che la pace richiede dialogo, rispetto reciproco e istituzioni capaci di favorire l’incontro. Ha espresso preoccupazione per il ritorno della corsa agli armamenti, osservando che “le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura”. Ha invitato i rappresentanti politici stessi a “disarmare il linguaggio”, evitando che il confronto democratico degeneri nell’ostilità permanent
Difendendo infine la libertà religiosa e di coscienza come pilastri di una società democratica Leone XIV ha concluso esortando la Spagna a custodire le proprie radici culturali e spirituali, continuando a essere una terra di dialogo, solidarietà e speranza.
10/05/2025 08:44





