02/04/2026, 10.52
TURCHIA - GOLFO
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Vicario di Istanbul: una Pasqua ecumenica di ‘pace e speranza’ per il Medio Oriente

di Dario Salvi

Mons. Palinuro racconta ad AsiaNews le celebrazioni della Settimana Santa a pochi mesi dalla visita del papa. I riflessi della guerra del Golfo colpiscono i più deboli: poveri, migranti e rifugiati. Ankara “non ha risposto” alle “provocazioni” di Teheran e resta una “presenza moderatrice” nei conflitti regionali. Il viaggio apostolico di Leone XIV continua a “produrre effetti positivi”.

Milano (AsiaNews) - “Anche in un contesto come il nostro, a maggioranza islamica, la Pasqua è avvertita con particolare fervore ed è preparata dalle varie comunità con grande zelo e tanta speranza. Ciò che la caratterizza è un atteggiamento di apertura per il futuro, di attesa per una svolta nelle relazioni nel Medio oriente in modo particolare”. È quanto racconta ad AsiaNews il vicario apostolico di Istanbul mons. Massimiliano Palinuro, impegnato nella preparazione dei riti della Settimana Santa, a partire dalla Messa Crismale celebrata nella serata di ieri. “Qui a Istanbul è particolarmente complicata perché vede la partecipazione dei vescovi delle Chiese Orientali, dei rappresentanti del Patriarcato [ecumenico di Costantinopoli], del nunzio apostolico [mons. Marek Solczyński]. Anche questo - confida il prelato - è un segno di speranza: questa comunione nella preghiera” fra cattolici e altre confessioni cristiane che “celebrano insieme, sono davvero segni di comunione, di fraternità che danno speranza”. 

La Turchia è stata sinora solo lambita - almeno sul piano militare - dalla guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avendo intercettato in un paio di occasioni alcuni missili diretti verso il proprio territorio. Tuttavia, le conseguenze a livello politico ed energetico si fanno sentiere e, in questa direzione, si inquadra la scelta di Ankara di accelerare i piani sul “nucleare pacifico” per sopperire ai fabbisogni energetici. Raccontando le funzioni e le speciali intenzioni dei fedeli, il vicario di Istanbul parla di “un clima di preghiera per ottenere dal Signore il dono della pace. Ciò che stiamo sperimentando in questo periodo - prosegue - è l’incapacità dei mezzi umani nel raggiungere la pace […] e questo accresce la fiducia e la speranza nell’aiuto del Signore”.

“Questo è l’atteggiamento più rilevante” spiega mons. Palinuro, laddove “i mezzi umani stanno fallendo” rivelando “la loro inadeguatezza”, la comunità cristiana risponde “con la preghiera per invocare il dono della giustizia” minacciata in Medio oriente e nel mondo. “Viviamo una Pasqua - prosegue - in un contesto di preoccupazione con la prospettiva di un conflitto che sembra non avere fine, rischiando di estendersi e coinvolgere altri Paesi”. “Questa guerra a livello globale e qui in Turchia in modo particolare, ha già creato tante vittime nelle fasce di popolazione più fragili. I rifugiati, i migranti economici, i poveri di ogni tipo - ricorda - sono ancora più strangolati da inflazione e ingiustizia sociale che la guerra provoca”.

Un coinvolgimento indiretto nel teatro di crisi del Golfo, che si riflette anche all’interno della comunità cattolica di Istanbul: “Molti membri delle nostre comunità - racconta il vicario - provengono dai Paesi direttamente coinvolti dal conflitto: Iran, Iraq, Libano in modo particolare, la Siria. Questi nostri fratelli che già hanno perso la loro patria per diverse ragioni, per altre guerre, altri tipi di persecuzione, ora da questa vengono espropriati ancor di più dalle proprie radici e dal proprio futuro”. Il messaggio della Pasqua, prosegue, afferma una volta di più che “il male non può prevalere, la morte e l’ingiustizia non possono avere l’ultima parola. Ecco, questa Pasqua diventa per noi annuncio di speranza e la gente che vive in questo stato di prostrazione, a volte anche di disperazione, vede nella Pasqua - sottolinea - l’unica luce che illumina le tenebre”.

