08/06/2026, 15.45
LIBANO - ISRAELE - IRAN
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Aoun (e Trump) per la tregua mentre Israele e Iran infiammano il Libano

di Fady Noun

Monito del presidente Usa alle parti perché rispettino il cessate il fuoco. Netanyahu soffia sul conflitto e continua a colpire il territorio libanese. Aoun cerca di sottrarre il Paese alla “insostenibile influenza” di Teheran. E rivolgendosi agli israeliani chiede: “Non ne avete abbastanza di una guerra che dura dal 1948?”. 

Beirut (AsiaNews) - Il bombardamento da parte di Israele di una postazione di Hezbollah nella periferia sud di Beirut sembra aver rimescolato per un attimo le carte del conflitto in Medio oriente. Questa azione, contro la quale l’Iran aveva lanciato un monito, ritenendo che la periferia della capitale libanese fosse parte integrante del “suo fronte”, aveva provocato una rappresaglia di Teheran contro il territorio israeliano. A sua volta, Tel Aviv aveva bombardato la Repubblica islamica. Al termine di questa escalation, l’esercito con la stella di David ha dichiarato ieri di prepararsi ad “almeno diversi giorni di conflitto” con l'Iran, o addirittura a una “campagna prolungata”. Secondo Haaretz, l'esercito ha dichiarato di agire “in coordinamento con gli Stati Uniti”, che partecipano agli “sforzi di difesa aerea”.

Tuttavia, i bombardamenti aerei condotti in due ondate successive sull'Iran sono stati “effettuati esclusivamente con aerei israeliani” assicura il quotidiano. Pertanto, i timori di un conflitto generalizzato sembrano scongiurati. Infatti, le forze armate iraniane hanno a loro volta dichiarato che il Paese risponderà “con forza” in caso di un nuovo attacco. In altre parole, non risponderà agli attacchi israeliani, se questi si limiteranno a quelli già avvenuti. 

Hezbollah, dal canto suo, sembra essersi sottomesso al comando delle Guardie della Rivoluzione, i Pasdaran. L'esercito israeliano ha infatti indicato nel corso della giornata che non si è ancora “unito ai combattimenti” conducendo attacchi contro lo Stato ebraico. Tutto sembra quindi indicare che questa escalation si fermerà qui, a meno che non vi sia un nuovo bombardamento israeliano della periferia che finirà per compromettere questa nuova fase di relativa calma. Qualsiasi accordo globale di cessate il fuoco, spiegano i funzionari iraniani, “deve coinvolgere tutti i fronti, compreso il fronte libanese”.

“Israele e Iran stanno cercando di ottenere un cessate il fuoco immediato!” ha affermato Donald Trump su Truth Social. “I negoziati finali sulla ‘pace’ sono in corso, ma vengono ostacolati dall'ignoranza o dalla stupidità” ha aggiunto il presidente americano. “Siamo sul punto di concludere un accordo definitivo con l'Iran. Sarà un buon accordo. Non voglio che vada a monte a causa di ciò che sta accadendo attualmente”, aveva affermato alla vigilia di questi ultimi sviluppi, secondo il giornalista di Axios Barak Ravid, che lo avrebbe intervistato al telefono.

Il presidente Usa Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno avuto uno scambio acceso alcuni giorni fa, secondo quanto riferito dall’inquilino della Casa Bianca, che si è detto scontento dell'offensiva israeliana in Libano. Un malcontento legato anche ai tentativi in atto di cercare una via d'uscita da un conflitto molto impopolare negli Stati Uniti in vista delle elezioni di medio termine.

Ricevuto ieri al palazzo presidenziale di Baabda, l'ambasciatore degli Stati Uniti nel Paese dei cedri Michel Issa, doveva annunciare: “Gli Stati Uniti rifiutano che lo scontro Iran-Israele si allarghi ulteriormente”. Ciò che è certo, tuttavia, è che l’escalation che si è consumata fra ieri e oggi rientra nel tentativo di Teheran di affermarsi come detentrice della “carta” libanese e di mettere in pratica il principio della cosiddetta “unità dei fronti” tra Iran e la parte del territorio libanese controllata da Hezbollah. “Il Libano non è solo”, ha titolato trionfalmente stamane il quotidiano filo-Hezbollah Al-Akhbar, che viene pubblicato a Beirut.

