Si è svolta l’11 gennaio la seconda fase delle elezioni generali promosse dalla giunta militare del Myanmar. Il voto ha raggiunto anche aree contese e zone di conflitto, dove i militari hanno rivolto minacce ai civili e lanciato accuse di coercizione. Secondo le Nazioni Unite e osservatori indipendenti, il processo è privo di credibilità democratica e rappresenta un tentativo di legittimazione internazionale di un regime che continua a governare con la forza.
Per il momento la Russia tende a minimizzare la portata delle operazioni della Guardia costiera Usa contro le sue petroliere fantasma che per aggirare le sanzioni si stanno ritirando dai mari caraibici limitandosi a cirumnavigare i territori euroasiatici. Ma i difensori della guerra guardano con perplessità l'abbandono dei "Paesi amichevoli" paventando il rischio di rimanere con la sola Corea del Nord al proprio fianco.
Un'applicazione balzata improvvisamente in cima alle classifiche dei download ha sollevato il velo sull'inquietudine dei tanti cinesi - non solo anziani - che si trovano a vivere isolati nelle grandi metropoli. Senza conferma di esistenza in vita nell'arco di 48 ore, il cellulare manda una segnalazione a un contatto. Entro il 2030 saranno 200 milioni in Cina i nuclei familiari composti da una sola persona.
Si apre alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja il caso di presunto genocidio commesso dall'esercito birmano contro i Rohingya nel 2017. Il procedimento, promosso dal Gambia, arriva dopo anni di inerzia internazionale, in un contesto oggi segnato da profondi stravolgimenti politici e militari in Myanmar. Il golpe del 2021, la guerra civile in corso e i ribaltamenti di alleanze sul terreno rendono il processo sempre più scollegato dalla realtà attuale.
Le milizie Sdf hanno lasciato la città dopo il cessate il fuoco che congela giornate di violenti combattimenti. Decine i morti, oltre 100 i feriti e 140mila sfollati. P. Karakach: “Chiediamo preghiere, solidarietà, sostegno” perché “la voce di Aleppo non venga dimenticata”. Maristi Blu: “Siamo traumatizzati e angosciati”.
Con un tasso di natalità sceso a 4,62 nati ogni mille abitanti e una fecondità destinata a calare sotto quota 0,8, nel 2025 Taiwan ha registrato i peggiori dati demografici al mondo. In dieci anni le nascite si sono dimezzate e oggi oltre il 20% degli abitanti ha più di 65 anni. In risposta il governo ha proposto riforme su sanità, welfare e assistenza.