Fra i cattolici turchi è ancora viva la memoria del viaggio apostolico di papa Leone fra fine novembre e i primi di dicembre dello scorso anno. “La nostra comunità - spiega mons. Palinuro - continua a essere piccola, ma viva e aperta al futuro, gravida di speranza e lievito che fa fermentare la massa, sale che dà sapore. Siamo impegnati nel cercare di costruire relazioni di pace con le altre comunità cristiane. Siamo impegnati ad avere relazioni di collaborazione sincera con le autorità, con il governo” e a dare prova di “inclusività” nel panorama religioso e culturale turco.

L’elemento peculiare, prosegue il vicario, è “la capacità di far dialogare al suo interno popoli e nazioni diverse che la compongono, a dispetto di ogni forma di nazionalismo e di tendenza identitaria” come reale “presenza di pace e segno di una inclusività possibile. La Chiesa qui davvero mostra di essere come un unico popolo di Dio - aggiunge - fatto da molte nazioni provenienti da molti luoghi, che parlano lingue diverse e culture diverse. E questo segno diventa particolarmente significativo mentre opposti nazionalismi, orgogli identitari o razziali e religiosi” stanno lacerando “l’unità della famiglia umana”.

Proseguendo la riflessione sui conflitti internazionali, per il prelato la Turchia rappresenta “una presenza moderatrice” ed è una delle poche nazioni che ha “un ruolo chiave” nel mantenere “un profilo di grande equilibrio”. “Per la sua natura - sottolinea - vive tra mondi diversi ed è per forza di cose costretta ad entrare in dialogo e a creare canali di comunicazione”. I grandi leader sembrano aver “perso il senso del bene comune” e “più che da saggezza sembrano mossi da cieco calcolo, ira e passioni” osserva il prelato. Da qui il ruolo “estremamente positivo” della Turchia in un’ottica di “moderazione, pacificazione, dialogo, sia dal punto di vista dell'incontro fra i governi sia dal punto di vista diplomatico”. Ankara finora “non ha risposto” alle “numerose provocazioni” dell’Iran, ai bombardamenti, ai colpi nelle zone di confine e “questo è un segno positivo”. Una testimonianza di buon senso ad altre nazioni, chiosa, che “stanno precipitando al vortice della ritorsione”.

La guerra nel Golfo e le tensioni in Medio oriente implicano conseguenze anche nei rapporti fra governi e popoli. “È evidente - osserva mons. Palinuro - che l’atteggiamento guerrafondaio dell’attuale governo dello Stato di Israele abbia provocato a livello internazionale, e qui in Turchia in modo particolare, una recrudescenza del mai sopito antisemitismo, con tutte le sue devastanti conseguenze”. Il governo del premier Benjamin Netanyahu sta creando “nuovi pretesti per nutrirne la retorica. Per disinnescare questo antisemitismo - aggiunge - è necessario che [Israele] cambi rotta e siano dati al popolo palestinese quei necessari diritti che portano a convivenza pacifica”. “Non vi è altra strada, altra speranza” e ciò che la Turchia chiede a gran voce “è un cambiamento di rotta che appare necessario”.

Mons. Palinuro conclude ritornando sulla visita del papa, il cui ricordo “continua a produrre effetti positivi” non solo fra i cattolici incoraggiati “dalle parole e dalla presenza” ma anche con le altre confessioni cristiane, il patriarcato ecumenico, il governo e la maggioranza islamica. La venuta del pontefice, sottolinea, “ha aperto prospettive nuove per la soluzione del problema irrisolto del mancato riconoscimento giuridico della Chiesa Cattolica”. Al riguardo “è stato posto in essere un tavolo di dialogo, una commissione mista turco-vaticana per discutere su possibili soluzioni. Si attende che nei prossimi mesi - conclude il vicario apostolico di Istanbul - vi sia il secondo incontro di questa commissione mista e che possa giungere a soluzione questo problema che crea notevole difficoltà per la gestione di strutture e attività della Chiesa operanti in Turchia”.

(Immagine tratta dai media vaticani)

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