L'insostenibile influenza di Teheran 

Tuttavia, il presidente Joseph Aoun sta cercando di sottrarre il Libano a quella che viene definita “insostenibile influenza” dell'Iran. È così che a Washington, lo scorso 2 e 3 giugno, Israele e il Libano avevano concordato “l'attuazione di un cessate il fuoco” e la creazione di “zone pilota sotto il controllo dell'esercito libanese. Una dichiarazione congiunta pubblicata al termine di due giorni di colloqui precisava: “Al termine dei negoziati condotti sotto l'egida degli Stati Uniti, Israele e il Libano hanno concordato l'attuazione di un cessate il fuoco, subordinato alla completa cessazione dei tiri da parte di Hezbollah e all'evacuazione di tutti i membri di Hezbollah dal settore del Litani meridionale”. Il punto debole di questo accordo promettente era che non è stata fissata alcuna data per l'entrata in vigore del cessate il fuoco. Questa vaghezza aveva permesso a Israele di proseguire la sua operazione terrestre in Libano e di giungere agli accordi della città di Nabatyeh.

Durante i colloqui del 2 e 3 giugno scorsi, Israele e il Libano hanno tuttavia concordato anche di partecipare a un nuovo ciclo di negoziati il 22 giugno, in vista di un “accordo globale di pace e sicurezza” che preveda la fissazione di una data per l'entrata in vigore del cessate il fuoco. Hanno inoltre annunciato la loro intenzione di “accelerare l'istituzione di zone pilota in cui l'esercito libanese eserciterà il controllo esclusivo del territorio, escludendo qualsiasi attore non statale”. Ciò non ha impedito all’esercito israeliano di fare il gioco del Partito di Dio e di prendere di mira un veicolo dell’esercito libanese che circolava nel suo campo d’operazione, un incidente che ha causato tre morti. In ogni caso, i Guardiani della Rivoluzione ed Hezbollah avevano categoricamente rifiutato l’accordo concluso a Washington, bollandolo come una “capitolazione” e una “sconfitta”. Un quotidiano iraniano aveva persino affermato in prima pagina che il presidente Aoun era “il capo di gabinetto di Netanyahu a Beirut”.

L’ira di Aoun

In risposta alla palese ingerenza di Teheran negli affari interni del Libano, il presidente della Repubblica aveva concesso un'intervista al network americano CNN. In particolare, Aoun ha risposto al ministro iraniano degli Esteri Abbas Araghchi accusando Teheran di “usare il Libano come merce di scambio nel braccio di ferro con Washington” ed esortandolo a “cessare ogni ingerenza negli affari interni”. “Nessuno negozia in nome del Libano se non lo Stato libanese”, aveva affermato da parte sua il primo ministro Nawaf Salam.

“Questo non è il vostro Paese, è il nostro!”, ha tuonato il capo dello Stato, in risposta all’arroganza iraniana, “è il nostro popolo che viene ucciso, sono le nostre case che vengono distrutte. Gli iraniani usano il Libano come merce di scambio nei loro negoziati con gli Stati Uniti. È inaccettabile. Gli interessi dell’Iran non coincidono con quelli del Libano”.

"Nessuno negozia in nome del Libano se non lo Stato libanese", aveva affermato da parte sua il primo ministro Nawaf Salam.

“Hezbollah deve capire che non vi è altra via se non quella di sedersi al tavolo e discutere; non vi è altro modo per risolvere questo problema e salvare ciò che resta, se non attraverso la negoziazione e la diplomazia”, aveva aggiunto. E, rivolgendosi al segretario generale di Hezbollah, Naïm Kassem, aveva esclamato: “Voi non siete tutto il popolo libanese”.

Rivolgendosi infine agli israeliani, egli ha si è domandato: “Non ne avete abbastanza di una guerra che dura dal 1948? Volete davvero vivere in pace? Allora sediamoci e discutiamo. È ora che la forza della ragione prevalga sulla logica della forza”. “Le operazioni militari - prosegue - non garantiranno mai la sicurezza agli abitanti del nord di Israele. Noi siamo pronti, siamo disposti, siamo impegnati. E voi lo siete? Se non lo siete, non vivrete mai in pace, sicurezza e tranquillità”. “Nulla è impossibile. Il mio dovere - ha concluso - è salvare il Paese e sono determinato a farlo. Farò tutto il necessario. Dove c’è la volontà, c’è sempre un modo”.

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