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ISRAELE-PALESTINA
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Road 45: la nuova strada per moltiplicare i coloni israeliani in Cisgiordania

di Giuseppe Caffulli

All'ombra della guerra nei territori palestinesi avanzano anche i cantieri di opere pensate per "normalizzare" la vita negli insediamenti ebraici. Proprio a fine febbraio sono iniziati i lavori di una nuova arteria per collegare quelli a nord e a sud di Ramallah con l'interno di Israele. Investimenti da 190 miloni di euro per territori abitati da poche decine di migliaia di coloni. Obiettivo: "Portare un milione di residenti in Giudea e Samaria".   

Milano (AsiaNews) - Mentre la guerra con l’Iran e gli altri fronti mediorientali attirano l’attenzione internazionale, mentre nei media mainstream la tragedia umanitaria provocata dal conflitto tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza è ormai relegata ai margini delle cronache, in Cisgiordania proseguono trasformazioni che raccontano come l'annessione dei Territori occupati proceda senza sosta. A fine febbraio, il governo israeliano ha celebrato la cerimonia d’avvio dei lavori per la costruzione della cosiddetta Road 45, nota anche come Quarries Road, un’arteria che collegherà direttamente il blocco di insediamenti israeliani a est e a nord di Ramallah con la rete stradale che porta verso l’interno di Israele.

La nuova infrastruttura (promossa dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, leader della destra nazionalista, e dalla ministra dei Trasporti e della Sicurezza stradale Miri Regev) non è un semplice progetto viario: è parte di una strategia più ampia per rendere sempre più integrata la vita degli insediamenti ebraici nella Cisgiordania occupata, diminuendo la necessità per i coloni di passare attraverso i controlli militari israeliani e aggirando i centri abitati palestinesi. Secondo gli stessi promotori, la strada consentirà a chi vive in comunità come Kokhav Ya’akov, Beit El, Ofra, Psagot e Ma’aleh Levona di raggiungere Israele in poche decine di minuti, senza attraversare i consueti nodi di traffico nei pressi di Gerusalemme o superare check-point come quello di Hizma.

Per varie organizzazioni pacifiste e critiche della politica del governo israeliano, questo progetto non è un semplice miglioramento delle infrastrutture: è un passo concreto verso l’annessione di fatto della Cisgiordania, una normalizzazione sul terreno della presenza dei coloni israeliani che mina la possibilità di una soluzione politica negoziata.

Il movimento israeliano Peace Now, da decenni vigile sull’espansione degli insediamenti e sulla costruzione di bypass-roads che hanno lo scopo d'isolare o aggirare le comunità palestinesi, ha denunciato il progetto come un esempio emblematico: “Mentre le strade dentro Israele collassano sotto il peso del traffico, enormi risorse vengono spese per servire una piccola minoranza di coloni con progetti faraonici che Israele sarà chiamata a evacuare in futuro”. Secondo Peace Now, bypassare le comunità palestinesi con strade dedicate non risolve né attenua i problemi politici, ma perpetua e consolida la realtà dell’occupazione e della frammentazione geografica.

La reazione di Peace Now fa seguito a una serie di altre critiche da parte di gruppi pacifisti e osservatori internazionali, che già in passato avevano sottolineato come le infrastrutture stradali costruite senza interconnessione con le comunità palestinesi servano a consolidare la politica degli insediamenti e a mutare la geografia (anche demografica) della Cisgiordania.

Va ricordato che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono considerati illegali dal diritto internazionale umanitario, in particolare dall’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta il trasferimento di popolazione civile della potenza occupante nel territorio occupato. Una interpretazione confermata dalla Corte internazionale di giustizia e da varie risoluzioni delle Nazioni Unite.

Il progetto Road 45 non è per nulla isolato: è collegato ad altri investimenti governativi, come l’espansione e l’ammodernamento di strade strategiche quali la Qalandiya underpass, la strada 60 tra Sha’ar Binyamin e il British Police Junction (un importante incrocio situato lungo la strada tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim), e l’allargamento della Road 437 tra Hizma e Sha’ar Binyamin, opere viarie che insieme ammontano a 680 milioni di shekel (circa 190 milioni di euro ndr) e sono pensate per servire “solo” qualche decina di migliaia di coloni.

Dal canto loro, le autorità israeliane e i sostenitori del progetto difendono queste opere come necessarie per la mobilità e la sicurezza dei residenti e come misura per favorire lo sviluppo economico collegato al lavoro quotidiano, che i coloni in grandissima parte svolgono all’interno del territorio d' Israele. La stessa ministra Regev, alla cerimonia di inaugurazione, ha dichiarato che la strada fa parte dello sforzo per “portare un milione di residenti in Giudea e Samaria”. Le strade, a tutti gli effetti, sono la chiave per lo sviluppo degli insediamenti: più sono veloci e comode, tanto più gli insediamenti diventano attraenti. A riprova basta citare quanto avvenuto dopo l’apertura della bypass-road orientale di Betlemme (la cosiddetta “strada Lieberman”): il numero di coloni negli insediamenti lungo il suo tracciato è raddoppiato in meno di dieci anni.

Insomma, mentre la guerra insanguina altri fronti del Medio Oriente (Libano in testa) e lo scontro Usa/Israele-Iran si allaga a livello regionale, toccando i Paesi del Golfo e persino l'Arabia Saudita, senza troppo clamore e nel silenzio dei media internazionali si consumano trasformazioni strutturali profonde in Cisgiordania. Trasformazioni che mutano in maniera drastica, forse irreversibile, le prospettive di pace nella regione.

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