Vicario Istanbul: ‘incontro positivo’ dei vescovi turchi con Erdogan
Mons. Palinuro racconta ad AsiaNews la visita di una delegazione della Chiesa cattolica al capo dello Stato. Il presidente “ha dimostrato attenzione alle esigenze” della comunità locale. La speranza comune di “superare un passato di difficoltà, per aprire una nuova stagione dei rapporti”. La richiesta di Erdogan di “pregare” per la riuscita del vertice della Nato.
Milano (AsiaNews) - Un incontro “molto positivo” in cui si è parlato fra gli altri dell’annosa questione inerente al riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica in Turchia e del vertice dell’Alleanza atlantica (Nato) ad Ankara la prossima settimana, in un quadro di conflitti e tensioni regionali e globali. È quanto racconta ad AsiaNews il vicario apostolico di Istanbul mons. Massimiliano Palinuro, parte della delegazione di prelati turchi ricevuta a palazzo da Recep Tayyip Erdogan per un incontro a porte chiuse ma dal grande significato istituzionale. “Il presidente - racconta il vicario - ha dimostrato particolare attenzione alle esigenze della Chiesa locale ed è già stata costituita una commissione mista turco-vaticana per studiare i problemi legati al mancato riconoscimento giuridico”.
I giornali turchi hanno dato risalto all’incontro che si è svolto nel complesso presidenziale ad Ankara, al quale hanno partecipato consiglieri anziani di Erdogan e alcuni vescovi turchi, fra i quali il vicario dell’Anatolia mons. Antuan Ilgıt. Anche se non vi sono stati comunicati ufficiali o note a conclusione, in via ufficiosa entrambe le parti hanno espresso in via ufficiosa soddisfazione e rinnovato la promessa di proseguire nella via del dialogo e del confronto. Non è mancato un richiamo al viaggio apostolico di papa Leone XIV fra fine novembre e i primi di dicembre dello scorso anno, la cui memoria nel Paese è ancora viva non solo fra i cattolici ma anche a livello di istituzioni, compreso il capo dello Stato.
“Il presidente - racconta mons. Palinuro - ha dedicato molto tempo ad ascoltare le nostre esigenze: i sei ordinari che compongono la Conferenza Episcopale di Turchia hanno potuto ciascuno esprimere le proprie speranze, le proprie preoccupazioni per il futuro della Chiesa in questa situazione”. Al contempo, prosegue, “abbiamo potuto esprimere la nostra gratitudine perché abbiamo testimoniato in prima persona l’impegno dell’esecutivo in occasione della visita” del pontefice. Un viaggio dal quale è emerso “il grande rispetto che il governo e la Turchia in generale hanno mostrato nei confronti del papa e della comunità cattolica”.
In risposta, la delegazione cattolica ha “espresso la speranza che questa positiva stagione che si sta inaugurando possa portare alla soluzione del mancato riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica”, questione irrisolta che si trascina da tempo e causa di criticità. Del resto il tema del riconoscimento non è solo una mera questione formale, ma è fondamentale per inquadrare l’attività dei cattolici nella cornice delle relazioni fra Stato e fedi religiose. Ed è anche alla base del pieno esercizio e godimento delle libertà di culto, oltre a tutelare l’esercizio di enti e istituzioni che operano nel campo del sociale, nell’istruzione o nel terzo settore secondo le leggi vigenti. Erdogan e i suoi collaboratori, spiega mons. Palinuro, “si sono detti disponibili a portare avanti questo discorso compatibilmente con le esigenze del diritto turco nel quadro giuridico offerto dal diritto turco”.
In passato non sono mancate difficoltà e tensioni fra la Chiesa e i vertici dello Stato, unite a criticità nella vita della comunità cristiana locale; ciononostante, da qualche tempo entrambe le parti hanno avviato un confronto proficuo che potrà portare frutti in un futuro prossimo. “È stato davvero un bel dialogo - sottolinea il vicario di Istanbul - che è durato oltre 45 minuti. Non è stato solo un atto formale ma è stato un incontro molto concreto, costruttivo che ha affrontato temi delicati e questioni tuttora aperte. La speranza è anche di poter recuperare tanti beni che in questi anni sono andati perduti o rischiano di esserlo [dalle chiese ai monasteri, luoghi educativi ed edifici parte del patrimonio storico nazionale, ndr] proprio per la fragilità della posizione giuridica della Chiesa”. Alcuni casi recenti riguardano seminario Halki e la chiesa-biblioteca di Adana solo per citarne alcuni, ma l’obiettivo è garantire un futuro alla comunità e salvaguardarne il patrimonio.
In questa fase dei rapporti fra Chiesa e istituzioni turche il desiderio comune delle parti è proprio quello di proseguire nel cammino dei dialogo e del confronto, che sia capace di “superare un passato di difficoltà, per aprire una nuova stagione dei rapporti” come afferma il vicario. “Prova ne è la richiesta dello stesso Erdogan alla delegazione cattolica - confida mons. Palinuro - di pregare per il vertice nato che si terrà qui ad Ankara a partire dal 7 luglio”. Un appuntamento dal grande significato politico e strategico, in una fase di conflitti regionali e internazionali che si sommano alle difficoltà interne all’Alleanza atlantica, non ultima la minaccia del presidente Usa Donald Trump di ridurre l’apporto statunitense.
Alla due giorni di summit in calendario ad Ankara saranno presenti tutti e 32 i leader della Nato, oltre a funzionari della regione del Golfo e dell’Asia-Pacifico (è di oggi la conferma della partecipazione del leader sud-coreano) per parlare di legami, oneri, spesa per la difesa e crisi di Hormuz. La Nato si sta “adattando” a un panorama della sicurezza “mutevole” e gli Stati Uniti non intendono “lasciare l’alleanza” ha dichiarato alla Reuters il ministro turco della Difesa Yasar Guler nei giorni scorsi. L’organismo, ha proseguito, “continua ad essere una piattaforma impareggiabile e fondamentale per la sicurezza e la difesa dell’Euro-Atlantico. Valutiamo il periodo che stiamo attraversando non come una crisi, ma come un processo di adattamento al mutevole ambiente di sicurezza”. Di certo resta la fase turbolenta nei rapporti interni e le tensioni mondiali, in risposta alle quali la preghiera della Chiesa e un contributo della diplomazia vaticana nei molti settori in cui è impegnata possono rappresentare un valido sostegno per Erdogan.
10/05/2025 08:44






